Il fronte anti-Conte nel Pd: "L'Ucraina non si negozia"

03 Agosto 2026 - 13:40
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Giuseppe Conte rilancia il no del Movimento 5 stelle all'invio di armi all'Ucraina, chiede di archiviare quella che definisce la linea "bellicista" del sostegno militare a Kyiv e torna a sollecitare primarie di coalizione "al più presto". Ma le sue parole, pronunciate domenica e interpretate come una condizione politica posta agli alleati del centrosinistra, hanno provocato un'immediata controffensiva dell'ala riformista del Partito democratico, che difende senza ambiguità il sostegno all'Ucraina e avverte che su sicurezza europea e politica estera non sono possibili compromessi.

A segnare il tono dello scontro è Lia Quartapelle, che legge nelle dichiarazioni del leader pentastellato una messa in discussione dell'intera alleanza. "Si prenda atto che c'è chi vuole rompere la coalizione", scrive su X la deputata dem. "Su una materia per noi del Pd del più alto valore, cioè il futuro dell'Europa e la sicurezza del nostro continente".

Sulla stessa linea si colloca Giorgio Gori, che fissa un limite politico all'intesa con il M5s. "L'alleanza sì, testardamente, ma non a qualunque costo", scrive l'europarlamentare. "Sostegno all'Ucraina e sicurezza dell'Europa non sono negoziabili". Poi l'affondo contro Conte, accusato di rincorrere posizioni sovraniste: "Chi oggi parla come Vannacci, e tira la corda, tenga presente".

Ancora più duro Filippo Sensi, che ribalta proprio il paragone con il generale eletto con la Lega. "Il Vannacci del campo largo si agita, promettendo un'agenda filorussa e giocando allo sfascio", scrive il senatore dem, evocando anche il precedente dell'esperienza gialloverde: "A meno che non punti di nuovo a un'alleanza gialloverde. Gli italiani l'hanno già conosciuta".

Simona Malpezzi insiste invece sul discrimine europeo. "Stare con l'Ucraina significa difendere l'Europa", afferma la senatrice Pd, ricordando che "la pace passa dal ripristino del diritto internazionale stravolto dall'aggressore Putin". E conclude con un messaggio diretto a Conte: "Chi si candida a guidare il centrosinistra può stare solo da una parte, senza alternative".

Anche Piero Fassino contesta l'impostazione del leader del M5s, chiedendogli di chiarire quale sarebbe concretamente la soluzione negoziale evocata. "Putin ha detto in tutti i modi che non accetterà mai un accordo che non preveda la cessione del Donbass", osserva il vicepresidente della commissione Difesa della Camera. "Conte ritiene legittima quella pretesa? Sarebbe questa la soluzione negoziale: imporre agli ucraini una mutilazione del proprio Paese, premiando l'aggressore e punendo l'aggredito?".

Più prudente la risposta della dirigenza del Nazareno. Il responsabile Organizzazione del Pd, Igor Taruffi, evita lo scontro diretto e prova a riportare la discussione sul metodo. Prima di parlare di primarie, sostiene, servirà costruire "un programma condiviso", valorizzando il lavoro comune svolto in questi anni. Solo dopo si potrà arrivare alla scelta del candidato premier attraverso le primarie di coalizione, ricordando che "chi vincerà guiderà tutta la coalizione e non solo un singolo partito".

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