La stimolazione elettrica del midollo spinale apre una nuova era per la riabilitazione post-ictus
Pittsburgh, 4 giugno 2026 – I ricercatori della Scuola di Medicina dell’Università di Pittsburgh pubblicano oggi su Nature Medicine i risultati definitivi di un innovativo studio clinico pilota che ha utilizzato la stimolazione elettrica del midollo spinale per migliorare la mobilità del braccio e della mano in pazienti con ictus cronico.
Lo studio, incentrato principalmente sulla valutazione della sicurezza e dell’efficacia preliminare, ha dimostrato che sette partecipanti con grave debolezza muscolare dovuta a ictus hanno registrato un incremento medio del 32% della forza del braccio, oltre a un miglioramento complessivo della mobilità e a una riduzione della spasticità muscolare. L’intervento ha richiesto meno di nove ore di training motorio nell’arco di quattro settimane e non ha causato disagio né eventi avversi gravi.
“Questo approccio è pensato per aiutare le persone a muovere meglio il braccio in tempi rapidi, anche a distanza di anni dall’ictus”, ha dichiarato Marco Capogrosso, Ph.D., co-autore senior dello studio, professore assistente di neurochirurgia all’Università di Pittsburgh e direttore del laboratorio di stimolazione del midollo spinale presso i Rehab Neural Engineering Labs dell’UPMC Rehabilitation Institute.
“La stimolazione agisce principalmente come tecnologia assistiva: quando è attiva, le persone riescono a muoversi meglio. Stimolando il midollo spinale, permettiamo immediatamente alle connessioni residue tra il cervello e il midollo spinale di funzionare in modo più efficiente, favorendo un miglioramento del movimento”, aggiunge Capogrosso.
L’ictus è la principale causa di paralisi del braccio negli adulti negli Stati Uniti, con circa 400.000 persone che sviluppano ogni anno una debolezza cronica a braccio e mano. Molti sopravvissuti a ictus indicano il recupero della funzionalità del braccio come la loro priorità clinica ancora inevasa, eppure la riabilitazione standard raramente produce miglioramenti significativi.
Per colmare questa lacuna, i ricercatori di Pittsburgh hanno avviato uno studio clinico pilota – il primo nel suo genere – per verificare se la stimolazione epidurale del midollo spinale cervicale, applicata alla regione che controlla i movimenti del braccio e della mano, potesse aiutare i pazienti post-ictus a recuperare la funzionalità dell’arto superiore.
Il progetto, annoverato tra le innovazioni più significative nel rapporto per il 75° anniversario del National Institute of Neurological Disorders and Stroke (NINDS), si basa su una tecnologia che prevede l’impianto di sottili elettrodi lungo il tratto cervicale del midollo spinale.
La stimolazione invia segnali elettrici mirati alle fibre nervose sensitive del midollo spinale per potenziare la comunicazione tra il cervello e i muscoli indeboliti. Dispositivi della stessa categoria sono utilizzati da decenni nel trattamento del dolore cronico, ma è la prima volta che vengono impiegati per ripristinare la funzionalità del braccio dopo un ictus. Lo studio appena pubblicato amplia i risultati già riportati dal gruppo nel 2023 e conferma che l’approccio è sicuro e fattibile su partecipanti di età, sesso e background etnico diversi.
I ricercatori hanno osservato due tipologie distinte di beneficio. Nel corso delle quattro settimane di studio, tutti e sette i partecipanti hanno mostrato miglioramenti immediati della forza nel momento in cui la stimolazione veniva attivata, indipendentemente dalla gravità del deficit iniziale. Inoltre, la spasticità – l’anomala rigidità muscolare causata dal danno alle vie nervose provocato dall’ictus – si è ridotta in tutti e sette i partecipanti.
“Da un punto di vista clinico, anche modesti miglioramenti nella forza o nel controllo del braccio possono fare una differenza concreta nella vita quotidiana dei sopravvissuti a ictus – ha affermato George Wittenberg, M.D., Ph.D., co-autore dello studio e professore di neurologia e medicina fisica e riabilitativa alla Scuola di Medicina di Pittsburgh – Alcuni dei miglioramenti che misuriamo possono sembrare piccoli dall’esterno, ma molti pazienti sono esattamente sul punto di riuscire a compiere qualcosa di importante per loro. Anche un minimo cambiamento nella funzione motoria può essere molto significativo se permette a qualcuno di abbottonarsi la camicia, aprire la mano o tornare a svolgere un’attività che ha a cuore”.
Sebbene i miglioramenti siano stati immediati, i ricercatori hanno riscontrato che i benefici duraturi dipendono dal mantenimento della stimolazione. Le valutazioni di follow-up hanno mostrato un declino della funzionalità motoria dopo l’interruzione della stimolazione, sottolineando il potenziale della stimolazione del midollo spinale come tecnologia neuroprostetica assistiva, più che come ausilio riabilitativo a breve termine.
“Questo studio rappresenta la conclusione della nostra fase iniziale di fattibilità e un passo importante verso l’applicazione clinica nella vita reale – ha dichiarato Capogrosso – Il nostro obiettivo è sviluppare una tecnologia che possa essere utilizzata nella quotidianità, non solo in ambito clinico. Questi risultati ci danno la fiducia che la stimolazione del midollo spinale possa diventare un’opzione impiantabile concreta per aiutare i sopravvissuti a ictus a usare il braccio nei momenti che contano di più”.
Sulla base di questi risultati, il gruppo di ricerca ha avviato il reclutamento di partecipanti per uno studio clinico esteso, volto a valutare gli effetti della stimolazione del midollo spinale a lungo termine, sia da sola sia in combinazione con la terapia fisica.
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