La strana storia del grattacielo più piccolo del mondo
A Wichita Falls, nel nord del Texas, c’è un edificio di mattoni rossi che viene chiamato da più di un secolo “il grattacielo più piccolo del mondo”. È alto circa dodici metri, ha quattro piani e una superficie interna così ridotta che le scale occupano la gran parte dello spazio disponibile. Il soprannome è volutamente sproporzionato: il Newby-McMahon Building non è mai stato davvero un grattacielo, e proprio per questo è diventato una piccola attrazione locale. La sua storia viene raccontata come una truffa nata durante gli anni del petrolio, quando bastavano una promessa credibile e qualche disegno tecnico per convincere molte persone a investire.
Wichita Falls, all’inizio del Novecento, non era proprio una metropoli americana come lo poteva essere New York già in quegli anni: era però un centro commerciale e ferroviario in espansione nel mezzo delle pianure texane, vicino al confine con l’Oklahoma. La scoperta del petrolio nella contea di Wichita cambiò rapidamente il ritmo della città: arrivarono imprenditori, mediatori, tecnici, operai, società appena costituite e persone che cercavano un modo veloce per fare affari. Nel giro di pochi anni gli uffici non bastavano più. Alcuni contratti venivano discussi in spazi provvisori, anche in tende e stanze adattate, perché l’economia della città e la sua popolazione stavano crescendo più in fretta del mercato immobiliare.
A quel punto comparve J.D. McMahon, indicato dalle ricostruzioni locali a volte come un semplice appaltatore, altre come un ingegnere, ma comunque legato al settore petrolifero. Aveva un ufficio nel vecchio Newby Building, un piccolo edificio costruito nel 1906, e propose agli investitori un nuovo palazzo per uffici proprio accanto al suo edificio, nel centro della città. Il progetto sembrava rispondere al bisogno di mettere in piedi uno spazio moderno per le attività nate intorno al petrolio, e McMahon raccolse circa 200mila dollari, una cifra enorme per l’epoca, oggi equivalente a diversi milioni di dollari. E così fece partire i lavori, come promesso, su un lotto accanto al Newby Building.
Quando l’edificio fu terminato, però, gli investitori si trovarono davanti qualcosa di molto diverso da quello che pensavano di avere finanziato. Al posto di una torre alta 480 piedi, cioè circa 146 metri, c’era una costruzione alta 480 pollici: circa dodici metri. La differenza era tutta in un segno tipografico. Nei disegni, secondo la versione più raccontata della storia, l’altezza era indicata con il doppio apice dei pollici, 480”, e non con l’apice singolo dei piedi, 480′. Chi aveva firmato le carte non se ne sarebbe accorto, forse perché si era fidato del progetto, forse perché in quegli anni l’euforia del petrolio non dava troppo spazio ai dubbi.

Le fonti locali parlano anche di una causa intentata dagli investitori e persa, perché McMahon, alla fine, aveva effettivamente costruito secondo i disegni approvati. Altre ricostruzioni insistono sul fatto che molti dettagli, compresa la vera identità o la provenienza di McMahon, siano rimasti incerti. In ogni caso, quando l’edificio era finito, lui non era più a Wichita Falls. Alla città rimase un palazzo stretto e imbarazzante, troppo piccolo per risolvere la carenza di uffici e troppo strano per essere ignorato. La struttura si presenta come un alto e stretto parallelepipedo di mattoni rossi, la cui piantina interna è occupata per un terzo dalla scala di legno che ne attraversa verticalmente l’edificio, con ogni piano collegato direttamente alla scala senza passare da alcun pianerottolo o porta. Negli anni Venti finì anche nelle curiosità di Ripley’s Believe It or Not!, che contribuì a fissarne il soprannome.
Dopo il boom arrivarono il rallentamento dell’economia petrolifera, la Grande Depressione e decenni di abbandono. L’edificio rischiò più volte di sparire, ma sopravvisse a incendi, incuria e tentativi di demolizione. Tra gli anni Ottanta e Duemila fu recuperato e inserito nel Depot Square Historic District, l’area storica del centro di Wichita Falls. Oggi il “grattacielo più piccolo del mondo” vale decisamente di più come racconto che come edificio: non dice molto sull’architettura dei grattacieli, ma parecchio su una città cresciuta troppo in fretta, sugli investitori del tempo e su una truffa – o la sua leggenda – rimasta in piedi per più di cent’anni.
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