La Toscana deve accelerare sulle rinnovabili, semplificazioni autorizzative nella nuova pdl regionale

La Giunta toscana ha avanzato ieri una nuova proposta di legge (pdl) che passa adesso all’esame del Consiglio regionale, per semplificare i procedimenti autorizzativi necessari all’installazione degli impianti per produrre energia da fonti rinnovabili al di fuori delle aree idonee e delle zone di accelerazione. Si tratta di un tema centrale per la transizione energetica, perché le aree idonee copriranno appena l’8,5% del territorio toscano: la relativa pdl è adesso all’esame del Consiglio per l’approvazione definitiva, mentre la Giunta ha dato mandato agli uffici competenti per la pubblicazione del Prizat (Piano regionale delle zone di accelerazione), dove gli iter autorizzativi dovrebbero essere ancora più spediti.
In area idonea ci sono due importanti semplificazioni: la prima è che, tranne per gli impianti più grandi, il titolo abilitativo rientra o in una semplice dichiarazione di inizio attività o in una procedura abilitativa semplificata di competenza del Comune; la seconda è che il parere della Sovrintendenza resta obbligatorio, ma non più vincolante.
Nelle zone di accelerazione invece, a particolari condizioni e nel rispetto di criteri preventivamente individuati, vi è una ulteriore semplificazione legata all'esenzione dalle procedure di Valutazione di impatto ambientale. Sul resto del territorio si possono comunque presentare sempre richieste di autorizzazioni, che saranno istruite senza corsie preferenziali; il problema è che, nelle aree ordinarie, in Italia gli iter autorizzativi durano fino a 6 anni per il fotovoltaico e 7-8 anni per l’eolico (con numerosi casi che superano ulteriormente queste soglie), a fronte di tempi medi di 12-24 mesi in molti Stati Ue e ben oltre i limiti fissati dalla direttiva Red III.
È su questi tempi che proverà a incidere la nuova pdl toscana, fissando degli obiettivi sulle rinnovabili per ogni Comune. «Si creerà – spiega il presidente Giani, parlando del provvedimento – un meccanismo di co-pianificazione con la Regione, che consentirà in via speciale l’installazione di un impianto anche su un'area non rientrante tra quelle idonee. Per intendersi, se ci sono delle aree protette su cui insistono vincoli, noi come Regione ci prenderemo carico di superarli con provvedimenti regionali affinché quel Comune possa raggiungere l'obiettivo. La Toscana produce già il 51% del suo fabbisogno energetico (elettrico, ndr) con energie rinnovabili. Oggi, interpretando la legge 4 approvata nel 2026 dal Parlamento italiano, vuole sfruttare al massimo le potenzialità per poter avere, con l’uso dei pannelli fotovoltaici, un incremento di questa quota per arrivare al 2030 passando dal 51% a due terzi della produzione energetica (elettrica, ndr) regionale attraverso energie rinnovabili. Parliamo di geotermia, naturalmente ed anche di pannelli fotovoltaici, eolico e fonti idroelettriche».
La strada da percorrere, però, è ancora lunghissima. In base ai dati Terna, a maggio ben 12 Regioni risultano in ritardo ai pur deboli obiettivi fissati dal Governo Meloni nel 2024 col decreto Aree idonee, ovvero +80.001 MW al 2030 rispetto al 2021: nell’ordine, si tratta di Sardegna, Calabria, Toscana, Basilicata, Puglia, Umbria, Molise, Marche, Abruzzo, Liguria, Valle d’Aosta, Sicilia. Per la Toscana si tratta di installare almeno 4,25 GW dal 2021 al 2030: a fronte dei circa 3 GW installati oggi in Regione, significa raddoppiare in soli 5 anni fino almeno a 6,6 GW di potenza rinnovabile complessiva alla fine del decennio.
«Vogliamo contribuire concretamente agli obiettivi europei di decarbonizzazione e al traguardo di almeno 4,25 GW aggiuntivi di rinnovabili entro il 2030», conferma nel merito l’assessore all’Ambiente, David Barontini», spiegando che la ratio della nuova pdl è quella di favorire «in particolare mini-eolico, eolico offshore, fotovoltaico e agrivoltaico nelle aree idonee e sonde geotermiche a circuito chiuso, tecnologie capaci di aumentare la produzione di energia rinnovabile con impatti contenuti sul territorio».
Nel frattempo però la Regione ha dato l’ennesimo parere negativo a un impianto agrivoltaico nell’area di Scarlino, per presunti conflitti paesaggistici. La nuova pdl permetterà davvero di accelerare? Luca Rossi Romanelli, consigliere regionale e capogruppo M5S, è convinto di sì: «Tra i punti qualificanti del pacchetto energia ci sono l’ampliamento delle aree idonee, con lo sfruttamento di tutto quello che già la legge nazionale ci metteva a disposizione, e l’allargamento anche in ambito industriale, artigianale e commerciale – nonché sportivo; il riconoscimento di un ruolo centrale ai Comuni soprattutto nella definizione delle aree idonee per l’agrivoltaico; lo sviluppo ulteriore di tecnologie diverse, dal geotermico all’idroelettrico fino al fotovoltaico flottante sugli invasi. Infine il lavoro fatto per i terreni agricoli abbandonati, che grazie alle ricerche di Irpet sappiamo ammontare tra i 15 e i 18mila ettari: puntiamo a recuperarli attraverso l’agrivoltaico. È un modo per produrre energia pulita e, allo stesso tempo, supportare il ritorno alla terra, specialmente dei più giovani.
Il lavoro, però, non è concluso. Il passaggio in Consiglio regionale sarà decisivo per correggere e rafforzare alcuni punti. Il primo riguarda l’agrivoltaico: deve essere uno strumento a servizio dell’agricoltura, non una sua sostituzione, ma non può avere come unico soggetto proponente l’agricoltore perché ci sono evidenti dubbi di legittimità. Su questo abbiamo già aperto un’interlocuzione politica con l’assessore Marras. Occorrerà poi valutare con attenzione soglie, procedure e strumenti di monitoraggio».
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