Le aree umide nel mirino del ddl Caccia selvaggia

23 Giugno 2026 - 12:57
0
Le aree umide nel mirino del ddl Caccia selvaggia

Mentre il Senato prosegue l’esame del disegno di legge 1552, la proposta di riforma della legge 157/1992 sulla tutela della fauna selvatica e il prelievo venatorio, il Centro italiano per la riqualificazione fluviale (Cirf) richiama l’attenzione sul rischio che le modifiche in discussione indeboliscano la protezione delle zone umide.

Pianure alluvionali, foci fluviali, lagune costiere, laghi, stagni e paludi rappresentano ecosistemi di grande rilevanza per il Paese. Ospitano attività economiche tradizionali, custodiscono una quota importante della biodiversità nazionale, contribuiscono alla regolazione del ciclo dell’acqua e svolgono una funzione essenziale nell’adattamento ai cambiamenti climatici. Non a caso, la loro tutela è al centro di impegni internazionali e normative europee.

Eppure, negli ultimi cinquant’anni l’estensione delle zone umide è diminuita profondamente in tutta Europa e oltre l’80% degli habitat valutati ai sensi della Direttiva Habitat presenta uno stato di conservazione non soddisfacente. Un quadro che trova riscontro anche in Italia, dove la maggior parte degli habitat e delle specie legate agli ambienti umidi versa in condizioni particolarmente critiche.

Per il Cirf, proprio questa situazione dovrebbe spingere le politiche nazionali verso una tutela rigorosa e, dove possibile, verso il ripristino degli ecosistemi degradati. È la direzione indicata dal Regolamento europeo sul ripristino della natura, ma anche da strumenti già adottati dal Governo come la Strategia nazionale per la biodiversità 2030 e il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici.

La riforma in discussione al Senato sembra invece muoversi, secondo l’associazione, in una direzione opposta. L’ampliamento del numero degli appostamenti fissi di caccia, la maggiore flessibilità dei periodi venatori e la possibile revisione di aree oggi interdette potrebbero aumentare la pressione su ecosistemi già vulnerabili. Preoccupa inoltre il possibile depotenziamento del ruolo di Ispra come organismo di valutazione e controllo.

«La priorità in Europa è aumentare qualità, estensione e funzionalità ecologica delle zone umide, non introdurre ulteriori fattori di pressione su ecosistemi già degradati», afferma Andrea Goltara, direttore del Cirf.

Il tema riguarda non soltanto la conservazione della fauna, ma anche la capacità dei territori di affrontare gli effetti della crisi climatica. Le zone umide svolgono infatti funzioni fondamentali nella gestione delle acque, nella riduzione del rischio idrogeologico, nel mantenimento della biodiversità e nella regolazione degli ecosistemi costieri e fluviali.

Per questo il Cirf chiede che l’esame parlamentare del ddl 1552 garantisca la piena tutela e il ripristino degli ecosistemi umidi, assicurando scelte gestionali fondate sulle evidenze scientifiche e non sugli orientamenti di singole categorie di portatori d’interesse.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Eventi e News

Eventi e News in Italia

Commenti (0)

User