La vera egemonia sui mari passa oggi dall’accesso allo Stretto di Hormuz, con 20mila marittimi intrappolati

Maggio 05, 2026 - 12:55
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La vera egemonia sui mari passa oggi dall’accesso allo Stretto di Hormuz, con 20mila marittimi intrappolati

Oggi ricorre la morte del grande corso, Napoleone, che in quanto a egemonia - nel tempo storico vissuto -, ne esercitò tantissima e su larga parte dell’Europa, ed è proprio nel maggio 2026, sul controllo dello Stretto di Hormuz, conteso dall’Irgc (Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche) che esercitano la pressione militare per mantenerlo chiuso e dagli Stati Uniti (che, al contrario, vogliono garantirne la libera navigazione commerciale), che si sta giocando una partita assai importante nello scacchiere del Golfo Persico, infiammato dalla guerra scatenata più di due mesi fa dall’attacco congiunto di Israele-Usa. Un esercizio di egemonia tanto rischiosa quanto negativa per i riflessi che sta producendo sull’economia planetaria.

Continui e assillanti rilanci mediatici riferiti ad azioni militari che hanno colpito unità navali, militari e mercantili, ci riconducono puntualmente e rapidamente a contraddittorie smentite dalle controparti: iraniani e americani si smentiscono a vicenda e la verità su quello che realmente accade ad Hormuz, dove è doveroso ricordare gli oltre mille navi mercantili e più di ventimila marittimi sono, di fatto, rimasti intrappolati in una guerra di cui loro sono soltanto vittime, lavoratori che non c’entrano nulla con le prove di forza esercitate nello Stretto da potenza che ne reclamano l’egemonia.

Le posture da gladiatore assunte da Trump, che in maniera quasi ossessiva asserisce di aver sbloccato lo Stretto di Hormuz, riaprendolo alla libera navigazione marittima, vengono contraddette da Ebrahim Aziz, capo della Commissione per la sicurezza nazionale del Parlamento iraniano che, durante un’intervista concessa ad Al Jazeera ha dichiarato: “lo Stretto di Hormuz e il Golfo Persico non saranno gestiti dai deliranti post di Trump” e ha continuato asserendo che “qualsiasi forza militare straniera, in particolare l’esercito americano invasore”, verrà attaccata; questo continuo inseguirsi di notizie muscolari accade mentre si sta cercando di riannodare i fili del negoziato mediato dal Pakistan e bruscamente interrotto senza aver conseguito nessun tangibile risultato diplomatico. Per dovere di cronaca, ricordiamo che all’attualità sono in corso trattative tra Iran ed Oman per definire il perimetro del Protocollo che consentirebbe il transito in sicurezza delle navi mercantili.

Lo Stretto di Hormuz, secondo i principi sanciti dall’UNCLOS (United Nation Convention of the Low of Sea) come tutti gli altri stretti marittimi navigabili, appartiene a tutti e, pertanto, deve poter essere fruibile alla navigazione mercantile purché che si svolga in maniera pacifica; nessun soggetto politico o Stato ne può rivendicare il controllo. Invece, assistiamo a continui rilanci mediatici che riguardano Hormuz e, naturalmente, tutti contradditori a seconda della prospettiva dalla quale si guarda: da parte USA, il Segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha affermato che “stiamo aprendo lo Stretto di Hormuz e lo controlliamo completamente; gli iraniani non hanno il controllo”; di segno diametralmente opposto la Marina delle Guardie Rivoluzionarie iraniane che, solo qualche ora prima, aveva pubblicato la nuova mappa che mostra Hormuz completamente sotto controllo di Teheran.

E per completare la nostra rapida disamina, diamo ora uno sguardo alla Risoluzione 2817 (dell’11 marzo 2026) delle Nazioni Unite, che costituisce una presa di posizione chiara e inequivocabile della Comunità internazionale contro tutte le azioni militari iraniane esercitate nella regione del Golfo Persico e che tende a rafforzare il principio di rispetto della sovranità nazionale e della protezione dei civili in conflitti armati; la Risoluzione, inoltre, apre nuove prospettive per ulteriori iniziative diplomatiche e umanitarie, volte a ridurre l’impatto del conflitto sull’area del Medio Oriente e sulle implicazioni delle sue catene di approvvigionamento globali.

Il sito delle Nazioni Unite testualmente riporta: “il Consiglio, composto da 15 membri, ha adottato la risoluzione 2817 (2026) con 13 voti favorevoli, nessuno contrario e 2 astensioni (Cina e Federazione Russa)”; vale la pena ricordare che la Risoluzione in parola giunse mentre la guerra, iniziata con i raid aerei israeliani e statunitensi contro l’Iran il 28 febbraio, si avvicinava alle due settimane e si era già estesa a una dozzina di nazioni nella già fragile regione del Medio Oriente; nessuno avrebbe ipotizzato di arrivare oltre a due mesi dell’apertura delle ostilità  e la situazione, già difficile, continua a peggiorare di ora in ora.

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