La via è (ancora) chiusa. I mosquito dell’Iran terrorizzano le petroliere nello Stretto di Hormuz

Maggio 11, 2026 - 11:45
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La via è (ancora) chiusa. I mosquito dell’Iran terrorizzano le petroliere nello Stretto di Hormuz

Nel caos mediatico riguardante lo Stretto di Hormuz sta evaporando la speranza di arrivare ad un cessate il fuoco per via diplomatica; il via vai di proclami da parte di Trump, spesso contraddittorie e non sempre allineate con le dichiarazioni ufficiali del Pentagono e del Comando della U.S. Navy, continuano a disorientare l’opinione pubblica americana e dell’Occidente in genere. Seguire quello che realmente accade è diventato un’impresa assai difficile: sembra di assistere ad un continuo gioco delle tre carte che non aiuta affatto a capire come stanno veramente le cose.

Secondo un’autorevole fonte marittima inglese, l’UKMTO (United Kingdom Maritime Trade Centre) allo stato attuale ben 26 navi mercantili, in transito nello Stretto di Hormuz e, più in generale, nell’area del Golfo Persico, sono state attaccate dall'Iran dall'inizio della guerra. Questo volume di attacchi ha determinato l’incertezza largamente diffusasi tra gli assicuratori marittimi e i proprietari-armatori delle petroliere, che sono arrivati alla decisione di non mettere a repentaglio sia la vita dei membri dell'equipaggio sia il carico che trasportano. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno sospeso il loro breve tentativo di far navigare le unità mercantili - attraverso lo Stretto di Hormuz -, in convogli fatti scortare dalle navi da guerra della Marina degli Stati Uniti e, nello stesso tempo, di mantenere ancora attivo il blocco dei porti iraniani.

Questa linea tattica, tracciata dalle Forze Armate degli Stati Uniti, ha consentito a due navi mercantili battenti bandiera statunitense di attraversare lo Stretto, come hanno dichiarato all’inizio di questa settimana dal Comando Centrale USA; tuttavia, rileva segnalare che ci sono stati pochi segnali a indicare un significativo aumento del traffico marittimo complessivo nello Stretto. La paura dei mosquito della marina iraniana, costituite da piccole ma velocissime imbarcazioni condotte dai militari dell’IRGC (Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica), armati di missili, cannoni e altre armi, rappresenta una grande sfida strategica per la U.S. Navy – la più potente Marina da guerra del mondo – che cerca, in tutti i modi, di contenere le minacce su un'ampia area di mare.

Il rischio di essere attaccati resta ancora altissimo. Dato queste premesse, appare evidente come i media dello Stato della Repubblica Islamica dell’Iran abbiano avuto gioco facile nel definire la decisione di sospendere l'operazione “Project Freedom” come un fallimento della politica a stelle e strisce. L'Iran ha diffuso la notizia, questa settimana, di aver aperto un “nuovo organismo” ai fini di disciplinare e regolamentare i flussi di traffico navale attraverso lo Stretto; questa decisione si inserisce, quindi, nel suo piano di imporre pesanti pedaggi per garantire un passaggio sicuro; insomma, in barba ad ogni legge, consuetudine e prassi marittima, siamo arrivati al punto da ipotizzare di dover istituire caselli autostradali marittimi per il transito delle navi mercantili, in completo spregio dell’UNCLOS, che sempre più rimane una Convenzione scritta ma vuota di significati, adatta solo ad ornamento delle librerie.

Cosa potrebbe accadere se anche altri Stati rivieraschi seguissero questo cattivo esempio d’istituire un pedaggio navale per il passaggio pacifico delle unità commerciali?  Si potrebbe estendere il pedaggio anche alle navi in transito nello Stretto di Sicilia? Ne passano, mediamente, più di 350 al giorno.

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Redazione Eventi e News

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