Un’analisi targata Onu spiega perché investire sul nucleare in Medio Oriente è un rischio, non un’opportunità

L’energia nucleare in Medio Oriente è una scelta realistica o un rischio? A porre la questione, in questi giorni in cui la crisi del Golfo e lo shock petrolifero non sembrano dover rientrare in tempi brevi, sono le Nazioni Unite. Un’analisi pubblicata sulle pagine della serie “Global perspective Human stories” prende spunto dal fatto che con l’aumento della domanda globale di energia elettrica sta crescendo anche la popolarità dell’energia nucleare. Anche in Medio Oriente, zona del pianeta tradizionalmente collegata con i giacimenti di petrolio e gas, diversi paesi stanno valutando o portando avanti progetti nel settore dell’energia nucleare, cercando di trovare un equilibrio tra questioni di grande rilevanza quali la sicurezza regionale, le condizioni climatiche e la cooperazione internazionale. «L’energia nucleare si trova al crocevia tra la domanda energetica, l’innovazione tecnologica e il panorama della sicurezza in continua evoluzione, e ciò crea un’enorme opportunità», afferma Shota Kamishima, responsabile senior del coordinamento presso l’Agenzia internazionale per l’energia atomica.
Le stesse Nazioni Unite non sono estranee a questo nuovo interesse per l’energia atomica. La rinascita di questa fonte energetica, che aveva subito un duro colpo dopo l’incidente nucleare di Fukushima del 2011, è stata messa in evidenza alla stessa Conferenza Onu sui cambiamenti climatici del 2023, dove l’energia nucleare è stata ufficialmente riconosciuta come una tecnologia a basse emissioni la cui promozione deve essere accelerata.
Attualmente, stando sempre alle informazioni comunicate dall’Aiea, 33 paesi hanno sostenuto l’obiettivo di triplicare la propria capacità nucleare entro il 2050, compresi gli Emirati Arabi Uniti, dove la centrale nucleare di Barakah soddisfa circa il 25% del fabbisogno energetico nazionale. A momento 416 reattori nucleari in 31 paesi forniscono quasi il 10% dell'elettricità mondiale. Altri 63 reattori sono in costruzione e circa 60 paesi stanno valutando o pianificando l’introduzione dell’energia nucleare, compresi i piccoli reattori modulari.
Segnalano i ricercatori Onu che anche l’Egitto è ottimista riguardo all’energia nucleare come parte della sua strategia energetica globale e cge accanto ai progetti di energia rinnovabile, tra cui il Parco Solare di Benban e il Parco Eolico del Golfo di Suez, il Paese sta per completare la centrale nucleare di El Dabaa, che avrà una capacità installata totale di 4.800 megawatt: le autorità egiziane ritengono che ciò le aiuterà a costruire un sistema stabile ed efficiente che consentirà loro anche di vendere elettricità pulita all'estero.
Afferma Almuntaser Albalawi, ricercatore presso l’Istituto delle Nazioni Unite per la ricerca sul disarmo (Unidir): «La domanda di energia nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa è triplicata dal 2000 al 2024 e continuerà a crescere, trainata dall'intelligenza artificiale e dalla trasformazione economica. La regione ha un’esigenza particolare in materia di desalinizzazione e raffreddamento, il che rende ancora più urgente il ricorso a fonti energetiche stabili».
Il problema segnalato dall’Onu è che nonostante tutte queste esigenze, il contesto geopolitico in Medio Oriente solleva interrogativi sulla sicurezza dello sviluppo e della gestione dell’energia nucleare nella regione. «Quando si parla di una centrale nucleare, un’unità di tempo ragionevole dovrebbe essere il suo ciclo di vita – circa 75 anni dalla costruzione alla disattivazione», sostiene il professor Zia Mian, ricercatore senior presso l’Università di Princeton e condirettore del Programma scienza e sicurezza globale. Tutte queste discussioni devono ruotare attorno a una domanda centrale: com’è stato il Medio Oriente negli ultimi 75 anni? «Come ci aspettiamo che si sviluppi in futuro?», chiede, indicando le guerre arabo-israeliane del 1967 e del 1973, la guerra Iran-Iraq dal 1980 al 1988, poi le guerre Usa-Iraq seguite dalla guerra civile siriana. E poi le vicende in Iran delle ultime settimane. Per non parlare delle vicende in Ucraina degli ultimi anni. La domanda che pone lo studioso è tanto semplice quanto derimente: «Siete disposti a scommettere che i prossimi 75 anni saranno fondamentalmente diversi dagli ultimi 75 anni?».
Oltre alle considerazioni di sicurezza e politiche, l’analisi pubblicata sulle pagine web dell’Onu richiama anche preoccupazioni relative al fatto che il clima e l’ambiente in Medio Oriente non sono adatti allo sviluppo dell’energia nucleare. Secondo il primo Rapporto sullo stato del clima arabo dell’Organizzazione meteorologica mondiale, pubblicato nel 2024, il Medio Oriente si sta riscaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale.
Questo significa che entro la fine di questo secolo, le temperature potrebbero aumentare di cinque gradi Celsius, con ripercussioni dirette sul funzionamento delle centrali nucleari. «In altre parole», afferma il professor Mian, «il Medio Oriente diventerà praticamente inabitabile per chi vive all’aperto». «Inoltre, il fabbisogno di scambio termico delle centrali nucleari è estremamente elevato, così come il loro fabbisogno di acqua di raffreddamento. Ogni estate, ad esempio, quando le persone hanno più bisogno di elettricità per il raffreddamento, la Francia deve chiudere le centrali nucleari perché la temperatura esterna è troppo alta».
Secondo il professor Mian, interpellato sempre dai ricercatori Onu, il modo più veloce ed economico per generare elettricità sono le energie rinnovabili. «Invece di aspettare 10 anni per l’energia nucleare, si può ottenere un decennio di energia solare o eolica a una frazione del costo. Pertanto, in termini di benefici climatici per ogni dollaro speso, le due opzioni non sono semplicemente paragonabili. Ho visto molte narrazioni del cosiddetto ‘rinascimento nucleare’ –afferma – mentre n realtà si tratta di un’idea vecchia. Ogni generazione cerca di vendere lo stesso tappeto volante. Quel tipo di determinismo tecnologico del ‘comprate il mio reattore, domani sarà l’età dell’oro’ è il peggiore. Il mondo non funziona così. La politica, le persone, i sistemi e la storia sono la chiave».
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