L'abbraccio tra Macron e Meloni è la fotografia perfetta di un altro fallimento di Trump

26 Giugno 2026 - 07:01
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Se glielo avessero detto quando è arrivata a Palazzo Chigi, non ci avrebbe creduto. Se glielo avessero detto due anni fa, quando al G7 di Borgo Egnazia si scambiò sguardi carichi di rancore, di fastidio, di dissidio, l'avrebbe visto come un allegro e impossibile scenario di fantapolitica. Se glielo avessero detto lo scorso anno, quando lui la invitava a Parigi per mettere insieme i volenterosi e lei si rifiutava invece di assecondare la sua Grandeur, avrebbe pensato, e lo avrebbe pensato anche lui, che no, impossibile, non accadrà mai, perché siamo troppo diversi, troppo distanti e troppo agli antipodi per capirci, per intenderci e per piacerci. Se glielo avessero detto quando lui la paragonava a Marine Le Pen e quando lei lo paragonava al diavolo sceso in terra, non avrebbero mai pensato di poter vederli così, insieme, loro due, proprio loro due, il gatto e la volpe, il leone e la gazzella, l'alfa e l'omega della nuova e vecchia politica europea, abbracciati, come è stato ieri, ad Antibes. Il trasporto forse non c'è, la chimica è ancora quella che è, ma il primo vertice bilaterale, intergovernativo e strutturato tra Francia e Italia, tra Meloni e Macron, organizzato dopo l'entrata in vigore del Trattato del Quirinale, firmato nel 2021, è una notizia gustosa, quasi esaltante, a prescindere dai temi importanti di cui si è discusso ieri.

Macron e Meloni non si piacciono, questo è noto, ma il loro riavvicinamento, in un certo senso, non è frutto solo della formidabile e sfiancante rete diplomatica di incontri europei che costringono i principali leader europei a dover trovare necessariamente un punto di convivenza civile per sopravvivere al ritmo incessante di riunioni del G7 (la scorsa settimana a Évian), di riunioni dell'E5 (due giorni fa a Berlino), di riunioni della Nato (tra pochi giorni ad Ankara). È, piuttosto, prima di ogni altra cosa, il frutto involontario di un capolavoro accidentale di Donald Trump.

Il presidente americano, lo sappiamo, cerca da mesi di indebolire i suoi alleati, cerca da tempo di dividere l'Europa, cerca da tempo di creare conflitti tra i partner europei, ma l'incontro di ieri, con l'abbraccio tra l'alfa e l'omega della politica europea, è lì a testimoniare una realtà opposta rispetto a come Trump l'aveva immaginata e teorizzata nella National Security Strategy 2025, quando scrisse nero su bianco che l'obiettivo americano, nell'Ue, era "coltivare la resistenza alla traiettoria attuale dell'Europa all'interno delle nazioni europee".

A Macron, che nei briefing interni dell'Eliseo ricorda che il vertice bilaterale con l'Italia è parte di un mosaico più grande fatto di accordi di cooperazione rafforzata anche con altri paesi, come la Germania, la Spagna, la Polonia, quell'abbraccio serve per rafforzare la postura da unico leader in Europa in grado di dialogare con tutti al punto da essere l'unico probabilmente, nell'ottica macroniana, ad avere la forza di poter dialogare anche con Putin, quando sarà. A Meloni, che ha sempre visto Macron come la quintessenza del galletto globalista pronto a usare espressioni impegnative come difesa della sovranità europea solo per difendere gli interessi francesi e assecondare il proprio narcisismo, l'incontro con Macron serve a rafforzare non solo la sua postura anti trumpiana – ci abbracciamo persino con Macron per non farci strangolare da Trump – ma anche a dimostrare che l'unico modo per potersi rendere autonomi dalle derive del trumpismo è fare qualche passo in avanti per costruire alternative credibili alla dipendenza americana. Su Difesa, energia, nucleare civile, Spazio, trasporti, industria e ovviamente sostegno all'Ucraina, uno dei punti centrali dell'incontro di ieri.

A un anno dalle elezioni francesi e da quelle italiane, Macron scopre che Meloni non è Le Pen e Meloni scopre che Macron non è il diavolo. È l'ennesimo bagno di realtà dell'Europa che ha un responsabile che di nome si chiama Donald e di cognome si chiama Trump. Merci beaucoup, Monsieur le Président.

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