L’altra Kyoto: l’antica capitale tra gemme nascoste e un festival unico

Tra le destinazioni più affascinanti del Giappone e anche tra quelle più visitate: Kyoto, l’antica capitale, con i suoi templi e i suoi quartieri tradizionali, non ha bisogno di presentazioni.
Per chi vuole andare più a fondo, scoprirla nel modo più autentico e viverla a passo lento anche lontano dalle rotte più battute, la Kyoto City Tourism Association racconta le sue Hidden Gems: sei gemme nascoste, sei distretti periferici meno frequentati della città, dove Kyoto ritrova se stessa e si sfugge l’overtourism.
Ohara, a nord di Kyoto, stretta tra montagne coperte di cedri, è la versione rurale di un sogno giapponese. Templi avvolti dal muschio, come il celebre Sanzen-in, si riflettono in giardini dove il tempo rallenta. È un luogo dove predomina l’ascolto, più che la vista: si sosta attirati dal fruscio delle foglie, dal canto dell’acqua, e dal proprio respiro che qui trova il suo posto. Ohara è anche rinomata per le sue onsen — terme naturali — e per una cucina contadina che racconta la stagione con onestà.
Protagonista il verde a Takao: tre montagne, tre templi, un unico paesaggio che cambia con le stagioni ma non perde mai la sua intensità. Takao — o più precisamente l’area delle tre vette Sanbi, con Jingo-ji, Saimyo-ji e Kozan-ji — è l’antidoto perfetto all’affollamento urbano. I fiumi che scorrono tra le rocce invitano al relax con cene en plein air sul bordo dell’acqua, mentre i sentieri di trekking attraversano foreste di aceri che in autunno diventano spettacolari.
Keihoku nascosto tra foreste di cedri Kitayama e campi coltivati, rappresenta una delle esperienze più rare nel panorama del turismo contemporaneo: il contatto reale con la vita agricola giapponese. Farm stay, raccolti stagionali, cucina a km zero, artigianato locale. In un’epoca in cui l’autenticità è diventata il vero lusso, Keihoku offre qualcosa di impossibile da simulare — la sensazione di appartenere, anche solo per qualche giorno, a un ritmo antico.
E poi ci sono Yamashina, distretto-cerniera che raccoglie templi di grande bellezza storica; Nishikyo, con le sue foreste di bambù inedite e percorsi ciclabili lontani dalle rotte battute; Fushimi, porto fluviale con canali romanici e una tradizione centenaria nella produzione di sake — dove i visitatori possono accedere a esperienze di degustazione guidata in cantine storiche.
A Yamashina scorre anche una delle esperienze più insolite e poetiche dell’intera area di Kyoto: la crociera sul Canale del Lago Biwa. Inaugurato nel 1890 — frutto di un’impresa ingegneristica interamente realizzata da tecnici giapponesi, senza il supporto di ingegneri stranieri, in un’epoca in cui era la norma affidarsi a loro — il canale artificiale collega le acque del Lago Biwa alla città. Sospesa per oltre settant’anni, la navigazione è ripresa nel 2018 come crociera turistica sul Primo Canale, tra Otsu e Keage.
Gion Matsuri 2026: la città che danza
Luglio 2026 porta a Kyoto uno dei momenti più significativi del calendario culturale giapponese: il Gion Matsuri, il più antico e scenografico dei tre grandi festival del Paese, che quest’anno si celebra con tutta la sua magnificenza storica.
Il momento culminante è la Yamahoko Junko, la grande processione di carri allegorici — alcuni alti fino a 25 metri, trainati a mano secondo rituali tramandati da secoli — che attraversa le strade del centro in due distinte giornate: il 17 e il 24 luglio 2026 (entrambi venerdì). Un’esperienza visiva e sensoriale affascinante: migliaia di partecipanti in abiti tradizionali, musiche cerimoniose, il profumo dell’incenso nell’aria calda dell’estate giapponese.
Il Gion Matsuri è un rito da oltre mille anni e si esaurisce nelle due giornate di processione. Il festival occupa l’intero mese di luglio.
Le serate dello Yoiyama — il “giorno prima” — rappresentano forse il momento più autentico dell’intero calendario. Nelle notti del 14, 15 e 16 luglio (Saki Matsuri) e del 21, 22 e 23 luglio (Ato Matsuri), i carri vengono illuminati dalle lanterne tradizionali komagata e le strade si riempiono del suono delle musiche cerimoniali suonate dai musicisti a bordo dei galleggianti. Le antiche case dei quartieri Yamahoko-cho aprono le proprie stanze al pubblico, rimuovendo le grate dalle facciate e disponendo nelle sale i paraventi e i tesori di famiglia tramandati da generazioni: una pratica così radicata da aver guadagnato al festival il soprannome di Byobu Matsuri, il Festival dei Paraventi. Camminare tra questi vicoli di notte, con il bagliore delle lanterne e l’odore dell’incenso nell’aria, è un’esperienza coinvolgente.
Il 2 luglio si apre con il Kujitori-shiki, la cerimonia della lotteria con cui si stabilisce l’ordine di marcia dei carri, presieduta dal sindaco di Kyoto nella sede del Consiglio comunale — un rito civile e sacro insieme, che dà il via formale al mese di festa. Il 10 luglio, l‘Omukae Chochin porta in processione i parrocchiani del santuario con lanterne su lunghe canne di bambù, mentre il Mikoshi Arai — la purificazione dei santuari portatili nelle acque del fiume Kamo al ponte Shijo — segna il momento in cui il sacro entra ufficialmente nello spazio della città.
Il 24 luglio, in parallelo alla seconda processione di carri, si svolge anche la Hanagasa Junko: un corteo di oltre mille partecipanti tra galleggianti floreali, bambini in costume da guerriero, cavalieri e danzatori del quartiere dei divertimenti, che attraversano le strade eseguendo arti tradizionali come offerta al santuario. Il festival si chiude il 31 luglio con l’Ekijinja Nagoshi-sai, l’antico rito al Santuario della Divinità della Peste: i fedeli passano attraverso una grande corona intrecciata di paglia, gesto millenario di purificazione per scacciare il male e invocare protezione dalle malattie.
La foto pubblicata è stata inviata dall’ufficio stampa.
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