L’arresto dell’ex capo dell’intelligence mette la Germania davanti a vecchi fantasmi

Ieri mattina l’ex presidente del Bundesnachrichtendienst (Bnd), August Hanning, 80 anni, è stato arrestato con l’accusa di spionaggio, acquisizione di segreti di Stato, tentato alto tradimento e attività di agente di un servizio segreto. In Baviera è stato arrestato anche Manfred D., suo ex capo di gabinetto e fino alla scorsa primavera dipendente del servizio d’intelligence estero tedesco. La Procura generale federale conduce l’inchiesta su entrambi. Hanning ha guidato il servizio dal 1998 al 2005, negli anni in cui il cancelliere era Gerhard Schröder e Berlino si legava sempre più alla Russia per l’approvvigionamento energetico.
Secondo gli atti dell’accusa e le ricostruzioni dei media tedeschi, Hanning e D. avrebbero concordato nel 2010 che l’ex capo di gabinetto avrebbe continuato a procurargli informazioni riservate del Bnd in cambio di denaro. D. ha poi lavorato come capo di gabinetto di diversi presidenti del servizio dal marzo 2012 al marzo 2026, mantenendo così accesso a una grande quantità di materiale classificato. Secondo la Procura, nel corso degli anni avrebbe consegnato a Hanning circa 2.000 documenti, molti dei quali classificati e destinati esclusivamente all’uso interno del Bnd. Tra questi ci sarebbero stati anche briefing utilizzati per il quadro informativo settimanale presso la Cancelleria federale. Le consegne sarebbero proseguite almeno fino alla metà del 2022.
Il caso non arriva però in un vuoto. Il Bnd ha una lunga storia di infiltrazioni da parte di servizi stranieri, che negli anni ha alimentato anche la cautela di alcune intelligence occidentali nel condividere con Berlino le informazioni più sensibili. Nel 2022 era stato arrestato Carsten L., ex responsabile di dipartimento del Bnd, accusato di aver spiato per la Russia. L’accusa, che L. nega, è ancora al centro di un procedimento giudiziario. Ora il caso Hanning aggiunge un elemento ancora più imbarazzante: non soltanto un funzionario accusato di lavorare per una potenza straniera, ma un ex presidente del servizio che avrebbe ricevuto per oltre un decennio materiale classificato dall’interno della stessa struttura.
Hanning, dopo aver lasciato il servizio, aveva inoltre accumulato difficoltà finanziarie: secondo la stampa tedesca, la sua pensione era da anni sottoposta a pignoramento per i debiti contratti dopo il fallimento di una banca baltica di cui era stato membro del consiglio di amministrazione. L’istituto, secondo le ricostruzioni citate dalla stampa, sarebbe stato svuotato da un oligarca e portato al fallimento, facendo ricadere parte delle responsabilità anche sui membri del consiglio. Se ci sia un rapporto tra questa situazione finanziaria e le presunte attività con i segreti del Bnd non è al momento chiaro.
Non sarebbe però il primo scandalo legato alla gestione delle informazioni a coinvolgere Hanning. Nel 2005, poco prima di lasciare la guida del Bnd, il servizio fu accusato di aver sorvegliato alcuni giornalisti nel tentativo di individuare le proprie fonti interne. Hanning si scusò con uno dei giornalisti coinvolti e la vicenda fu oggetto di un’inchiesta parlamentare.
Tra i documenti che Hanning avrebbe ricevuto ci sarebbero informazioni sul programma nucleare iraniano, sull’esercito russo e materiale proveniente da servizi partner stranieri. Un dettaglio particolarmente delicato, perché la fuoriuscita di informazioni fornite da agenzie alleate può compromettere la fiducia tra servizi di intelligence e mettere a rischio la condivisione di materiale sensibile.
Hanning avrebbe utilizzato il materiale nella sua attività privata di consulenza. In almeno un caso, secondo gli investigatori, avrebbe usato informazioni fornite da D. per preparare un’analisi destinata a un esponente di un servizio di intelligence straniero. Non è stato però possibile stabilire se l’analisi sia effettivamente arrivata al destinatario. Hanning è inoltre accusato di essere rimasto per anni in stretto contatto con un esponente di un altro servizio straniero, al quale avrebbe trasmesso informazioni politiche, in parte basate sul materiale ricevuto da D. La Procura non ha indicato quali servizi siano coinvolti. I media tedeschi precisano però che non si tratterebbe della Russia, con la quale Hanning ha storicamente avuto rapporti stretti, né della Cina.
L’indagine è emersa dal caso Christina Block. Durante una perquisizione del settembre 2025, legata all’inchiesta sul rapimento dei figli dell’imprenditrice, gli investigatori trovarono tra il materiale sequestrato anche documenti riservati del Bnd che Hanning non avrebbe dovuto possedere. Da quel ritrovamento è partita la pista che ha portato all’attuale procedimento per spionaggio. A maggio 2026 il caso è passato alla Procura generale federale.
Proprio il caso Block potrebbe aggiungere un elemento cruciale nella vicenda. Secondo testimonianze e ricostruzioni emerse nel processo ad Amburgo, l’ex capo del Bnd avrebbe cercato di coinvolgere nell’operazione anche ex vertici dell’intelligence israeliana, tra cui Yaakov Peri, già direttore dello Shin Bet, e Danny Yatom, ex capo del Mossad. Secondo l’ex marito di Block, Stefan Hänsel, Hanning avrebbe reclutato Yatom per l’operazione. Yatom ha però negato ogni coinvolgimento, definendo le accuse «una perdita di tempo». Anche la società di Peri ha respinto qualsiasi partecipazione. Hanning, che non è imputato nel processo Block, ha già respinto le accuse relative al suo coinvolgimento nel caso. Il rapporto tra Hanning e Yatom non sarebbe comunque nato con il caso Block. Nel 2021 Hanning entrò nel consiglio consultivo di When Group, società israeliana di sicurezza informatica, di cui Yatom era presidente. Nello stesso periodo, in un’intervista al Jerusalem Post, Hanning raccontò di aver costruito, durante la sua attività di mediazione tra Hezbollah, Iran e Israele, «stretti rapporti di lavoro, persino amicizie» con uomini dell’intelligence israeliana.
In serata, però, il quotidiano tedesco Spiegel ha rivelato che gli investigatori sospettano che il presunto cliente di Hanning sarebbe un funzionario dei servizi segreti dell’Azerbaigian.
L’attuale presidente del Bnd, Martin Jäger, ha detto che il servizio aveva avviato «tempestivamente e senza indugio» approfondite indagini interne, che avevano rafforzato i sospetti, e che la Procura generale federale aveva poi assunto l’inchiesta. «Per il Bnd e per me non ci sono compromessi quando si tratta di sicurezza interna», ha dichiarato Jäger. «Nessuno dei miei obiettivi, nessuna delle mie priorità viene messa in discussione da questa vicenda».
L’arresto di Hanning arriva però in un momento particolare per l’intelligence tedesca. Berlino sta cambiando approccio. Un mese fa ha attribuito pubblicamente alla Russia il tentato attentato con un drone all’aeroporto di Lipsia, presentando agli alleati gli elementi raccolti dai propri servizi. Per anni la Germania aveva evitato di esporsi in questo modo, anche per il timore che un’attribuzione pubblica potesse alimentare l’escalation. Ora quella prudenza sembra essere venuta meno.
È la stessa trasformazione che si intravede nella riforma dei servizi presentata dal governo Merz. Il progetto non si limita a introdurre nuovi strumenti tecnologici: amplia i margini operativi dei servizi, disciplina l’impiego di fonti e funzionari sotto copertura, prevede nuove forme di protezione delle operazioni e dà ai servizi maggiori possibilità di intervenire. Berlino vuole passare da un’intelligence soprattutto orientata a raccogliere e analizzare informazioni a servizi capaci anche di operare sul terreno.
Una trasformazione di questo tipo non riguarda soltanto le leggi e gli strumenti. Riguarda inevitabilmente anche gli uomini che quei servizi li hanno costruiti e li hanno guidati. Le riforme dell’intelligence portano spesso con sé un ricambio del personale, anche attraverso pensionamenti anticipati: è successo anche in Italia con la riforma del 2007. In Germania, dunque, la nuova stagione potrebbe significare non soltanto più poteri per i servizi, ma anche un cambio generazionale ai loro vertici e dentro le loro strutture.
È in questo passaggio che il caso Hanning assume un significato più ampio. Il problema per Berlino non è soltanto capire come quasi 2.000 documenti abbiano potuto uscire dal Bnd per oltre un decennio. È capire perché un servizio già segnato da precedenti infiltrazioni, e che deve ora convincere gli alleati a condividere con lui informazioni sempre più sensibili, abbia potuto non accorgersene.
La Germania sta chiedendo al proprio apparato di sicurezza di diventare più aggressivo nell’attribuire le minacce, più efficace nel contrastare le operazioni ostili e più capace di agire contro chi le conduce. Ma per farlo deve prima convincere gli alleati che il nuovo Bnd sia anche un Bnd di cui ci si possa fidare. L’arresto di Hanning arriva esattamente nel momento peggiore per dimostrarlo.
Questo è un estratto della newsletter di Strategikon, la testata di Linkiesta dedicata alla sicurezza nazionale e curata da Gabriele Carrer. Arriva ogni martedì. Qui per iscriversi.
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