L'asse tra Pakistan e Arabia Saudita sta ridisegnando gli equilibri geostrategici in Medioriente

Pakistan e Arabia Saudita stanno rafforzando la loro relazione di lunga data, estendendola anche oltre la cooperazione militare ed economica tradizionale per spingersi fino ad un'alleanza “integrata e globale”; naturalmente, gli obiettivi privilegiati restano quelli della sicurezza e dell’economia, considerate reciprocamente le vere priorità.
I pilastri fondamentali che indirizzano l’evoluzione diplomatica tra i due Paesi possono essere schematicamente riassunti in produzione industriale legata alla difesa, investimenti in sicurezza alimentare, sviluppo delle infrastrutture energetiche, collaborazione con tecnologie digitali e sicurezza marittima coordinata – quest’ultima diventata di assoluta rilevanza, specie dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz.
Ricordiamo che il recente accordo strategico di difesa reciproca, sottoscritto nel settembre del 2025, aveva già formalizzato gli impegni per la difesa militare tra Riad e Islamabad, tracciando a grandi linee anche un comune quadro di cooperazione economica tra i due Paesi islamici incentrato su energia, estrazione mineraria, turismo, agricoltura e sicurezza alimentare; insomma, un importante sviluppo nella strategia geopolitica dell’intera area del Golfo Persico le cui positive ricadute iniziano già a farsi intravedere.
Rileva, inoltre, evidenziare che sul piano militare, la partnership nel settore difesa passa adesso dalla formazione, condivisione di intelligence e importazione di equipaggiamenti alla co-produzione e localizzazione di sistemi d’arma condivisi. L'Arabia Saudita non fa mistero nell’affermare che mira a localizzare il 50% della propria spesa militare, seguendo gli sviluppi della consolidata industria della difesa pakistana, che include elevate competenze nella costruzione di veicoli corazzati, munizioni e avionica; insomma, un’alleanza politico-strategica destinata ad inciderà molto sugli equilibri geopolitici dell’intera area Mediorientale.
Non meno rilevante, quindi, appare il fatto che il Pakistan stia assumendo un ruolo decisivo nella strategia perseguita dall'Arabia Saudita per garantirsi catene di approvvigionamento alimentari stabili; infatti, nei piani in corso di perfezionamento vengono previsti anche investimenti mirati su vaste aree agricole pakistane, sistemi di irrigazione moderni e impianti di lavorazione dei prodotti agricoli, che aggiungerebbero ulteriore valore alla produzione alimentare per i sudditi sauditi.
Lo sviluppo di una propria autonomia strategica, capace di porre l'Arabia Saudita su un percorso alternativo da quello disegnato in precedenza, che prevedeva una “integrazione di sicurezza” con Israele, destabilizza enormemente il disegno politico precedentemente pianificato.
Ed è in questa ricca e, per certi versi, mutata cornice geopolitica che trovano posto le preoccupazioni del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che lamenta la crescente influenza della leadership pakistana anche sugli Stati Uniti e sul loro presidente, Donald Trump. I successi diplomatici di Islamabad vengono percepiti come danneggiamento arrecato alle relazioni tra Usa e Israele; naturalmente, abbiamo ragione di ritenere che la vera preoccupazione di Netanyahu sia legata al fatto che, qualora in Pakistan – potenza nucleare assai temibile – salisse al potere un governo antisionista, i rapporti di forza in Medioriente verrebbero completamente stravolti.
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