Le emissioni climalteranti di Eni continuano a essere più alte rispetto a quelle dell’Italia intera

07 Maggio 2026 - 11:42
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Le emissioni climalteranti di Eni continuano a essere più alte rispetto a quelle dell’Italia intera

L’assemblea degli azionisti di Eni, multinazionale controllata di fatto dal ministero dell’Economia, ha approvato ieri il bilancio 2025, anno che ha chiuso con un utile di oltre 4,4 miliardi di euro; nell’occasione sono stati rinnovati anche gli organi sociali, che vedono adesso alla presidenza del cda Giuseppina Di Foggia, dopo la sua esperienza alla guida di Terna.

Nella stessa giornata sono stati annunciati anche importanti investimenti sul fronte della transizione ecologica – in particolare, oltre 900 mln di euro per un progetto avviato sin dal 2022 sul sito di Porto Marghera –, ed è stato pubblicato il report volontario di sostenibilità “Eni for 2025 – A Just transition”.

«Il nostro modello aziendale mette al centro le persone, tutela la sicurezza di tutti coloro che lavorano in Eni e per Eni, contribuisce al benessere delle comunità in cui operiamo e a una sempre maggiore protezione dell’ambiente. Tutto ciò ci consente di affrontare con resilienza le discontinuità del contesto e di proseguire con coerenza nel nostro percorso di trasformazione», ha commentato l’ad, Claudio Descalzi.

Un percorso che è però ancora agli inizi, come informa indirettamente la stessa documentazione messa a disposizione dalla società. Le emissioni climalteranti del Cane a sei zampe continuano infatti ad essere superiori a quelle dell’Italia intera. La relazione finanziaria 2025 documenta infatti che le emissioni complessive di Eni – identificate come Net Ghg Lifecycle Emissions (Scope 1+2+3), un indicatore che Eni sta dismettendo – ammontano a 395 milioni di tonnellate di CO2eq nel 2024, in calo a 370 nel 2025.

emissioni eni

A paragone, Ispra offre il dato sulle emissioni climalteranti complessive dell’Italia, stimate pari a 363 milioni di tonnellate di CO2eq nel 2024, l’annualità più recente a disposizione.

L’impiego di combustibili fossili, con la conseguente emissione di CO2eq, è la prima causa della crisi climatica in corso, che ha portato l’Europa a surriscaldarsi a velocità doppia della media globale, segnando nell’ultimo anno circa +2,5°C rispetto all’era preindustriale.

In Italia gli eventi meteo estremi – che il riscaldamento globale accresce in frequenza ed intensità – sono aumentati del 526% nel corso dell’ultimo decennio: un contesto in cui i danni subiti nel Paese da ondate di calore, siccità e alluvioni nel 2025, secondo un recente studio anticipato dalla Banca centrale europea (Bce), ammontano a 11,9 miliardi di euro e in futuro, con una proiezione al 2029, saliranno a 34,2 miliardi di euro. Allargando il quadro d’osservazione all’Indice di rischio climatico (Climate risk index) aggiornato dall’ong Germanwatch, nel periodo 1993-2022 l’Italia ha subito 38mila morti (soprattutto nel 2003 e nel 2022) e danni per 60 miliardi di dollari da eventi meteo estremi. Ancora, l’Agenzia europea dell’ambiente (Eea) afferma che nel nostro Paese i danni economici da eventi meteo estremi – resi più frequenti e intensi dalla crisi climatica in corso – ammontano a 135 miliardi di euro tra il 1980 e il 2023, conto che sale a 235 miliardi di euro negli ultimi 50 anni ampliando il quadro anche al rischio sismico.

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