Le incredibili indagini sull’attentato a Ranucci, e il vizio di immaginarsi qualcun altro

Di tutti gli incredibili sviluppi delle indagini sull’attentato a Sigfrido Ranucci riportati dai giornali uno mi è rimasto particolarmente impresso. Il momento in cui Valter Lavitola – intimo amico del conduttore di Report e al tempo stesso principale sospettato di quello che Paolo Mieli ha definito «un attentato d’amore» – avrebbe detto a Ranucci: «Quando tu sarai presidente del Consiglio, io sarò il tuo Gianni Letta». L’immagine mi ha strappato un sorriso per l’evidente assurdità dell’accostamento (e anche di tutto il resto, ovviamente), ma deve avere smosso pure qualcosa nel mio subconscio, un ricordo rimasto intrappolato per quasi vent’anni, in attesa della sua madeleine.
L’illuminazione è arrivata ieri sera: un’intervista di Fabrizio Corona a Libero del 10 luglio 2007 in cui il palestrato e pluritatuato personaggio televisivo annunciava la sua imminente discesa in politica (poi purtroppo prematuramente sfumata) nelle file di Rifondazione socialista. In che ruolo, domandava a quel punto l’intervistatrice, Alessandra Menzani. Risposta: «Quello di leader. Giuseppe Graziani è il segretario, io sarò un po’ il D’Alema della situazione».
Leggi anche l’articolo di Carmelo Palma sul tema.
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