Le verità su Ben Gvir e sulla Flottilla vanno dette tutte, e tutte insieme

22 Maggio 2026 - 04:47
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Le verità su Ben Gvir e sulla Flottilla vanno dette tutte, e tutte insieme

I flottilleri brutalizzati dall’ineffabile Itamar Ben Gvir – un Yigal Amir che ce l’ha fatta e che l’omicidio di Rabin ha portato al governo e non in galera – non sono dei militanti gandhiani che lottano per ripristinare il rispetto dei diritti umani a Gaza, ma le avanguardie politico-mediatiche di quell’Intifada globale, che a Gaza vorrebbe restaurare per intero il potere di Hamas, ridimensionato ma tutt’altro che cancellato dopo due anni di guerra.

La pietra dello scandalo per i diportisti in kefiah non è affatto il Governo Netanyahu, ma proprio lo Stato di Israele, che, come dice la loro madrina spirituale, Francesca Albanese, fin dalla sua fondazione nel 1948 starebbe realizzando la pulizia etnica della Palestina dalla popolazione araba «ammazzando quanti più palestinesi è possibile».

Di tutte le pessime e dolorose verità che si possono dire e si devono ammettere su Ben Gvir, sulla destra suprematista e sul cinismo di Netanyahu che lascia loro ampia libertà di manovra pur di rimanere al potere anche a costo di corrodere le fondamenta istituzionali e morali di Israele – non ce n’è nessuna che sia tale da autorizzare il sacrificio o la contraffazione della verità che riguarda la natura politica della Flottilla e della sua guerra per procura contro l’usurpazione coloniale e l’ebraizzazione abusiva della sacra terra di Palestina.

Prestare ai flottilleri le insegne dei volenterosi martiri per i «due popoli e i due Stati» è una menzogna ridicola, perché rigettata innanzitutto dalle presunte vittime di questo martirio umanitario. Per loro, i miliziani di Hamas sono compagni che sbagliano, anzi che esagerano, ma il 7 ottobre è solo una irrilevante parentesi di sangue ebraico nella storia del genocidio palestinese e non merita più riprovazione di un errore politico obbligato, di un eccesso magari non giustificabile, ma comprensibile, di legittima difesa.

Se, come è probabile, oltre che auspicabile, Ben Gvir tra qualche mese non sarà più ministro, e il Governo sarà l’espressione delle piazze che nella democrazia israeliana, da ben prima del 7 ottobre 2023, manifestano tutte le settimane contro il Governo Netanyahu e i suoi propositi orbaniani, continueremo a vedere questa Flottilla e le sue varianti marine, aeree e terrestri lottare contro i “criminali sionisti” e tentare di liberare la Palestina dall’escrescenza sionista, ma non Gaza da Hamas e i palestinesi dall’islamizzazione coatta della loro causa nazionale

Come vediamo dalle propaggini nazionali di questa Flottilla, la disponibilità a distinguere e a rinunciare a fare di tutta l’erba israeliana un unico fascio antisionista è davvero minima, per non dire nulla, se due consiglieri su tre della maggioranza di sinistra a Milano hanno nei giorni scorsi votato per revocare – come ritorsione contro il Governo Netanyahu – il gemellaggio con Tel Aviv, cioè la città che guida l’opposizione a Netanyahu.

Insomma: Intifada globale contro l’Israele globale, senza andare troppo per il sottile e senza preoccuparsi troppo se tutto questo porta, come sta portando, alla caccia all’ebreo, sinagoga per sinagoga. Se Ben Gvir è e si comporta da delinquente, è tutta una questione intra-ebraica che Liliana Segre non possa più uscire in pubblico senza scorta, no?

Nelle immagini che hanno fatto il giro del mondoil ministro che agita berciando la bandiera di Israele come un ultrà anfetaminizzato farebbe con quella della squadra del cuore e gli arrestati inginocchiati faccia a terra, in una parodia di Guantanamo –  non ci sono buoni e cattivi.

C’è un ministro che rappresenta non solo la negazione simbolica, ma il sabotaggio fanatico della democrazia israeliana e che non si fa scrupolo di umiliare i prigionieri come figuranti della sua personale campagna elettorale. E c’è un manipolo di sostenitori della violenza palestinese e della irredimibile schiavitù dei palestinesi, incatenati a questa violenza come a un sacro destino.

Ci sono due verità – non uguali, né commensurabili, ma identicamente vere – che vanno riconosciute e dette insieme, perché una verità dimezzata non diventi il viatico di una menzogna intera, sia essa la relativizzazione del pericolo della destra suprematista, sia essa – molto più frequentemente in Italia – la nobilitazione umanitaria dell’antisionismo «dal fiume al mare».

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