Se i giovani non sono solo un enigma da risolvere

22 Maggio 2026 - 04:47
0
Se i giovani non sono solo un enigma da risolvere

Alice ha diciassette anni, è una ragazza bella e intelligente. I genitori sono separati da quando ne aveva quattro e lei vive con la madre, che lavora in banca, tutt’ora single e con varie storie senza stabilità. Il padre invece, dopo la separazione, ha lasciato il lavoro e si è trasferito nel suo paese natale in campagna, dove ha aperto un’attività agrituristica con la nuova compagna. Alice ha un buon rapporto con il padre, che vede con piacere a weekend alterni e con il quale trascorre anche parte delle vacanze estive e invernali. Ha invece una relazione più complicata con la madre, che è ansiosa per il peso che sente nel gestire da sola la figlia, la quale ha dato qualche problema dall’età scolare. 

Bambina intellettualmente plusdotata, Alice a scuola si è sempre annoiata, pur essendo bravissima e curiosa, e spesso ha incontrato delle difficoltà: indisciplinata, con una bassa autostima nonostante i risultati ottenuti senza sforzo, perennemente annoiata e isolata dai pari età, che ha sempre rifiutato come infantili e poco stimolanti, prediligendo la compagnia degli adulti. Tutto questo le ha causato vissuti di ansia e frustrazione crescente negli anni, aumentati esponenzialmente quando, al liceo classico, ha incominciato ad avere interesse per i ragazzi e ad avere le prime avventure, che si trasformano inevitabilmente in totali disastri perché Alice, dopo l’attrazione iniziale, si stufa, non sopporta l’immaturità del partner ma non è però in grado di avere un atteggiamento amichevole ed empatico e quindi arriva alla rottura, spesso drastica, lasciando il malcapitato in stato di totale disperazione. Quando incontro Alice per la prima volta, arriva trafelata e piangente nella “stanza delle parole”. 

Ci vuole un po’ prima che riesca a smettere di piangere e cominciare a spiegarmi il perché della richiesta di consultazione. È affranta perché è stata costretta, dalla “maledizione” che la perseguita, a dire a Davide – conosciuto da poco, che, in pochi giorni, ha amato intensamente e dal quale è stata appassionatamente ricambiata – che tutto è finito. L’annuncio ha provocato in Davide un dolore immenso, che lei riesce a capire ed è quello che fa piangere anche lei, come ha fatto piangere prima tutti i ragazzi che ha amato e ama. La rottura con Davide è però per lei particolarmente devastante perché si era innamorata del ragazzo, di tutta la sua persona, in modo completo. Ma ancora una volta, è costretta a fare così, perché a un certo punto subentra in lei l’impressione della noia, del già fatto, del già visto, dell’inutile e del ripetuto – una dinamica che ha in moltissime altre esperienze, essendo lei superdotata e, insieme, disperata, temendo di essere geneticamente diversa. Il suo dramma attuale è la realizzazione che, forse, per lei sarà così per sempre. Ecco la “maledizione”: che tutte le volte, dopo un lasso di tempo molto breve di grande passione amorosa, le succede di avere l’impressione del già visto, già fatto, già detto, conosciuto e ripetuto. Ogni volta che arriva a confessare il suo vissuto, il partner, come nel caso di Davide, rimane sbigottito, costernato e poi gravemente dispiaciuto fino al pianto, all’implorazione e al tentativo di scongiurarla di risolvere questo disastro di cui lei gli aveva parlato nei primi due o tre giorni di rapporto molto intenso. 

Dopo che Alice mi descrive, con chiarezza e commozione, cosa è successo negli ultimi giorni da quando ha conosciuto Davide, le dico che questa cosa che lei non può pensare di poter spegnere, si chiama grande passione amorosa adolescenziale: è una cosa naturale ed è difficile ritrovare in natura qualcosa di simile. Lei mi guarda sorpresa sentendomi parlare di grande passione, perché è proprio quello che lei teme di non riuscire a provare più, che rimpiange con grande dispiacere, perché finisce sempre per far soffrire il suo partner. Sento di poterla aiutare ricordandole tutti gli aspetti di relazione amicale, complice, quasi cameratesca, ma non per questo meno appassionata, che si può coltivare con un coetaneo dell’altro sesso, condividendo insieme un pezzo di adolescenza. È un’esperienza utile alla crescita, non un artificio alla moda, ma proprio un bisogno profondo dell’età e della crescita. Alice vorrebbe allontanare Davide, mentre lui la cinge d’assedio, così le propongo nei successivi due o tre giorni di provare ad amplificare al massimo questi aspetti di amicizia e complicità al di là dell’amore. 

Negli incontri successivi Alice è più calma, meno affranta, e mi racconta che ha visto Davide: lui le ha chiesto di andare nella sua camera, dove avevano già consumato una sessualità felicissima, e lei ha pensato che potesse essere utile, in quella stanza, provare a inaugurare modi amichevoli, intimi, affettuosi ma non sessuali e non erotizzati. Lo sforzo – e la fatica – di tirar fuori dalla propria mente interesse e curiosità per questo tentativo di trasformare una passione in amicizia l’ha coinvolta, almeno intellettualmente, abbattendo lo spettro della noia. Naturalmente io ho sostenuto molto l’esperimento in corso, facendole notare che Davide sta molto meglio e che è felice: anche se non ha l’amore, ha almeno la sua vicinanza e simpatia. 

Ho rivisto Alice dopo quindici giorni e lei mi ha raccontato tutti gli stratagemmi che ha cercato di utilizzare per mettere a tacere la sua intelligenza glaciale ed espulsiva e provare a potenziare gli aspetti di calore umano, simpatia, vicinanza. Mi è sembrata convinta di potercela fare, incoraggiata anche dall’entusiasmo del primo esperimento positivo. A me ha interessato molto verificare quello che c’è di naturale in una relazione di questo genere, se si riesce a tenere a bada la persecutorietà implacabile dell’eccesso di intelligenza. Ho raccontato questo pezzo di storia di vita di una ragazzina di diciassette anni perché si profila all’orizzonte la possibilità che il numero dei ragazzi superdotati intellettualmente cresca: a loro è riservato l’incubo di capire tutto fuorché l’amore. Questo esperimento, fortunatamente riuscito, tenderebbe a dimostrare che l’amicizia può guarire anche l’innamorato dalla sua folle passione.

Adolescenti Intelligenti, Cover

Tratto da “Adolescenti intelligenti”, di Gustavo Pietropolli Charmet, Mimesis, 2026, 11,40€, 126 pagine

L'articolo Se i giovani non sono solo un enigma da risolvere proviene da Linkiesta.it.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Redazione

Redazione Eventi e News

Commenti (0)

User