Legge elettorale, Rosy Bindi: “Manomessa la Costituzione. Campo largo? Serve un federatore come Bersani”

13 Ottobre 2026 - 13:50
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Legge elettorale, Rosy Bindi: “Manomessa la Costituzione. Campo largo? Serve un federatore come Bersani”

Rosy Bindi, in un’intervista al Corriere della Sera, ha parlato della legge elettorale recentemente approvata. “È una manomissione della Carta con legge ordinaria. Due gli aspetti più pericolosi. Un premio di maggioranza esorbitante, che viola il principio secondo il quale i voti sono tutti uguali, e il Parlamento che diventa ininfluente rispetto allo strapotere del capo del governo, investito direttamente dal voto popolare”. La legge, secondo Bindi, diventa “lo zerbino del governo e della maggioranza e non più l’espressione del popolo italiano. E, come diceva Scalfaro, il presidente della Repubblica non è più l’organo di garanzia che rappresenta l’unità della nazione, diventa il portiere del Quirinale, costretto a ratificare il frutto di una legge elettorale truffaldina”.

Mattarella però l’ha firmata in 24 ore. “Penso – dice Bindi – che il presidente abbia voluto rispettare il voto del Parlamento e le prerogative della Corte, alla quale spetta, senza dubbi di interpretazione, verificare la costituzionalità delle leggi. La velocità della firma consente alla Consulta di decidere sui ricorsi che sono già pronti e di esprimersi prima della data delle prossime elezioni, così che non si formi un altro Parlamento eletto con una legge poi dichiarata illegittima”. Anche Rosy Bindi firmerà i ricorsi: “Sì, lo farò. La Corte deciderà sugli enormi profili di incostituzionalità, come la parità di genere, l’elezione del Senato su base nazionale e la raccolta esorbitante delle firme. Mi auguro che i giudici valutino, soprattutto, i due aspetti più critici, il premio di maggioranza e l’elezione diretta del premier”.

“Campo largo? Serve un federatore come Bersani”

“Chi ha deciso di dare vita a una coalizione per battere questa destra pericolosa, che vuole comandare occupando tutte le cariche di garanzia compreso il Quirinale, non può fare della scelta del premier una questione spinosa al punto da rendere impossibile un accordo. Io voterò per una donna a Palazzo Chigi, ma per me sono legittimati entrambi. Schlein è la segretaria del partito più grande e Conte ha già governato. Ma poiché la decisione diventa un elemento divisivo, si scelga un padre nobile del centrosinistra e gli si affidi il compito di unire attraverso la squadra e il programma. Poi tutti a fare campagna, da subito”. Il federatore potrebbe essere Gualtieri? “Ottimo sindaco, ma il terzo nome non può essere quello di Gualtieri, Salis, Manfredi o Decaro, sono tutti potenziali concorrenti alle primarie e perché mai i due più titolati dovrebbero cedere? Ci vuole uno al di sopra delle parti. Siccome io sono testarda, insisto su Bersani, anche se lui giustamente si schermisce. Il presupposto è un atto di generosità di Schlein e Conte. Il mondo è grande e il tempo è lungo”.

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