Leone XIV all’AISLA: “Rispondere con gesti di cura alla cultura dello scarto”
Nel corso dell’udienza ai membri dell’AISLA, Papa Leone XIV ha rivolto parole di incoraggiamento e gratitudine ai malati di SLA, alle loro famiglie e ai volontari che ogni giorno offrono assistenza e sostegno. Il Pontefice ha sottolineato il valore della prossimità, della cura e della solidarietà, definendo l’Associazione esempio concreto dello stile di Gesù verso chi soffre. Un messaggio forte contro la cultura dello scarto e della morte, accompagnato da un invito a non perdere mai speranza e coraggio nelle difficoltà quotidiane.
L’udienza
“Alla cultura dello scarto e della morte” che segna o, per meglio dire, ferisce questa epoca “bisogna rispondere con gesti di cura”, mettendo “in circolo” solidarietà e rispetto, avendo sempre la coscienza che “nelle varie situazioni della vita, soprattutto in quelle difficili, nessuno mai dev’essere lasciato solo”. È un inno al coraggio e un messaggio di speranza il discorso che Papa Leone XIV rivolge ai membri dell’Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica (AISLA), ricevuti questa mattina in udienza in Sala Clementina. Oltre 400 i rappresentanti di questa organizzazione non profit, la più importante sul campo in Italia, nata nel 1983 per tutelare, assistere e curare i pazienti affetti da SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica), malattia che colpisce circa 6 mila persone tra i 40 e i 70 anni. La stessa AISLA prevede che ogni anno si registreranno circa 2 mila nuovi casi. Oltre ai malati, l’Associazione cura anche le loro famiglie, sostenendole in una battaglia spesso estenuante dal punto di vista fisico e psicologico. Un servizio per cui il Pontefice esprime profonda gratitudine. Siete un’associazione che unisce persone che vivono la malattia, familiari e “curanti”, in un’alleanza terapeutica di forte vicinanza e prossimità che ben incarna lo stile stesso di Gesù nei confronti di chi soffre
Il messaggio del valore della vita
Il Papa parla in questo senso di un “patto”, il cui primo apporto – sottolinea – è di chi è affetto da SLA che “ogni giorno, con impegno, fede e coraggio, testimonia che la bontà e il valore della vita sono più grandi della malattia”. Anzi, aggiunge Leone, “le sfide stesse che questa comporta si possono affrontare insieme, trasformandole in occasioni speciali e privilegiate per dare e ricevere amore”. “Grazie per questo!”, afferma: Voi, come profeti, insegnate a tutti il valore vero della vita, e il nostro mondo ha tanto bisogno di questo messaggio!
Prossimità e vicinanza
Il Papa ricorda anche il sostegno che l’Associazione offre per la ricerca scientifica, la formazione, l’informazione e l’assistenza, oltre all’“importante ruolo di rappresentanza e di advocacy” e all’opera di sensibilizzazione di singoli, comunità e Istituzioni, anche a livello civile, “là dove si rende necessario tutelare i diritti di chi ha bisogno di aiuto”. Ma soprattutto ciò che Leone XIV vuole rilevare del lavoro dell’AISLA è lo “stile” tutto incentrato sulla “prossimità”. Prossimità che si traduce anzitutto in “vicinanza territoriale”, cioè la presenza presso le abitazioni dei sofferenti. “Pure questo è molto importante”. La cura della salute, oltre che organizzazione e competenza, richiede presenza, anche fisica, per il bene della persona nelle sue diverse dimensioni: biologica, psichica e spirituale
Nessuno sia mai lasciato solo
“La Chiesa – aggiunge Papa Leone – sente molto il valore di questo ‘stare vicino’: di affiancare le persone, là dove si trovano, presso le loro case, per offrire un accompagnamento, oltre che assistenziale, anche spirituale, specialmente con attenzione alle domande di senso che il dolore suscita e che non possono restare inascoltate”. Nelle varie situazioni della vita, soprattutto in quelle difficili, nessuno mai dev’essere lasciato solo, e il volontariato, unendovi nella gratuità, realizza potentemente questo valore, mettendo in circolo solidarietà e rispetto, e rispondendo con gesti di cura alla cultura dello scarto e della morte
Popolo della speranza
A conclusione dell’udienza, il Papa invita a guardare a Gesù che “è passato per città e villaggi guarendo ogni malattia e ogni infermità” e che ha voluto vivere Egli stesso “la passione, la sua Via crucis, come tempo di prova, di dolore fisico e di sofferenza spirituale”. Cristo “è stato solidale con noi fino in fondo, mostrandoci però, con la sua croce e risurrezione, che il dolore e la sofferenza non possono fermare l’amore e annullare la potenza di Dio”, rimarca Leone XIV. “Per questo – incoraggia – tutti noi, figli della sua Pasqua, siamo il popolo della speranza, che non si arrende davanti alle difficoltà, ma unito e solidale, con l’aiuto di Dio, continua a camminare, senza arrendersi, mai”. Senza arrendersi. E in questo io vi ringrazio di cuore per il vostro coraggio: non arrendetevi, camminate con questo coraggio e la speranza nel Signore.
Fonte Vatican News
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