Leone XIV: «I morti in mare vittime di decisioni mancate, l’Europa ha una responsabilità epocale»

05 Luglio 2026 - 10:45
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Leone XIV: «I morti in mare vittime di decisioni mancate, l’Europa ha una responsabilità epocale»
Papa Leone XIV celebra la Messa a Lampedusa (foto Vatican Media)Papa Leone XIV celebra la Messa a Lampedusa (foto Vatican Media)

Da Vatican News

L’appello, non urlato e proprio per questo ancora più incisivo, è all’Europa chiamata a “una responsabilità epocale” sul tema migratorio. Il ricordo è per «i morti in mare», vittime di «decisioni prese e decisioni mancate». Il grazie è per tutti: Chiesa, istituzioni civili, Ong, Guardia Costiera e per gli stessi migranti, che hanno dimostrato loro stessi capacità di accoglienza, resistenza, resilienza.

Lo storico viaggio di papa Francesco a Lampedusa l’8 Luglio 2013 (Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Parla da Pontefice ma si presenta come pellegrino «sulle orme di Papa Francesco», Papa Leone XIV, a una Lampedusa che lo accoglie con calore e fervore come fece tredici anni fa, l’8 luglio 2013, con il Pontefice argentino che, senza troppi preavvisi e pochissimo tempo di preparazione, volle compiere in quest’isola il suo primo viaggio da Successore di Pietro per portare conforto alla comunità sconvolta da un naufragio in cui persero la vita oltre 300 persone.

Il grazie del Papa

Una tragedia ripetuta nel tempo su queste coste cristalline affollate di turisti e che hanno visto sempre la stessa risposta: accoglienza, solidarietà, vicinanza. Prima improvvisata, spontanea, da parte della gente, poi organizzata e controllata grazie alle Ong e alle forze dell’ordine. Per questo Leone nell’omelia della Messa al campo sportivo Arena della Località Salina – ultimo appuntamento del viaggio a Lampedusa – dinanzi a 4 mila persone da tutta la regione, ripete più volte la parola “grazie”.

«Grazie ai volontari, alle associazioni, raccolte nel “Forum Lampedusa Solidale”, alle istituzioni civili, alla Guardia Costiera, ai sindaci e alle amministrazioni che nel tempo si sono succeduti; grazie ai diaconi, ai preti, alle religiose, ai medici, agli psicologi, agli educatori; grazie alle forze di sicurezza e a tutti coloro che, con o senza il dono della fede, hanno scelto di amare insieme».

Il Vangelo diventa muto quando ognuno fa di sé stesso un’isola

Un lungo elenco di istituzioni e rappresentanti della Chiesa, della politica e della società civile che, in questi anni di sbarchi e salvataggi, hanno testimoniato quell’amore che è fulcro del Vangelo. E proprio dal Vangelo il Papa attinge la sua riflessione: esso, afferma, “risuona dove i popoli si incontrano, le persone si accolgono, le loro vicende si intrecciano, le diverse culture si pongono in dialogo”. Diventa “muto”, invece, “dove ognuno fa di sé stesso un’isola, dove il contatto è evitato, lo scambio è interrotto”.

Torna nelle parole del Pontefice, più volte interrotti da applausi, la parabola del buon Samaritano, proclamata durante la liturgia, quale esempio di «una storia che continua». Lampedusa e Linosa si trovano oggi su «una strada pericolosa» come quella che scendeva da Gerusalemme a Gerico. «Qui – dice Leone XIV – avete visto non solo uno, ma migliaia di esseri umani caduti nelle mani di briganti che portano loro via tutto, li percuotono a sangue e se ne vanno, lasciandoli mezzi morti. Il mare ha accolto gli altri, quelli che non ce l’hanno fatta a giungere dove speravano”, sottolinea il Papa. E oggi avvertiamo “la loro presenza” che interpella la coscienza di tutti e, prima di qualunque considerazione intellettuale e convinzione ideologica, “chiama alla prossimità».

«Prossimi ci si fa, prossimo si diventa!»

Ma prossimi si diventa attraverso l’amore di cui «la compassione, che vede il fratello in mare, è come il primo fremito, la chiamata profonda a osare ciò che mai avreste pensato».

La memoria dei migranti morti in mare

Il Papa – con indosso una casula bianca decorata con strisce azzurre che riprendono il motivo delle onde, realizzata dalle Pie Discepole del Divin Maestro di Roma – guarda alle persone migranti presenti allo stadio: «Loro stesse – scandisce – non hanno soltanto ricevuto, ma molte volte esercitato la solidarietà nel loro viaggio, come poveri che aiutano i più poveri. Grazie, fratelli e sorelle, perché non c’è niente di scontato nel vostro farvi prossimi, niente di automatico».

Il pensiero del Papa, o meglio, la sua denuncia va anche a «chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere». I morti in mare sono infatti «vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate».

«Il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza, un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, l’idea che tali problemi non ci riguardano, i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui, il lento e difficile passaggio da una mera gestione delle emergenze all’elaborazione di politiche organiche e condivise: tutto questo riproduce oggi, del racconto evangelico, la fretta di “passare oltre».

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