Lettera di Confindustria, Medef e Bdi a von der Leyen: “Serve profonda revisione dell’ETS”
Bruxelles – Una “profonda revisione” del meccanismo ETS – il Sistema di scambio emissioni -, “affinché le regole del mercato europeo della CO2 siano rese più aderenti alla realtà dell’industria, tenendo conto di tecnologie disponibili, costi, infrastrutture e concorrenza internazionale”. È la richiesta che le associazioni industriali di Italia, Francia e Germania – Confindustria, Medef e Bdi – inviano alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in vista della prossima revisione del sistema ETS, in calendario per il 17 luglio. È la prima volta che le le tre associazioni esprimono una posizione comune sul tema in vista dell’appuntamento di venerdì prossimo (17 luglio).
Nella lettera, viene richiamato anche un recente studio dell’Università di Milano-Bicocca sull’ETS, “secondo cui tra il 2013 e il 2024 la riduzione delle emissioni sarebbe derivata più dalle chiusure aziendali che dall’impatto del meccanismo sulla decarbonizzazione“. In particolare, “il numero di impianti manifatturieri soggetti all’EU ETS è diminuito del 14,6 per cento, mentre quelli rimasti operativi hanno registrato un utilizzo medio della capacità produttiva pari a circa l’80 per cento”, evidenzia il documento.
Le principali organizzazioni industriali delle prime tre economie europee – rappresentanti di quasi 500mila imprese – chiedono anche di rivedere la Market Stability Reserve, la riserva che regola le quote CO2 sul mercato europeo, “per evitare carenze create dalle regole attuali e limitare gli sbalzi dei prezzi”. Non solo. Sollecitano il rafforzamento del CBAM (Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere), cioè “il dazio europeo sulle emissioni di CO2 dei prodotti importati, mantenendo quote gratuite e compensazioni dei costi ETS finché non ci saranno strumenti alternativi efficaci contro il trasferimento della produzione fuori dall’UE. Infine, chiedono alla Commissione di “destinare integralmente i ricavi ETS alla decarbonizzazione”; di “integrare, dopo il 2030, soluzioni come i crediti internazionali di alta qualità, la cattura e lo stoccaggio della CO2 e le rimozioni permanenti di carbonio”; di “escludere trasporto marittimo e aviazione dall’ambito di applicazione del meccanismo”.
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