Per l’Avvocato UE, Amazon fa servizio postale in Italia senza “la necessaria autorizzazione”

09 Luglio 2026 - 12:53
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Bruxelles – Amazon potrebbe dover essere considerata, almeno per alcune delle attività svolte in Italia, un operatore postale a tutti gli effetti. È questa la conclusione dell’Avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, Campos Sánchez-Bordona, secondo cui alcune società del gruppo svolgono “servizi riconducibili al ciclo postale” e possono quindi essere assoggettate all’obbligo di “ottenere l’autorizzazione prevista dalla normativa italiana”. Una presa di posizione che, se confermata dalla Corte, potrebbe incidere sul modello organizzativo dei grandi operatori dell’e-commerce.

La vicenda nasce nel 2018, quando l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) ha sanzionato Amazon Italia Logistica, Amazon Italia Services e Amazon Italia Transport per aver offerto, secondo l’Autorità, “servizi postali senza la necessaria autorizzazione”. Le società hanno impugnato i provvedimenti e il Consiglio di Stato ha chiesto alla Corte di giustizia dell’Unione europea di chiarire se la direttiva europea sui servizi postali consenta agli Stati membri di sottoporre ad autorizzazione attività come quelle svolte dalle società del gruppo Amazon.

Nelle conclusioni presentate alla Corte, l’Avvocato generale Manuel Campos Sánchez-Bordona ritiene che la risposta sia positiva. Secondo la sua analisi, Amazon Italia Logistica “gestisce invii che hanno già natura postale” e le attività di organizzazione e instradamento dei pacchi “potrebbero rientrare nella fase di smistamento prevista dalla direttiva europea”. Per quanto riguarda Amazon Italia Services, la gestione degli armadietti automatici (locker) “costituisce parte della fase finale della distribuzione degli invii“. L’Avvocato generale osserva infatti che il servizio non consiste nella semplice messa a disposizione di uno spazio per il ritiro dei pacchi, ma comprende una “gestione attiva della consegna e della restituzione automatica al mittente nel caso in cui il destinatario non ritiri l’invio entro i termini previsti”.

Anche Amazon Italia Transport, pur non effettuando materialmente le consegne, potrebbe essere qualificata come fornitore di servizi postali. Secondo l’Avvocato generale, la società “esercita un’influenza determinante sull’organizzazione del servizio svolto dai corrieri locali ai quali affida le consegne, definendo modalità operative e condizioni di esecuzione”.

Un passaggio particolarmente rilevante delle conclusioni riguarda l’organizzazione del gruppo Amazon. La direttiva europea, osserva l’Avvocato generale, consente di qualificare come fornitore di servizi postali ciascun operatore che svolga una delle ordinarie fasi del ciclo postale. Nel caso specifico, le attività delle tre società sembrano integrarsi fino a costituire, nel loro insieme, un servizio postale.

Le conclusioni dell’Avvocato generale non vincolano la Corte di giustizia, che si pronuncerà con una sentenza nei prossimi mesi. Successivamente sarà il Consiglio di Stato a decidere sulla controversia applicando l’interpretazione fornita dalla Corte. Se quest’ultima dovesse confermare l’impostazione proposta dall’Avvocato generale, verrebbe rafforzato il principio secondo cui anche le grandi piattaforme dell’e-commerce, quando organizzano direttamente le attività di consegna, possono essere soggette alle stesse regole e agli stessi obblighi autorizzativi previsti per gli operatori postali tradizionali.

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