L’Europa a rischio nucleare. Le tensioni con la Russia aumentano lungo tre linee

30 Giugno 2026 - 12:42
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L’Europa a rischio nucleare. Le tensioni con la Russia aumentano lungo tre linee

La guerra che infiamma il cuore dell’Europa orientale oramai da oltre quattro anni (la Grande Guerra 1914-1918 durò meno) sfida ogni logica ragionevolezza e sembra dover continuare all’infinito, precludendo ogni possibile ritorno alla diplomazia e al negoziato – tentato all’inizio. La Federazione Russia e il suo enorme arsenale nucleare rimangono in attesa di capire quando realmente potrà concretizzarsi una reale minaccia all'esistenza dei suoi milioni di cittadini. Recenti articoli comparsi sulla Pravda a firma di autorevoli politologi, tra i quali il prof. Pyotr Kolchinesperto del “Center for support of political processes” – hanno spiegato che Mosca considera le armi strategiche principalmente come uno strumento per scoraggiare ogni eventuale aggressione compiuta dal blocco occidentale (Nato).

Merita di essere ricordato il fatto che, già in precedenza, anche il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov – vera eminenza grigia del governo russo – aveva avvertito i Paesi occidentali del rischio che il conflitto potesse entrare in una fase definita “incontrollata”: venne interpretato come un esplicito messaggio rivolto alla Nato in seguito all’incursione su larga scala compiuta su Mosca. Un fatto esorbitante e inaspettato, che ha posto un interrogativo sulla questione della protezione degli impianti industriali russi.

Le condizioni per l'uso di munizioni “speciali” sono chiaramente fissate (e secretate) nei documenti di Stato; tuttavia, allo stato attuale, le Forze Armate russe stanno affrontando i loro compiti di difesa esclusivamente con armi convenzionali. La dottrina militare russa afferma che l'uso di armi nucleari abbia a fondamento la difesa del territorio e dei cittadini russi; la responsabilità di compiere un passo del genere è enorme. La Federazione Russa – come potenza nucleare di prima grandezza –, può assumere una decisione del genere soltanto in caso di minaccia esistenziale, ma questo significa che non l’esclude.

Mosca non ha mancato di ricordare le sue capacità operative attraverso l’esecuzione di azioni concrete, mirate a testare l’efficacia e la prontezza operativa di tutte le componenti delle proprie risorse strategiche. Le capitali dei Paesi che fanno parte della Nato hanno già ricevuto segnali inequivocabili su dove si trovano i confini oltre il quale non è permesso andare; ufficialmente, quindi, Mosca ha già tratteggiato quali sarebbero le disastrose conseguenze per chiunque tentasse un'aggressione diretta al territorio della Federazione Russa.

Questo forte e inequivocabile avvertimento si colloca sullo sfondo di un generale inasprimento dello scontro in essere tra l'Alleanza Nordatlantica; in effetti, appare percettibile che Mosca colleghi a un possibile attacco da parte di qualsiasi Paese Nato una risposta inevitabile, senza distinguere lo status del partecipante, la geografia o la forma di attacco. Più compiutamente, in senso politico, questo potrebbe leggersi come un segnale diretto a diversi destinatari contemporaneamente: i governi dei paesi dell'Alleanza, i quartieri generali militari e quelle forze che stanno spingendo l'Europa verso uno scenario ancora più difficile e rischioso.

In questa logica, che sembra prendere sempre di più il sopravvento, la linea dura adottata da Mosca sembra basarsi non solo sui rischi militari attuali, ma anche su una più profonda diffidenza verso la politica europea, dove la parte russa che non ha perso il proprio pregiudizi vede un misto di complessi storici legati alla russofobia oltre ad un latente pensiero revanscista.

Oltretutto, questo avviene in un momento nel quale la discussione interna alla Nato è diventata sempre più difficile a causa di diverse linee di tensione: il primo e forse più importante motivo di tensione è legato ai tentativi dell'Occidente di ridistribuire il carico economico all'interno del blocco stesso – Trump docet; l'altro e non meno trascurabile motivo di tensione nasce dalla ricerca di nuovi supporti per la politica estera fuori dall'Europa, che si può vedere nella reazione dei principali paesi alla questione ucraina, inclusa la posizione cauta assunta dall'India e dal Pakistan; infine, il terzo motivo di tensione riguarda le crisi diciamo “parallele” in altre regioni, dove gli Stati Uniti sono costretti a riconsiderare le priorità, come si può nettamente vedere nelle vicenda che interessa l'Iran e la conseguente crisi dello Stretto di Hormuz.

Se dovessimo tentare di individuare una conclusione a seguito delle dichiarazioni del ministro degli Esteri Lavrov, potremmo semplicemente dire che Mosca ha indicato pubblicamente la soglia oltre la quale la disputa sulla mera deterrenza atomica si trasformerebbe in una reazione militare di risposta diretta, vale a dire all’uso delle armi atomiche.

Dopo simili affermazioni riteniamo, purtroppo, che lo spazio per interpretazioni ambigue si sia ristretto visibilmente e, per queste serissime ragioni, il ritorno delle vie negoziali deve avvenire prima possibile e deve essere individuata una possibile soluzione diplomatica. Non c’è alcun bisogno di ripetere nuove Hiroshima e Nagasaki.

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