L’Italia guiderà l’hub regionale Ue nel Mediterraneo per i cavi sottomarini

24 Giugno 2026 - 05:09
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L’Italia guiderà l’hub regionale Ue nel Mediterraneo per i cavi sottomarini

L’Italia guiderà il nuovo hub regionale dell’Unione europea per la sicurezza dei cavi sottomarini nel Mediterraneo. La Commissione europea ha annunciato lo stanziamento complessivo di 5,8 milioni di euro per la creazione dei primi due Regional Cable Hubs dell’Ue, uno nel Mar Baltico e uno nel Mar Mediterraneo, nell’ambito del piano europeo per rafforzare la protezione delle infrastrutture sottomarine critiche per la trasmissione di dati ed energia.

Il polo mediterraneo, finanziato con 3,3 milioni di euro, sarà coordinato dall’Italia insieme a Grecia, Cipro e Malta. L’obiettivo è creare un sistema comune per migliorare il monitoraggio dei cavi, favorire lo scambio quasi in tempo reale di informazioni, individuare anomalie e garantire una risposta coordinata in caso di incidenti che coinvolgano più Paesi. La Commissione europea ha spiegato che l’hub unirà procedure e strutture decisionali condivise con una «piattaforma tecnologica federata», così da rafforzare la capacità degli Stati membri di sorvegliare e proteggere le reti sottomarine.

Un secondo hub sarà realizzato nel Mar Baltico, con un finanziamento di 2,5 milioni di euro, sotto il coordinamento della Finlandia insieme a Danimarca, Germania, Estonia, Lettonia e Svezia. Bruxelles ha inoltre lanciato un nuovo bando da 40 milioni di euro, finanziato attraverso il programma Connecting Europe Facility (Cef Digital), per aumentare la capacità europea di riparazione dei cavi sottomarini di comunicazione. Le risorse serviranno a sviluppare moduli adattabili e rapidamente dispiegabili da navi di riparazione già operative nel Mediterraneo, nell’Atlantico e in altri bacini marittimi.

«Con i primi hub regionali per cavi sottomarini nel Mar Baltico e nel Mediterraneo, e con i finanziamenti per le capacità di riparazione dei cavi, l’Europa si sta muovendo verso capacità potenziate», ha dichiarato la vicepresidente della Commissione europea per la Sovranità tecnologica Henna Virkkunen. «Stiamo rafforzando la nostra capacità di individuare le minacce, agire più rapidamente e rispondere insieme. Questo significa che l’Europa sta investendo nella propria sicurezza, resilienza e sovranità».

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha definito la decisione europea «una notizia che richiama il ruolo strategico del nostro Paese». «Questi cavi sono il sistema nervoso delle comunicazioni e dello scambio dei dati e l’Italia è al centro di una rete fisica che collega l’Europa e l’Occidente all’Africa e all’Asia», ha dichiarato. Secondo Urso, Roma coordinerà con Grecia, Cipro e Malta «procedure condivise e strutture decisionali con una piattaforma tecnologica comune per consentire un continuo scambio di informazioni, rilevamenti di anomalie e risposte coordinate per eventuali incidenti a livello transfrontaliero».

Per Alberto Rizzi, ricercatore presso lo European Council on Foreign Relations, la creazione dell’hub rappresenta «un cambio di passo importante nell’approccio europeo alla protezione delle infrastrutture sottomarine». «Dopo oltre quattro anni di guerra e sabotaggi finalmente si gettano le basi per una difesa condivisa anche nel Mediterraneo», osserva. Secondo l’esperto, però, il Mediterraneo non deve essere considerato un ambiente meno esposto rispetto al Baltico. «Nonostante la profondità relativamente maggiore, i cavi nel Mediterraneo sono ugualmente esposti a sabotaggi e danni da parte di attori rivali. Non illudiamoci che chi con ogni probabilità sta dietro i sabotaggi nel Baltico non pensi prima o poi di fare lo stesso anche nel Mediterraneo, a maggior ragione considerando la crescente importanza che i collegamenti elettrici con la sponda sud avranno per la sicurezza energetica europea. Bisogna essere pronti».

La scelta di Roma si inserisce in un ecosistema nazionale che comprende anche operatori strategici della connettività internazionale, come Sparkle, attiva nelle reti di telecomunicazione globali e nei collegamenti sottomarini che connettono il Mediterraneo con altre aree del mondo. Sul fronte industriale, il dossier si intreccia anche con il progetto Elmed. Prysmian ha ricevuto lunedì da Terna e dall’operatore tunisino Steg la «notice to proceed» per la costruzione dell’interconnessione elettrica sottomarina tra Italia e Tunisia, un contratto dal valore di circa 460 milioni di euro. Il collegamento permetterà di integrare nel sistema energetico italiano ed europeo l’energia rinnovabile prodotta in Tunisia.

Per Rizzi, la nascita dell’hub è però «solo il primo passo». «Occorre progressivamente armonizzare nei vari Paesi partecipanti le varie responsabilità in materia di sorveglianza, protezione e operazioni di riparazione dei cavi». Proprio sul fronte della capacità di intervento si concentra una delle principali criticità. «Le capacità attualmente presenti nel Mediterraneo bastano per rotture o danni nella norma, ma potrebbero andare in difficoltà in caso di più sabotaggi coordinati», spiega l’esperto. «Qui si cela la debolezza di un sistema pensato per la massima efficienza economica: oggi i rischi geopolitici impongono di tutelarsi anche contro eventi apparentemente improbabili ma dal potenziale altamente distruttivo se si verificassero».

In prospettiva, secondo Rizzi, sarà necessario ampliare il coinvolgimento degli attori regionali. «Francia e Spagna, pur non facendo parte dell’hub, sono importanti punti di approdo di cavi sottomarini del Mediterraneo e hanno anche capacità nell’industria e nella riparazione. Occorre quindi, dove possibile, coinvolgere anche Parigi e Madrid nelle attività dell’hub per aumentare la copertura geografica e le capacità di rilevamento di minacce». Un possibile ulteriore tassello potrebbe essere rappresentato dalla Turchia, vista la sua appartenenza alla Nato e le sue capacità navali, anche se questo richiederebbe il superamento delle dispute sulla delimitazione delle zone economiche esclusive e delle tensioni politiche nella regione.

La sfida europea, quindi, non riguarda solo la protezione fisica dei cavi, ma la capacità di rendere più resiliente una rete infrastrutturale sempre più centrale per dati, energia e sicurezza strategica.

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