L’Ue pensa a Draghi e Merkel per non restare esclusa dal tavolo con Putin

L’Unione europea sta discutendo una mossa che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrata fuori schema: affidare a una figura politica di altissimo profilo il compito di aprire un canale diretto con Vladimir Putin. Non un mediatore tecnico, né un diplomatico di carriera, ma un ex capo di governo o di Stato con peso politico sufficiente da essere preso sul serio dal Cremlino. È questo il senso del dibattito riportato dal Financial Times, che vede sul tavolo nomi come Mario Draghi e Angela Merkel, insieme ad altre figure del Nord Europa.
La riflessione nasce da un dato politico semplice: mentre i negoziati guidati dagli Stati Uniti sulla guerra in Ucraina rallentano, l’Unione Europea rischia di restare ai margini del processo che potrebbe definire la futura architettura della sicurezza continentale. Alcuni governi europei ritengono che questa marginalità non sia più sostenibile, soprattutto se si consolidasse un’intesa negoziata senza un ruolo diretto di Bruxelles.
Nel totonomi, Draghi – il Signor Wolf per l’Europa invocato nell’ultimo numero di Linkiesta Magazine, ordinabile qui – rappresenta la soluzione tecnocratica: ex presidente della Banca centrale europea e già presidente del Consiglio italiano, è visto come un attore dotato di credibilità finanziaria e istituzionale, capace di dialogare senza essere percepito come parte politica del conflitto interno europeo. La sua forza è la reputazione di gestore di crisi sistemiche, dalla crisi dell’euro alla fase post-pandemica, ma anche l’assenza di un mandato politico attuale, che ne farebbe un emissario più neutrale ma meno coercitivo.
Angela Merkel, invece, incarna la dimensione opposta: non la neutralità tecnica, ma la memoria politica di un’intera fase dei rapporti tra Europa e Russia. Cancelliere tedesca per sedici anni, ha avuto un rapporto diretto e continuativo con il Cremlino, diventando uno degli interlocutori occidentali più rilevanti per Putin. Questo però la espone anche a una lettura ambivalente: esperienza negoziale da un lato, ma anche responsabilità storiche nella lunga stagione di interdipendenza energetica con Mosca dall’altro.
Accanto a loro compaiono anche profili nordici come il presidente finlandese Alexander Stubb e il suo precedessore, Sauli Niinistö, considerati più neutri rispetto alle fratture interne europee e con una conoscenza diretta delle dinamiche di sicurezza del fianco orientale.
Il punto politico, tuttavia, non è la lista dei nomi ma la natura stessa dell’operazione: l’idea di un inviato europeo unico segnerebbe un salto qualitativo nella politica estera dell’Unione europea, ma al tempo stesso rischia di mettere in evidenza le sue divisioni interne. Alcuni Stati membri vedono nella proposta uno strumento per non essere esclusi dai futuri negoziati; altri temono che esponga in modo troppo evidente l’assenza di una posizione comune.
Sul piano ucraino, Volodymyr Zelensky insiste perché l’Europa abbia una presenza forte e riconoscibile nei colloqui, con un obiettivo minimo: cessate il fuoco e congelamento delle linee del fronte. Ma resta irrisolto il nodo principale: se Mosca sia realmente interessata a un canale europeo o se preferisca trattare solo con attori selezionati, secondo convenienza politica.
In controluce, la discussione sul Putin whisperer europeo non riguarda tanto la diplomazia quanto l’identità strategica dell’Unione europea: attore autonomo capace di entrare nei negoziati, oppure soggetto che continua a dipendere da architetture negoziali costruite altrove.
L'articolo L’Ue pensa a Draghi e Merkel per non restare esclusa dal tavolo con Putin proviene da Linkiesta.it.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)