Lula dietro Bolsonaro Jr, il futuro della foresta amazzonica è appeso al secondo turno del voto in Brasile

05 Ottobre 2026 - 21:30
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Lula dietro Bolsonaro Jr, il futuro della foresta amazzonica è appeso al secondo turno del voto in Brasile

Rischia di non essere riconfermato presidente del Brasile, anche se dal 2022 ha salvato 20 mila chilometri quadrati di foresta Amazzonica. Oppure, con gli occhi dei suoi avversari: non sarà riconfermato presidente del Brasile anche perché ha salvato 20 mila chilometri quadrati di foresta Amazzonica. Punti di vista sulla presidenza di Luiz Inácio Lula da Silva, per tutti Lula, e sulle elezioni che lo hanno visto misurarsi con Flavio Bolsonaro, per tutti Bolsonaro Jr.

Il primo turno delle presidenziali brasiliane ha visto il senatore di destra e figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro conquistare il 47% dei voti contro il 45% incassato dal Capo di Stato uscente. Tutto si deciderà al secondo turno che si disputerà il 25 ottobre, dato che nessuno dei due sfidanti ha superato la maggioranza assoluta. E la strada per Lula si mostra al momento tutta in salita. Oltre al fatto che parte con due punti percentuali di distacco, c’è da considerare che al ballottaggio potrebbero confluire su Bolsonaro Jr i voti degli altri candidati di destra e anti-Lula: da Ronaldo Caiado (ha preso il 2,19%), che è il governatore uscente dello Stato di Goiás e figura di spicco della destra rurale e dell’agrobusiness, ad Augusto Cury (2,90%), fautore del libero mercato, a Renan Santos (2,25%), che è uno dei leader e fondatori del movimento di destra neoliberale Movimento Brasil Livre.

Lula, per recuperare il distacco e rendere vano il probabile ulteriore appoggio da destra per il figlio dell’ex presidente Bolsonaro, dovrà puntare soprattutto a ridurre l’astensionismo (salito al 21%) e attrarre il voto dei moderati e degli indipendenti alle prese con il caro vita. Per certi versi un cambio di strategia non da poco per lui, dopo anni di battaglie sì in difesa dei lavoratori ma anche di politiche di tutela dell’ambiente, che gli sono valse il fastidio da parte di imprese, fondi speculativi, aziende (e relativi dipendenti) attive nell’industria estrattiva e quelle attive nel commercio del legname e dei prodotti agricoli e zootecnici. Ecco perché all’inizio si diceva che Lula potrebbe non essere riconfermato presidente del Brasile «nonostante» o «anche perché» ha fatto quel che ha fatto con la porzione di foresta amazzonica che ricade nei confini del Paese.

Come emerge da un’analisi del sito specializzato Carbon brief, sotto la presidenza di Lula sono stati preservati almeno 20.000 chilometri quadrati di foresta pluviale dal 2023 a oggi rispetto al quadro drammatico che si prospettava. Un’area immensa, paragonabile per estensione all’intero Stato del New Jersey o alla Slovenia, rimasta intatta grazie al ripristino delle normative ambientali e al rigoroso orientamento del Codice forestale. Sotto la guida dell’ambientalista e ministra Marina Silva, l’azione di contrasto ha portato il tasso annuale di deforestazione a più che dimezzarsi, crollando dagli oltre 11.500 chilometri quadrati del 2022 ai circa 5.700 del 2025, fino a toccare nel 2026 i livelli più bassi dall’inizio delle rilevazioni ufficiali nel 1988.

Questo netto cambio di rotta impresso da Lula negli ultimi anni contrasta drasticamente con il quadriennio di Jair Bolsonaro, segnato dal depotenziamento dei controlli federali, dall’indebolimento delle agenzie di tutela e dall’avanzata delle attività estrattive e dell’agribusiness. Gli esperti di Carbon brief segnalano anche quanto la sfida rimanga fragile dinanzi agli equilibri politici: la prova elettorale che vede contrapposti Lula e Bolsonaro Jr rappresenta un punto di snodo per il futuro climatico globale. Se da un lato l’amministrazione uscente persegue l’obiettivo della deforestazione zero entro il 2030, una vittoria della destra rischia di smantellare rapidamente i presidi ricostruiti, a tutto vantaggio dell’industria estrattiva e dell’agribusiness. E dei relativi soci, che sono in patria ma che sono anche, e numerosi, negli Stati Uniti.

Lula, dall’alto dei suoi quasi 81 anni e delle sue tante battaglie vinte (da quelle da sindacalista a quelle giudiziarie risolte con una condanna di 17 anni annullata dopo aver comunque conosciuto il carcere) punta a un quarto mandato e si dice pronto a combattere per questo. «Ammetto di essere stato convinto di vincere al primo turno. La partita sta per iniziare: nei tempi supplementari conquisteremo il popolo brasiliano», ha detto non risparmiando bordate nei confronti delle pressioni provenienti dagli Stati Uniti e definendo queste elezioni una battaglia tra democrazia e «barbarie».

Quanto ai Bolsonaro, primi e non pochi risultati già li hanno portati a casa: oltre a Flavio, altri quattro membri del clan familiare dell’ex presidente Jair hanno vinto nelle elezioni legislative e si sono assicurati un posto. Michelle Bolsonaro, moglie dell’ex presidente, si è aggiudicata un seggio al Senato, dove pure è stato eletto anche un altro figlio di Jair, Carlos Bolsonaro. In questa tornata elettorale è stato eletto anche il figlio più piccolo Jair, chiamato Jair Renan, e anche Renato Bolsonaro, che è il fratello sessantaduenne dell’ex presidente. Lui, Jair in persona, non ha potuto partecipare alle elezioni perché ha subito una condanna di 27 anni per tentato colpo di Stato.

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