Dopo l’ok del Parlamento, il ministro Pichetto Fratin sposta più in là l’arrivo del nucleare: «Tra 15 anni»

05 Ottobre 2026 - 21:30
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Dopo l’ok del Parlamento, il ministro Pichetto Fratin sposta più in là l’arrivo del nucleare: «Tra 15 anni»

A volte basterebbe ascoltare o leggere quel che dice Gilberto Pichetto Fratin, per misurare la distanza che separa gli annunci del governo Meloni dalla realtà dei fatti. Quando il 23 settembre l’Aula del Senato era stata chiamata a dare il via libera definitivo al ritorno del nucleare in Italia, il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica aveva risposto così alla domanda sui tempi necessari per vedere in esercizio le prime centrali atomiche: «Secondo le stime potrebbero esserci nel 2033-2034». Ora che quella legge - che il governo Meloni si ostina a chiamare del «nuovo nucleare sostenibile» benché di nuovo e sostenibile non abbia niente - è stata approvata da entrambi i rami del Parlamento, Pichetto Fratin ha iniziato a spostare più avanti nel tempo l’arrivo del nucleare made in Italy: «Arriverà tra 15 anni». Dunque, non più nel 2033-2034, cioè tra 7 o 8 anni, ma tra il doppio del tempo.

Ecco quel che precisamente ha detto il ministro dell’Ambiente, pensando di rispondere a tono alle obiezioni di chi sostiene che piuttosto che puntare su una tecnologia che sarà operativa nel nostro Paese chissà quando, converrebbe accelerare nella produzione di energia da fonti pulite, eolico e solare, già ampiamente disponibili e già ormai da tempo a buon mercato: «Dicono “arriverà fra 15 anni”. Sì, ma se non cominciamo oggi non arriverà mai. È questo il dato di fondo. Entro fine anno, è un impegno della premier che è doppio impegno mio sennò mi cazzia, arriveranno i decreti attuativi per completare il quadro giuridico».

Ora, al netto del linguaggio sciolto e del tono che voleva essere simpatico di fronte alla platea del convegno “Il partito italiano, dalla Dc a Berlusconi e Meloni”, Pichetto ha confermato che la rosea previsione di vedere un reattore in funzione sul suolo italiano nel neanche troppo prossimo 2033 è già stata depennata dall’agenda a favore di un più realistico 2041 (che, guarda caso, è anche la data indicata in audizione in Parlamento dall’Arera per quel che riguarda la creazione di un Deposito nazionale di scorie radioattive).

Quanto poi alla previsione riguardante i decreti attuativi, segnaliamo che sempre nel lasso di tempo di poche settimane, siamo passati dall’idea che entro la fine dell’anno questi decreti verranno approvati al termine meno rigido e più generico «arriveranno». Nel senso, il ministero dell’Ambiente li avrà pronti entro due mesi e mezzo? Oppure, il ministro potrebbe presentarli in Parlamento prima di Natale? Come che sia, questi decreti che devono dare sostanza a una legge delega sul nucleare che è stata sì approvata ma non contiene nulla in quanto a luoghi in cui sorgeranno le centrali, soldi con cui finanziare l’operazione e tutti gli altri dettagli concreti, lì arriveranno. Poi, quel che succederà tra Camera e Senato sarà tutto da vedere.

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