Mai dire ANAC: la lettera anonima dell'autorità

03 Agosto 2026 - 15:50
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Mai dire ANAC: la lettera anonima dell'autorità

lentepubblica.it

La lente di Santo Fabiano su una lettera ANAC senza intestazione né firma: dubbi su metodo, trasparenza e rapporti con le Pubbliche Amministrazioni.

Ormai prevale la sensazione che raccogliendo gli scivoloni dell’ANAC si possa produrre una ricca documentazione. Ebbene, questa volta l’Autorità supera se stessa e con una lettera “anonima” (senza intestazione, nè sottoscrizione) inviata alle pubbliche amministrazioni, annuncia interventi minacciosi a seguito degli esiti della verifica sul rispetto della trasparenza.
Le risultanze risalirebbero al novembre 2025, con riferimento all’anno 2024.
Probabilmente quella missiva è il frutto di una sorta di automatismo, che tuttavia risulta lento (visto che interviene quasi dopo due anni) e inopportuno perchè non si cura, come si conviene a una Pubblica Amministrazione e come si conviene rivolgendosi a un’altra Pubblica Amministrazione, di utilizzare una sorta di intestazione e la sottoscrizione di chi ne ha deciso la trasmissione.

Il tono della comunicazione e i dubbi sul metodo

Peraltro, non è da trascurare il tono, poco elegante e affatto istituzionale, che sembra rivolgersi a un pubblico di corrotti, autori di comportamenti gravi e irreparabili, ostinati nella loro illegalità, meritevoli di richiami definitivi e annunci di sanzioni e connesse responsabilità.
Ma è davvero questo il modo con cui ci si rivolge alle Pubbliche Amministrazioni? E poiché non sono come l’ANAC vuole descriverle, viene da chiedersi: a chi giova questa narrazione sospettosa e minacciosa? E c’è il rischio (fondato) che queste gravi affermazioni possa valicare il confine e diffondere a livello internazionale una della pubblica amministrazione italiana che non corrisponde alla realtà e ne compromette l’immagine, oltre che il rispetto che si deve ai numerosi operatori che vivono sotto il peso di constanti prescrizioni corredati da minacce di sanzioni.

Il questionario, il link inattivo e la validità della nota

La lettera, infatti, si chiude con un “invito”, che non è tale perchè collegato a sanzioni, alla compilazione di un questionario, accessibile tramite un link… che però non risulta attivo. E si aggiunge persino l’obbligo di pubblicare quella “lettera anonima” nel sito istituzionale dell’ente.
Tutti “inviti” che non hanno alcun valore, proprio perchè la lettere non ha alcuna intestazione, nè sottoscrizione. E ciò è stato confermato da chi, malcapitato, ha dovuto rispondere alle numerose telefonate di chiarimento, manifestando imbarazzo e invitando all’attesa di altre successive comunicazioni.

Trasparenza, burocrazia e ruolo dell’ANAC

Ebbene, comprendo il timore di trattare ogni questione relativa all’ANAC e persino la difesa d’ufficio di chi vuole risultarne “amico” (per vantaggi possibili o per paura), ma non è lecita accantonare il “senso dello Stato” e la stessa credibilità delle Pubbliche Amministrazioni per dare seguito a pretese burocratiche che, oltre a risultare complesse e cervellotiche, non si ha alcuna certezza che riescano a contenere il fenomeno corruttivo. Che infatti dilaga indisturbato, nonostante le affermazioni celebrative del Presidente nell’ultima sua relazione.
Sia chiaro che la trasparenza amministrativa è un valore assoluto che tutti dobbiamo perseguire e difendere. Ma la trasparenza non ha nulla da spartire con la pretesa di compilare modelli burocratici di cui viene richiesta persino il “rispetto alla conformità”. A conferma del fatto che non è il dato che conta, ma la forma di pubblicazione.
E non è da trascurare il fatto che l’ANAC, nel proprio sito (immagine), alla voce “Amministrazione trasparente” non pubblica assolutamente nulla, violando, oltre che il buon senso, le stesse proprie prescrizioni.
Viene da chiedersi fino a quando dovremmo vivere la prevenzione della corruzione, non come una giusta azione da intraprendere in modo ampio e condiviso, ma come il terrore di sempre più nuove complicazioni, pretese burocratiche, minacce di sanzioni, richiami alle responsabilità… da parte di chi non avverte nemmeno il senso etico di essere di esempio.
E a conferma che l’Autorità non vuole essere disturbata, la nota chiude con la frase “Si precisa che la presente nota non richiede riscontro scritto all’Autorità”.
C’è da augurarsi che qualcuno si scusi per questa modalità poco istituzionale e certamente affatto educata.
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Il dibattito pubblico e il rispetto delle istituzioni

Non siamo messi bene.
Perchè di fronte a tale evidenza si legge una sorta di “omertà”. Non sono pochi gli amici che mi scrivono in privato, temendo di farlo in pubblico. E non manca chi mi considera coraggioso, dimenticando che non propongo alcuna rivoluzione o ribellione, ma mi prodigo per difendere i principi su cui si fonda lo Stato… che dovrebbe vederci tutti uniti e determinati contro chi ne compromette la credibilità e il funzionamento, anche se lo fa rivestendo una carica pubblica, anche se è protetto della retorica che lo definisce “anticorruzione”. Se bastasse un titolo dietro il portone di ingresso!
Ci sono questioni che richiedono la capacità di esercitare una “civica attenzione”, per la difesa di ciò che sta alla base della nostra civiltà democratica e delle nostre istituzioni.
Non si tratta di muoversi “contro qualcuno”, sia chiaro, ma a difesa di “qualcosa”. E questo qualcosa sono “le Pubbliche Amministrazioni”, soprattutto quelle locali e periferiche che vivono in condizioni di assoluta emergenza e precarietà e che dovrebbe meritare maggiore rispetto, anche in ragione della abissale differenza retributiva e delle immense responsabilità.
Servirebbe anche un’Autorità anticorruzione, magari come negli altri Paesi, che non si senta così indipendente da ritenersi estranea alla Pubblica Amministrazione fino a disprezzare le stesse norme che la regolano, con maggiore senso dello Stato e rispetto delle istituzioni e (questo è importante) la vocazione a promuovere unità delle pubbliche amministrazioni, persino complicità per contrastare le devianze.

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