Mare sotto pressione: oltre 380 violazioni nelle aree protette italiane
lentepubblica.it
L’estate 2026 si apre con un campanello d’allarme che riguarda una delle ricchezze più preziose del Paese: il mare. Mentre le previsioni indicano una stagione caratterizzata da temperature elevate e fenomeni climatici sempre più estremi, emergono numeri che raccontano una realtà preoccupante per gli ecosistemi marini italiani.
Nelle aree marine protette, considerate veri e propri scrigni di biodiversità, sono state accertate centinaia di infrazioni nell’arco di un solo anno.
È in questo contesto che torna in navigazione Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente che da quarant’anni monitora lo stato di salute delle coste italiane e denuncia le principali minacce che gravano sugli ecosistemi marini. Un viaggio che attraverserà l’intera Penisola e che porterà all’attenzione dell’opinione pubblica questioni sempre più urgenti: dall’inquinamento alla pesca illegale, dall’erosione costiera agli effetti della crisi climatica.
Oltre un illecito al giorno nelle aree marine protette
I dati raccolti nel corso del 2025 delineano un quadro che non può essere ignorato. Secondo l’elaborazione realizzata da Legambiente in collaborazione con Guardia di Finanza e Capitanerie di Porto, nelle 32 aree marine protette italiane e nelle zone marine di tre parchi nazionali sono state accertate 383 violazioni tra illeciti amministrativi e penali.
In termini pratici significa che è stata rilevata più di un’infrazione al giorno in luoghi che dovrebbero rappresentare i massimi livelli di tutela ambientale.
Le contestazioni riguardano una vasta gamma di comportamenti: violazioni delle norme di protezione ambientale, attività che danneggiano i fondali, interventi che compromettono habitat particolarmente delicati, episodi di pesca illegale e perfino azioni che mettono a rischio il patrimonio archeologico sommerso.
L’ammontare complessivo delle sanzioni amministrative ha raggiunto quasi 257 mila euro, confermando una pressione costante su ecosistemi già messi a dura prova dai cambiamenti climatici.
Pesca di frodo e danni agli habitat tra le principali criticità
Una parte significativa delle violazioni riguarda il settore della pesca. I controlli effettuati dalle autorità competenti hanno evidenziato numerosi casi di attività non conformi alle normative vigenti, sia nell’ambito della pesca professionale sia in quello della pesca ricreativa.
Le verifiche hanno portato all’accertamento di 135 infrazioni amministrative e 24 reati, con sanzioni che sfiorano i 165 mila euro.
Particolarmente delicata è la situazione legata alla pesca di frodo, fenomeno che continua a rappresentare una minaccia concreta per la conservazione delle specie marine e per l’equilibrio degli ecosistemi. In molte aree protette, infatti, la sottrazione illegale di risorse biologiche compromette anni di attività di tutela e ripristino ambientale.
Accanto a questo problema emergono anche episodi di danneggiamento dei fondali, spesso causati da attività incompatibili con le finalità di conservazione delle zone protette.
Le aree marine con il maggior numero di infrazioni
Analizzando la distribuzione territoriale delle violazioni emerge una classifica che evidenzia situazioni particolarmente critiche.
Il numero più elevato di illeciti è stato registrato nell’area delle Isole Tremiti, all’interno del Parco Nazionale del Gargano, dove sono state accertate 88 violazioni.
Segue l’area marina delle isole di Ventotene e Santo Stefano, che ha fatto registrare 57 contestazioni amministrative.
Sul terzo gradino di questa particolare graduatoria compare il Regno di Nettuno, nell’area di Procida, con 19 infrazioni.
Tra le altre zone interessate figurano le Isole Egadi, Torre Guaceto, Capo Gallo-Isola delle Femmine, Capo Carbonara, la Penisola del Sinis-Isola Mal di Ventre, Porto Cesareo e l’area marina dell’Arcipelago della Maddalena.
Si tratta di territori caratterizzati da elevato valore naturalistico, frequentati ogni anno da migliaia di visitatori e fondamentali per la conservazione della biodiversità mediterranea.
Goletta Verde celebra 40 anni di battaglie ambientali
In questo scenario prende il via la quarantesima edizione di Goletta Verde, una delle campagne ambientaliste più longeve e riconoscibili del panorama italiano.
Dal 15 giugno al 10 agosto l’imbarcazione attraverserà l’Italia seguendo un percorso che partirà dal Friuli-Venezia Giulia e si concluderà in Liguria, toccando numerose località costiere.
L’edizione 2026 assume un significato particolare non soltanto per il traguardo dei quarant’anni, ma anche per la crescente centralità delle questioni ambientali. Il monitoraggio delle acque continuerà a rappresentare una delle attività principali, ma il focus si allargherà a numerosi altri temi.
Tra questi figurano maladepurazione, abusivismo edilizio, ecomafie, erosione delle coste, tutela degli habitat naturali e sviluppo delle energie rinnovabili offshore.
Il Mediterraneo cambia volto sotto l’effetto della crisi climatica
Uno dei fenomeni che desta maggiore preoccupazione riguarda la progressiva trasformazione del Mediterraneo.
L’aumento delle temperature marine sta modificando gli equilibri biologici consolidati da secoli, favorendo l’arrivo di specie tipiche di latitudini tropicali e alterando la distribuzione di molte forme di vita autoctone.
Parallelamente, nell’entroterra italiano si registrano periodi di siccità sempre più frequenti, con laghi e corsi d’acqua che subiscono pesanti riduzioni della portata.
Secondo Legambiente, gli effetti della crisi climatica si intrecciano con quelli dell’inquinamento e della cattiva gestione delle risorse idriche, amplificando i rischi per gli ecosistemi.
Particolarmente rilevante resta il problema della depurazione insufficiente. L’Italia continua infatti a confrontarsi con diverse procedure d’infrazione europee legate al trattamento delle acque reflue, con costi economici significativi per la collettività.
Dalla costa ai laghi: il monitoraggio si estende all’entroterra
Accanto alla campagna dedicata al mare tornerà anche Goletta dei Laghi, che dal 26 giugno al 30 luglio attraverserà diverse regioni italiane per verificare lo stato di salute dei principali bacini lacustri.
L’iniziativa avrà come filo conduttore il tema dell’adattamento climatico e culminerà nella presentazione del primo dossier nazionale dedicato al rapporto tra laghi e cambiamenti climatici.
Nel corso delle tappe verranno affrontati temi quali la qualità delle acque, la pressione turistica sui territori, la tutela della biodiversità e la gestione sostenibile delle risorse naturali.
Quarant’anni di monitoraggi, denunce e risultati concreti
La storia di Goletta Verde rappresenta anche un racconto di partecipazione civica e mobilitazione ambientale.
Dal 1986 a oggi la campagna ha percorso circa 160 mila chilometri, una distanza equivalente a quattro volte il giro del pianeta. Nel corso degli anni sono stati effettuati migliaia di controlli, analisi e iniziative di sensibilizzazione.
Tra le battaglie più note figurano quelle contro alcuni degli ecomostri che hanno segnato la storia urbanistica italiana, come Punta Perotti a Bari e l’Hotel Fuenti sulla Costiera Amalfitana, entrambi successivamente demoliti.
L’impegno dell’associazione è arrivato anche sulla scena internazionale, con la partecipazione alla Conferenza mondiale sugli oceani delle Nazioni Unite.
Oggi, a quarant’anni dalla prima navigazione, il messaggio resta sostanzialmente lo stesso: la tutela del mare non riguarda soltanto ambientalisti e istituzioni, ma coinvolge direttamente il futuro economico, sociale e naturale del Paese.
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