Meloni guarda al futuro: “Europa e Golfo possono essere un modello di cooperazione strategica”

La notizia non è soltanto il videomessaggio di Giorgia Meloni al FII Priority Europe 2026. È il salto politico che contiene: l’Europa, avverte il presidente del Consiglio, non può più limitarsi a essere «una grande piattaforma commerciale e regolatoria». Per contare in un mondo attraversato da guerre, competizione tecnologica e crisi delle rotte, deve dotarsi di «autonomia strategica, capacità industriale, sovranità tecnologica e forza finanziaria». Il messaggio, inviato all’indomani del vertice G7 di Evian al summit in corso a Roma, ha un obiettivo: trasformare il Vecchio continente da mercato esposto agli shock internazionali a soggetto capace di difendere filiere, energia, infrastrutture e investimenti. In questa cornice Meloni colloca il rapporto con le monarchie arabe. «Lavorando insieme, l’Europa e il Golfo possono offrire al mondo un modello di cooperazione strategica», afferma, in grado di trasformare «energia, commercio, infrastrutture e interconnessioni in fattori di stabilità invece che di vulnerabilità». Il punto è qui. Non più soltanto forniture energetiche o relazioni bilaterali, ma una piattaforma di interessi condivisi. È la stessa agenda del Future Investment Initiative: idee, capitali e progetti concreti messi al servizio di una nuova architettura economica.
La linea costruita da Roma
Questa impostazione non nasce oggi. A dicembre, al vertice del Consiglio di Cooperazione del Golfo, Meloni aveva già indicato la necessità di costruire un dialogo stabile tra Europa, Mediterraneo e Paesi arabi. Da allora la diplomazia italiana ha lavorato su una direttrice precisa: riportare il baricentro europeo verso il Sud, dove si incrociano energia, commercio, fertilizzanti, migrazioni, sicurezza alimentare e rotte navali.
La missione di aprile in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati ha dato sostanza a questa linea. A Gedda, Doha e Abu Dhabi la premier ha discusso di sicurezza energetica, libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, difesa delle infrastrutture critiche e stabilità regionale, in un momento segnato dagli attacchi iraniani e dalla vulnerabilità delle vie commerciali. Dunque, il tentativo di posizionare l’Italia come interlocutore affidabile in una regione decisiva. Lo aveva già sottolineato la stessa premier al Tg1, ricordando che i Paesi del Golfo sono «strategici per i nostri interessi», ospitano una consistente comunità italiana e garantiscono una quota rilevante delle forniture energetiche: dalla regione proviene infatti «circa il 15 per cento del petrolio che è necessario per l’Italia».
Piano Mattei, Imec e rotte globali
Il dossier si collega direttamente al Piano Mattei e all’India-Middle East-Europe Economic Corridor. Da un lato l’Africa, con energia, sviluppo, infrastrutture e controllo dei flussi. Dall’altro l’asse India-Golfo-Europa, pensato per collegare porti, ferrovie, reti digitali e catene produttive. In mezzo c’è il Mediterraneo, tornato spazio di competizione dopo anni in cui l’Europa ha guardato soprattutto al proprio centro continentale.
Per Roma, la posta in gioco è doppia. Sul piano economico, attrarre investimenti nei settori in cui il Golfo dispone di capitale e ambizione. Sul piano politico, costruire una rete che tenga insieme Arabia Saudita, Emirati, Qatar, Kuwait, Oman, Bahrein e partner europei, senza lasciare ad altri la regia dei nuovi equilibri tra Occidente e mondo arabo.
Il Mar Rosso, Hormuz, le tensioni con l’Iran, la guerra a Gaza, gli Accordi di Abramo e la fragilità del Nord Africa mostrano quanto sia sottile il confine tra economia e sicurezza. Una nave bloccata, un terminale colpito, una crisi energetica o alimentare non restano più fatti regionali: diventano immediatamente inflazione, instabilità politica, rincari per imprese e famiglie.
L’Italia come porta europea
Per questo il passaggio più netto del discorso riguarda il ruolo nazionale. «L’Europa deve essere pronta a sfruttare la propria posizione geopolitica per generare forza a lungo termine», indicando come priorità il rafforzamento delle sinergie con i partner arabi, anche per coinvolgere Africa occidentale, Africa orientale e Asia.
La conclusione è esplicita: «L’Italia intende svolgere un ruolo di primo piano in questo contesto, in quanto porta d’accesso all’Europa e naturale polo energetico, logistico e commerciale nel Mediterraneo».
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