Messico al via tra aspettative e pressioni: ai Mondiali vuole sorprendere senza un vero bomber. La sfida di Santiago Gimenez

11 Giugno 2026 - 10:53
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Il Messico inaugura i Mondiali casalinghi: come si presenta la squadra di Aguirre.

L'esordio da padroni di casa, tra le mura dell'Azteca: il Messico inizia il suo cammino nei Mondiali tra aspettative e tante, tante pressioni.


Giocare la Coppa del Mondo davanti al proprio pubblico non è cosa da poco e inevitabilmente l'entusiasmo attorno al Tri di Javier Aguirre è alle stelle.


Per dare un'idea di cosa significhi per il Messico e per il suo popolo, il governo federale ha stabilito, attraverso un decreto ufficiale, che giovedì 11 giugno, in concomitanza con l'inaugurazione dei Mondiali, tutti gli uffici pubblici della capitale adotteranno il telelavoro (esclusi solo i settori essenziali come sanità, sicurezza e gestione infrastrutture) e saranno sospese le lezioni in ogni scuola e università della città. Una mossa volta a decongestionare la rete stradale e i trasporti urbani, certo, ma anche il sintomo dell'attesa per vedere i beniamini di casa.


Tante aspettative, tante pressioni, ma come arriva il Messico a questi Mondiali? La volontà dei ragazzi di Aguirre è certo quella di sorprendere e stupire, anche se con una squadra priva di un vero bomber di riferimento e con un altro concetto chiave a guidare il percorso: equilibrio.

MONDIALI IN CASA, ATTO TERZO

Il Messico ospita i Mondiali per la terza volta nella sua storia, anche se in questa edizione condivide l'onere e l'onore con Canada e Stati Uniti.


E se le aspettative sono molto elevate, lo si deve anche ai due precedenti: sia nel 1970, sia nel 1986 El Tri ha ottenuto i suoi migliori piazzamenti, ovvero i quarti di finale. E in entrambi i casi è stato eliminato dalla squadra poi sconfitta in finale: nel 1970 dall'Italia, nel 1986 dalla Germania Ovest ai calci di rigore. In quella partita c'era anche Javier Aguirre, allora centrocampista, che fu espulso al centesimo minuto di gioco.

UN MESSICO "NORMALE"

Per il commissario tecnico del Messico, già sulla panchina del Tri ai Mondiali del 2010, giocare questo torneo in casa ha un valore doppio, ha il sapore di una rivincita. Il tutto si unisce alla pressione attorno alla squadra, a cui viene chiesto di provare a ripetere gli storici cammini del '70 e dell''86.


Il Messico prova sorprendere, ma con una squadra "normale". Lontani i tempi in cui giocatori come Giovani dos Santos o Andrés Guardado davano qualità e imprevedibilità, oggi la rosa punta tutto su altri aspetti: equilibrio e solidità.


Non a caso davanti alla difesa, dove spicca Johan Vasquez del Genoa, gioca un centrocampista estremamente difensivo come Edson Alvarez: un interditore più che un creatore di gioco, supportato Orbelin Pineda e Alvaro Fidalgo, altre due mezzali che garantiscono sostanza e vengono preferite oggi a un talento giovane e puro come quello del 17enne Gilberto Mora.


Risultato? Nelle otto amichevoli giocate nel 2026 il Messico ha subito solo due goal, sei vittorie e i due pareggi di prestigio contro Portogallo e Belgio (0-0 e 1-1) che pur mancando di spettacolarità forniscono una fotografia di quello che Aguirre è riuscito a trasmettere alla squadra: ordine, disciplina, ma anche essere combattiva e pragmatica, efficace prima che bella.

MANCA UN BOMBER VERO: LA SFIDA DI GIMENEZ

Anche perché il Messico deve fare i conti con un limite: arriva ai Mondiali senza un vero bomber di riferimento.


Il totem in attacco in realtà è sempre lì al suo posto, l'inossidabile Raul Jimenez che a 35 anni costituisce ancora oggi la prima opzione davanti. Ha segnato tre goal nelle amichevoli della Nazionale nel corso dell'ultima stagione e l'annata con il Fulham l'ha chiusa in doppia cifra (9 goal in Premier League, 1 in Carabao Cup), ma il peso dell'età si fa sentire e la brillantezza non è quella di un tempo.


Aguirre d'altra parte ha dovuto fare i conti con il crollo verticale di Santiago Gimenez, pesantemente frenato dagli infortuni nel 2025/26 chiuso con un solo goal all'attivo con il Milan, in Coppa Italia contro il Lecce lo scorso settembre. L'ex Feyenoord rappresentava la speranza del Tri e il popolo messicano ancora confida in un suo riscatto. Lo stesso Gimenez è convinto di potersi rialzare e la sfida lanciata nel corso dell'intervista a Billboard Italia è di quelle forti: "Sono molto emozionato e non vedo l'ora che inizi il Mondiale. Quando indossi la maglia della Nazionale rappresenti un intero Paese quindi hai una grande responsabilità, ma allo stesso tempo è una cosa bellissima. Sono convinto che sarà un grande Mondiale e magari diventerà il capocannoniere del torneo".


Ritrovare i goal del Bebote potrebbe dare una spinta alle ambizioni del Messico, inserito in un girone comunque non proibitivo con Corea del Sud, Repubblica Ceca e Sudafrica, primo avversario nella gara di giovedì 11 giugno. Tutto inizia all'Azteca, El Tri di Aguirre vuole regalare un sogno al suo popolo.

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