Figc, Malagò: "Italia, 6 anni per rilanciare il calcio. Mancini, Conte o Guardiola? Non parlo con nessuno, il mio ct deve fare un atto d'amore"
Parla il candidato alle elezioni presidenziali della Federcalcio.
Giovanni Malagò dice la sua sul calcio italiano.
L'ex numero 1 del Coni, candidato alle elezioni per diventare nuovo presidente della Figc, ha dichiarato in un'intervista a Il Corriere della Sera: "Dopo le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina sono venute a parlarmi 5 società di serie A, avevo detto loro che non ero disponibile. Nel giro di poco i club sono diventati 18-19, un record in un ambiente spesso diviso. Allora ho chiesto loro un impegno ufficiale, dopo è arrivato l'endorsement della Lega B, degli allenatori e dei calciatori. A quel punto, io che non sentivo affatto il bisogno, mi sono però detto: se lo sport ti chiama, in modo affettuoso, per spirito di servizio mi metto a disposizione, come ho sempre fatto".
ABODI CONTRO
"La storia dell'ineleggibilità è una mossa dei miei nemici? Non sono così sprovveduto da dire che è una trappola di chi non mi vuole bene. E anzi colgo l'occasione per ringraziare Abete per il fair play. Una cosa fa riflettere: c'è qualcuno che aveva chiesto il commissariamento della Figc ed è andato avanti per settimane ma non c’erano i presupposti. Poi ci sono stati tentativi, di pochi, di non sostenere la mia candidatura. Beh, mi sembra che la manovra abbia fatto aumentare i consensi. Improvvisamente è arrivata questa terza mossa per cercare di impedire la candidatura a seguito di un'interpellanza parlamentare, che guarda caso è stata fatta il 19 maggio, 34 giorni prima delle elezioni… e la lettera all'Anac è arrivata venerdì scorso".
"Preoccupato? Assolutamente tranquillo, ho chiesto un parere in materia, il Collegio di Garanzia si è pronunciato in maniera chiara e non ho altro da aggiungere".
"Abodi è mio nemico perché non lo sostenni quando si candidò alla Figc e perse contro Tavecchio? Bisognerebbe chiederlo a lui, mi auguro di no, ma sono sicuro che non sia questo il motivo. In quell’occasione, come sempre quando ero presidente del Coni, non ho mai sostenuto un candidato piuttosto che un altro. Magari è un problema di mentalità e di cultura".
RILANCIO IN 6 ANNI
"Sto parlando con tutti, sono un inguaribile ottimista ma il contesto non è semplice. Le aspettative mi fanno riflettere e non voglio deluderle. Sono un uomo di dialogo, rispetto gli impegni. Porto con me i risultati ottenuti in situazioni molto complesse. C'è un ambiente da ricostruire con energia, idee e nuovi innesti: è evidente che qualcosa si deve cambiare. Ma vorrei dedicare un pensiero a Gravina che in questa fase si è comportato con stile e senso istituzionale".
"Mi chiedono: chi porti in Figc? Fino al 23 giugno non mi metto a parlare di ruoli e cariche. Ammesso che venga eletto, ora che cosa dovrei promettere? Bisogna guardare alle possibilità finanziarie, la credibilità si ricostruisce attraverso i risultati sportivi. Bisogna qualificarsi per le Olimpiadi con l'Under 21, bisogna partire bene nella Nations League, così anche con la Nazionale femminile, è tutto combinato. La vittoria dell'Under 17 all'Europeo ha fatto bene, magari non abbiamo più fenomeni ma buoni giocatori sì. E io guardo a un orizzonte di 6 anni. La qualificazione al prossimo Mondiale e gli Europei 2032: un mandato di due anni più quattro e poi stop, mi tirerei indietro".
NUOVO CT
"Mai parlato con Mancini, Conte o Guardiola? Con nessuno di loro, non sarebbe serio. E magari avrei potuto avere altri nomi in testa, perché non mi avete chiesto di Allegri? Perché ha trovato un accordo con il Napoli? Ecco, gli allenatori da qui al 23 giugno potrebbero prendere altre strade, dunque i giochi si fanno dopo".
"Il mio ct ideale? Disponibilità totale: il mio impegno attuale è un atto d'amore per il calcio, così dovrà essere anche per il futuro ct. Allenare la Nazionale è un dovere, vuol dire passione. Lo stesso mio atto di generosità verso uno sport, che ha milioni e milioni di tifosi amareggiati, deve esserci da altre parti. Il nuovo allenatore dovrà buttare il cuore oltre l'ostacolo".
PROMESSA MONDIALE
"Se sarò eletto andremo ai Mondiali 2030? Garantisco: ci saremo. Quest'anno tifo per il Brasile di Ancelotti e per la Turchia di Montella".
"Perché non c'è l'Italia? Perché abbiamo sbagliato i rigori, ma è una battuta: in realtà non dovevamo metterci nelle condizioni di arrivare a quel punto, a giocare lo spareggio in Bosnia".
"Bisogna cambiare le regole per far giocare più calciatori italiani? Esistono contraddizioni assolute. Nazionali forti dove quasi nessuno gioca nel campionato del proprio Paese, altre con le nostre stesse regole, fra le favorite di questo Mondiale. Partiamo da due presupposti: bisogna accelerare il sostegno ai vivai, fare un patto fra tutti i soggetti per valorizzare gli italiani, ne beneficerebbero tutti. Nella pallavolo un accordo fra Federazione e Lega ha posto le basi per la generazione d'oro".
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