Milano, la moto del vigile-eroe che inseguiva l’albanese viaggiava a 180 chilometri l’ora

24 Giugno 2026 - 18:42
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Milano, la moto del vigile-eroe che inseguiva l’albanese viaggiava a 180 chilometri l’ora

Imprezzabile

Andava a 180 chilometri orari la moto su cui viaggiava l’agente della polizia locale di Milano Francesco Imprezzabile morto dopo aver perso, in curva, il controllo della sua moto mentre tentava di seguire un’auto che ha provato ad aggirare un posto di blocco. E’ uno dei dettagli che emerge in una delle relazioni tecniche finite sul tavolo della Procura di Milano. Da quanto emerge, l’Audi Q7 guidata dal 26enne arrestato per fuga pericolosa si è accorta del posto di blocco e ha deciso di invertire la marcia, una manovra sospetta che ha fatto scattare l’inseguimento.

Le immagini della telecamera

Una telecamera inquadra il momento esatto in cui la moto guidata da Imprezzabile affianca l’auto, l’alt risulta esplicito attraverso l’uso “di strumenti sonori e lampeggianti” si legge negli atti del fascicolo nelle mani del pubblico ministero Francesca Crupi. Poi nessuna altra immagine rende quanto accaduto e la moto che perde aderenza “in una curva stretta, su una strada con una sola corsia per senso di marcia”. I colleghi vedono solo il mezzo di servizio a terra, l’agente in fin di vita e il tachimetro fermo sui 180 chilometri orariil che indica almeno una velocità pari o addirittura superiore per il suv guidato dal giovane albanese indagato anche per omicidio stradale colposo.

A quanto viaggiava l’albanese?

Se Francesco Imprezzabile per tentare di raggiungere l’uomo in fuga, ha toccato con la moto i 180km orari, a quanto viaggiava l’autovettura del cittadino albanese? Almeno a 200 l’ora, tesi che smentisce subito qualsiasi probabilità colposa. Non fermarsi a un alt e procedere a una velocità di quel genere presuppone il chiaro intento di sottrarsi ai controlli di routine delle forze dell’ordine. Il che renderebbe possibile in teoria anche derubricare l’accusa nei confronti dell’uomo in omicidio stradale, seppure non sia facile, senza una tesi giurisprudenziale forte, supportare questa tesi. Ma certo un’aggravante seria.

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