Monastero Ambrosiano, un luogo per interrogarsi sulla relazione tra scienza e umanità

Maggio 18, 2026 - 12:24
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Monastero Ambrosiano, un luogo per interrogarsi sulla relazione tra scienza e umanità
Un rendering del progetto

«Il dialogo interreligioso proposto dal Monastero Ambrosiano non è una forma di sincretismo né di relativismo: è piuttosto il riconoscimento che le grandi tradizioni religiose presenti a Milano custodiscono, ciascuna, una visione dell’umano elaborata nel corso di millenni, e che questo patrimonio ha qualcosa da dire alla ricerca scientifica contemporanea». È questo che don Adam Kieltik, responsabile del Servizio diocesano per l’Ecumenismo e il dialogo, considera uno dei valori particolarmente preziosi del Monastero ambrosiano, nella logica del confronto tra le fedi.

E prosegue: «In un distretto dedicato alle scienze della vita come Mind, la domanda su cosa sia l’esistenza umana (nella sua dignità, nei suoi limiti, nelle sue aspirazioni), non può essere elusa. È proprio qui che il confronto tra le tradizioni religiose assume, allora, una rilevanza non solo etica. Ogni tradizione religiosa porta al tavolo comune, infatti, non solo un insieme di norme o riti, ma un’antropologia: una concezione su cosa rende l’essere umano irriducibile a qualsiasi sua determinazione parziale».

Don Adam Kieltyk

Apertura al trascendente

«La presenza delle diverse tradizioni religiose nell’area, dunque – prosegue don Kieltik – non va concepita come un servizio accessorio all’efficienza del distretto, né come un presidio devozionale ai margini della vita reale del quartiere. Essa vuole essere anzitutto un invito a non perdere di vista quella dimensione simbolica dell’esistenza umana che non si esaurisce nella pura produttività e nell’efficienza, ma si apre a un orizzonte trascendente grazie al quale la vita riesce a dare senso ai suoi vissuti: alle sue gioie e ai suoi dolori, ai suoi successi e ai suoi fallimenti, ai suoi inizi e alle sue fini».

Tutto questo è da vivere, secondo don Kieltik, in pienezza e nella bellezza degli spazi immaginati per il Monastero ambrosiano. «Il Giardino delle Religioni, per esempio, non vuole essere un semplice spazio verde dove una mente stanca si restaura per diventare più efficiente nel suo lavoro. Un tale fraintendimento svuoterebbe il progetto della sua intenzione più profonda. Infatti, le essenze vegetali scelte da ciascuna tradizione non sono decorazioni estetiche: sono testimonianze viventi di una sapienza che ha imparato, attraverso la preghiera e la contemplazione, a vedere nella fragilità della vita una traccia del sacro».

Padre Stefano Zanolini (foto Cherchi/Chiesadimilano.it)
Padre Stefano Zanolini (Cherchi/chiesadimilano.it)

Il tempo di Dio, il visibile e l’invisibile

Parole che concordano con quanto detto dall’abate dell’abbazia di Chiaravalle, padre Stefano Zanolini, per il quale «ogni monastero è un segno prezioso, una sorta di cartello stradale che indica una direzione: un segno fatto di umanità che ha la possibilità di correggersi, di potenziare il bene che c’è, di accogliere l’altro nella sua umanità, di pregare e di orientare nella ricerca di una strada per l’esistenza. E questo significa ricordarsi che il tempo non è nostro, ma di Dio».

Elio Franzini, a lungo rettore dell’Università degli Studi e ora Presidente di MM, da parte sua, riflette: «In questa avventura della ragione che è Mind, il Monastero Ambrosiano presentato presso Chiaravalle dice di una continuità, di una sorta di viaggio immaginario che noi dobbiamo compiere tra due comunità diverse nel tempo, ma ugualmente attuali: monasteri che sono già da millenni e saranno posti alle porte della città e che, quindi, hanno anche un profondo valore simbolico».

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Elio Franzini

Facendo, poi, riferimento alla domanda di senso del tutto per cui il Monastero può divenire una risposta, Franzini sottolinea: «Un monastero ha valore simbolico esclusivamente se mantiene l’inquietudine. Un monastero come quello Ambrosiano in un luogo come Mind, impone di interrogarsi sulla relazione tra sapere e uomo, tra scienza e umanità. Credo che un monastero possa servire proprio a questo, oltre che a essere un luogo di meditazione e di preghiera per migliaia di persone che frequenteranno ogni giorno quei luoghi. Dobbiamo essere consapevoli che i valori devono sempre essere messi in discussione, permettendo un transito tra il visibile e l’invisibile, e la domanda sul perché delle cose».

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