Mondiali 2026, gesto a sorpresa degli statunitensi verso l’Iran
Dopo il fischio finale che ha sancito lo 0-0 contro il Belgio, i giocatori della nazionale della Repubblica Islamica dell’Iran non si sono diretti subito negli spogliatoi. Dopo i saluti agli avversari, hanno voluto rendere omaggio a Los Angeles, la città che ospita la più grande comunità iraniana al di fuori dell’Iran.
La squadra è rimasta per diversi minuti al centro del campo. Il capitano Mehdi Taremi ha raccolto attorno a sé i compagni per un breve discorso: al centro di un cerchio di maglie bianche spiccava la sua casacca rossa, ricevuta in cambio della propria da Hans Vanaken, numero 20 del Belgio. Dopo un abbraccio collettivo, il Team Melli ha percorso il perimetro del terreno di gioco salutando il pubblico del SoFi Stadium, quasi esaurito per l’occasione, con circa 70.000 spettatori presenti per la seconda gara del girone G.
Con questa partita si conclude l’esperienza californiana della squadra allenata da Amir Ghalenoei. Los Angeles, cuore della più numerosa diaspora persiana al mondo, aveva accolto l’arrivo della nazionale tra le proteste di molti esuli iraniani che negli Stati Uniti hanno trovato rifugio dopo la rivoluzione del 1979 e l’instaurazione della Repubblica Islamica. Il prossimo impegno dell’Iran sarà il 26 giugno a Seattle contro l’Egitto.
“È stata una bella partita”, ha commentato Ghalenoei al termine dello 0-0 disputato a Inglewood, nella periferia meridionale di Los Angeles. “Entrambe le squadre avrebbero potuto vincere. Per noi, considerando le difficoltà affrontate per arrivare fin qui, questo è un risultato storico. È una giornata che verrà ricordata a lungo”, ha dichiarato in conferenza stampa.
Il commissario tecnico ha poi sottolineato lo spirito della squadra: “Giochiamo con il cuore. Oggi festeggiamo, da domani torneremo ad allenarci per preparare la sfida contro l’Egitto”.
Il Team Melli era arrivato a Los Angeles appena 16 ore prima del calcio d’inizio e, poche ore dopo la partita, era già pronto a ripartire per Tijuana, in Messico, dove ha stabilito la propria base operativa a causa dell’impossibilità di ottenere visti che consentano una permanenza prolungata negli Stati Uniti durante il torneo. Alla vigilia della gara, Ghalenoei aveva riferito che il presidente della FIFA, Gianni Infantino, gli aveva assicurato la possibilità di raggiungere Seattle con due giorni di anticipo rispetto alla partita. Al momento, tuttavia, non è ancora arrivata alcuna conferma ufficiale.
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