NIO punta ai 900 Volt: la nuova architettura elettrica che cambia ricarica e autonomia
Quando si parla di <strong>auto elettriche</strong>, uno degli elementi che più cattura l’attenzione è la <strong>potenza della batteria</strong> (e quindi la sua autonomia). Più che la potenza del motore si confrontano questi modelli su quanti kWh hanno le batterie, quanti chilometri garantiscono, quanto tempo ci vuole a ricaricarli. Ma c'è un <strong>parametro che condiziona tutto questo in modo più profondo</strong>, e che spesso passa in secondo piano. È la <strong>tensione dell'architettura elettrica</strong>, cioè il livello di voltaggio a cui opera l'intero sistema di gestione dell'energia a bordo.Per anni il punto di riferimento del settore è stato il <strong>sistema a 400 Volt</strong>, ancora oggi lo standard sulla maggior parte delle auto elettriche in circolazione. Il salto all'<strong>800 Volt</strong> (introdotto su larga scala dal Gruppo Hyundai-Kia con la piattaforma E-GMP) ha già dimostrato cosa significhi nella pratica assicurando ricariche più veloci e powertrain più efficienti. NIO ha fatto un ulteriore passo in avanti, arrivando a 900 V sui suoi modelli di punta. La <a href="https://www.hdmotori.it/nio-articoli-n603544-nio-et9-dimensioni-interni-motori-dettagli-prezzi/">ET9</a> è stata la prima a montare il sistema Thunder EDS sviluppato internamente, con una potenza di ricarica fino a 600 kW.<h2>Cos’è l’architettura di un’auto elettrica</h2><img class="alignnone size-full wp-image-269526" src="https://www.hdmotori.it/app/uploads/2026/05/Architettura-auto-elettrica.jpg" alt="Architettura auto elettrica" width="3995" height="2663" />L'<strong>architettura elettrica di un'auto</strong> definisce a quale tensione opera l'intero sistema (motore, batteria ed elettronica di controllo). Più alta è la tensione, minore è la corrente necessaria per erogare la stessa potenza. Questo significa meno calore disperso nei cavi e nei componenti, un powertrain più efficiente e, soprattutto, la possibilità di ricaricare a potenze molto più elevate senza stressare il sistema. Per chi guida i vantaggi sono sostanzialmente due. Da una parte la possibilità di <strong>percorrere più chilometri</strong> e, dall’altra, <strong>meno tempo per la sosta alle colonnine di ricarica</strong>.<h2>L’architettura a 900 V di NIO</h2><img class="alignnone size-full wp-image-269519" src="https://www.hdmotori.it/app/uploads/2026/05/Nio-ET9-1.jpg" alt="Nio ET9-1" width="1792" height="952" />Adesso NIO vuole estendere questa architettura all'intera gamma. Per farlo ha ampliato la <strong>collaborazione con Onsemi</strong>, azienda statunitense specializzata in semiconduttori, annunciando l'adozione dei nuovi chip EliteSiC M3e su tutti i modelli in transizione verso i 900 V, inclusi quelli presentati al Salone di Pechino 2026. La<strong> tecnologia EliteSiC M3e</strong> si basa su una nuova generazione di MOSFET (transistor che regolano i flussi di corrente) al carburo di silicio. Rispetto alla generazione precedente, riducono le perdite di energia nella commutazione del 30% in conduzione e fino al 50% in fase di spegnimento. Meno energia persa in calore significa più energia disponibile per muovere l'auto e per ricaricarla.La collaborazione tra NIO e Onsemi era partita anni fa sui sistemi a 400 V ed è evoluta progressivamente. Ma l'espansione attuale segna un <strong>salto qualitativo importante</strong> perché non più una fornitura limitata ai modelli di punta, ma un allineamento tecnologico che coinvolge tutta la gamma. È lo stesso approccio che Volkswagen ha scelto per la piattaforma SSP (quella che equipaggerà i futuri modelli Audi e Porsche elettrici) adottando anch'essa i chip EliteSiC M3e di Onsemi.
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