Nolan ha regalato a Salvini l’eroe perfetto della legittima difesa

18 Luglio 2026 - 06:15
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Nolan ha regalato a Salvini l’eroe perfetto della legittima difesa

Siamo entrati nella zona “Barbie” dell’“Odissea”: è cioè iniziata, dopo settimane di articoli che facevano ipotesi sul film di Nolan non ancora uscito, la lunga estate in cui tutti lo vedranno e tutti avranno un’opinione e giornali che in genere disperano circa la possibilità di sapere di cosa vogliano leggere i loro lettori finalmente sospirano di sollievo: quanti pezzi su Ulisse abbiamo oggi?

Molti dei tagli possibili sono stati già sfruttati: sono mesi che leggiamo che Omero – uno che plausibilmente non è mai esistito ma che, ricordiamo al commentatore medio da social, è sempre stato descritto come cieco – aveva scritto che Elena aveva le braccia bianche e non c’è rispetto dell’autore nello scegliere Lupitaaaa.

Naturalmente – lo dimostra il primo giorno di botteghino dell’“Odissea” – il fatto che una storia sia stata già raccontata è una garanzia di successo: come i bambini che quando finisci la fiaba della buonanotte ti chiedono di ricominciare daccapo, i lettori di questo secolo vogliono leggere solo ciò che già sanno, su cui già hanno opinioni, solo ciò che permette loro di sciorinare quelle tre o quattro nozioni in loro possesso. È passata una settimana da quando Assia Neumann ha scritto su Linkiesta dell’“Ortodissea” e sulla pagina Facebook del giornale, sotto l’articolo, ci sono milleduecento Vongola75 che ci spiegano l’importanza della filologia. Un paese devastato dal liceo classico, mica dai toscani.

Ma si possono ancora trovare tagli nuovi e sempre più deliranti. Il Guardian pubblica un pezzo in cui Catherine Shoard sostiene che la ragione per cui le critiche sono compattamente a favore di Nolan è che i critici sono tutti maschi e che le donne sono terrorizzate perché se critichi un suo film i maschi suoi fan ti aggrediscono (intende: verbalmente).

Catherine, fatti un giro in Italia, dove Mariarosa Mancuso (femmina) ha pubblicato (sul Foglio) una tirata contro Francesco Piccolo (maschio) che se la metti su Google Translate viene tradotta con «tu l’Odissea me la lasci stare capitoooo». Tutto perché Piccolo, su Repubblica, aveva osato usare l’espediente retorico di dirsi scisso tra un sé che pensava «è una cazzata» e uno che pensava «è bellissimo». Tu cazzata a Nolan non glielo dici capitoooo.

Il Washington Post in compenso sostiene che “L’Odissea” sarà la lettura dell’estate degli americani, ritenendo rappresentativo un club del libro fatto da sei amiche che lo stanno leggendo (i giornali sono fondati su: ho il numero di una che).

E buttando anche lì l’ambigua affermazione del milione di copie superato nel 2026, non si capisce se da quando è uscita la nuova traduzione (quella fatta da Emily Wilson nel 2017, alla quale si è appoggiato Nolan), e quindi in nove anni, o in soli sei mesi – ma è comunque tanto. Per capirci: in Italia sono state vendute ventimila copie dell’“Odissea” da gennaio alla scorsa settimana. Un milione di americani negli ultimi sei mesi o nove anni hanno letto un poema greco?

Vero che Emily Wilson l’ha modernizzato molto, e che l’incipit è diventato «Parlami, o musa, di un uomo complicato», e che per quanto questo linguaggio da pagina di psicologia di Instagram faccia raccapricciare qualunque europeo è probabilmente questo l’unico modo di vendere roba di tremila anni fa agli americani: far parlare i personaggi in lingua post-freudiana (chissà se «You lucky bastard» Christopher l’ha arrubbato a Emily). Tuttavia, un milione prima dell’uscita del film continua a sembrarmi una stima un filo eccessiva.

C’è, però, una chiave di lettura che non ho ancora visto in giro, e che mi sarei aspettata di trovare sui giornali italiani. Forse prima devono vedere il film Matteo Salvini o qualche suo consigliere, e poi l’interpretazione arriverà, è impossibile non arrivi, è fisiologica, i giornali sono pronti ad accoglierla e a farci pagine estive di gran sollucchero.

Sì, Christopher Nolan ha messo intenzionalmente in scena un Ulisse con preoccupazioni postmoderne da sincero democratico, non bisogna ingannare nessuno, non bisogna cacciare lo straniero, bisogna accogliere il diverso, bisogna fare largo ai giovani e togliersi dai coglioni di Itaca dopo averci messo vent’anni a tornare. Ma.

Ma c’era una parte di “Odissea” che proprio non poteva eliminare, che proprio non poteva non esserci, e quella parte risuona nell’attualità italiana in un modo che, se solo i politici troveranno un biglietto per i cinema pienissimi, non potrà che parlarsi tantissimo con certe polemiche nostre.

Ulisse torna a casa, la trova piena di Proci che si vogliono sposare con sua moglie e arrubbarsi il trono – oltretutto senza gran dolo: non hanno ragione di crederlo vivo. Torna travestito, tipo mascherina di Paperinik che lo rende irriconoscibile, e svela la propria identità solo al figlio. E poi, il Bruce Willis in “Die Hard” di questa generazione, li fa fuori tutti. Nonostante loro siano decine e lui uno. Nonostante lui abbia un arco con le frecce che non è esattamente un mitra. (Per tutto il tempo in cui Robert Pattinson, Antinoo, si nasconde tremebondo, io pensavo: a Matt Damon non è piaciuto “Twilight”).

Ha fatto, pianificando la strage, serrare ai servi le porte dal salone in modo che i poveri Proci non possano fuggire, perché li vuole proprio ammazzare, non vuole liberarsene, non vuole che scappino lasciando lui e la sua signora in pace, non vuole risolvere il problema della loro presenza cacciandoli: vuole ammazzarli, così imparano.

E ora ditemi: arrestereste voi Ulisse, colpevole di aver ucciso estranei che non rappresentavano una minaccia ma che al massimo erano un po’ invadenti e cafoni? Gli dareste voi sedici anni di carcere? All’eroe par excellence nella madre di tutte le epiche?

Certo che no. Se non volevano rischiare la vita, potevano evitare di banchettare nell’anticamera di Penelope. Certo che Ulisse avrebbe potuto dire «Sono tornato, levatevi di torno», ma invece li ammazza.

Ve la sentite di dargli torto? Non fareste una legge per tutelarlo? Ve la sentite di contraddire l’intera storia dell’occidente e della letteratura che da millenni lo considera un eroe? No? E allora che cos’ha Ulisse che il gioielliere non ha? È forse perché preferite sempre i forestieri?

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