Trump torna a gridare ai brogli per preparare la contestazione delle prossime elezioni

Donald Trump è tornato a parlare delle elezioni del 2020. Lo ha fatto con un discorso di venticinque minuti dalla Casa Bianca, in cui ha seminato confusione e sparso disinformazione a più non posso. Il presidente americano ha accusato la Cina di aver interferito nel voto che lo vide sconfitto da Joe Biden, ha sostenuto che il sistema elettorale statunitense sia «catastroficamente» vulnerabile ai brogli e ha ordinato nuove indagini dell’Fbi e delle agenzie di intelligence. Ma i documenti desecretati dalla stessa amministrazione non confermano le accuse più gravi avanzate da Trump. E per molti osservatori il vero obiettivo del discorso è un altro: sta preparando il terreno per mettere in discussione già da ora anche la regolarità delle elezioni di midterm del prossimo autunno.
«Nessun Paese può essere grande senza elezioni giuste e oneste», ha detto Trump, sostenendo che il sistema americano sia «catastroficamente lontano» da quello standard. Il presidente ha parlato di un presunto insabbiamento da parte del cosiddetto deep state, accusando le agenzie di intelligence di aver nascosto informazioni sulle interferenze cinesi e annunciando di aver incaricato Fbi, Cia, Dipartimento di Giustizia e Direzione nazionale dell’intelligence di indagare «su come e perché queste informazioni siano state occultate».
Eppure, sottolinea il New York Times, gli stessi documenti diffusi dalla Casa Bianca «non legittimano le affermazioni più aggressive del presidente». Uno dei rapporti pubblicati dall’amministrazione dice infatti che «i sistemi di conteggio dei voti sarebbero difficili da manipolare su una scala tale da compromettere i risultati elettorali». Un altro conferma che la Cina aveva raccolto dati sugli elettori americani, ma soprattutto per orientare campagne di influenza e non per alterare il conteggio dei voti. Persino John Solomon, il consigliere della Casa Bianca incaricato della declassificazione dei documenti, ha ammesso che non esistono prove che governi stranieri abbiano modificato i risultati delle ultime tre elezioni presidenziali.
Nel suo intervento – apparentemente delirante, più probabilmente oritentato su obiettivi precisi – Trump ha insistito soprattutto sulla Cina, citata una ventina di volte, accusandola di aver cercato di impedirgli la rielezione. E ha quasi ignorato la Russia, che compare solo di sfuggita nel discorso. Una scelta non casuale, osserva ancora il New York Times: le agenzie di intelligence americane hanno concluso da tempo che Pechino cercò soprattutto di influenzare l’opinione pubblica, mentre fu Mosca a condurre la campagna di interferenza più estesa nelle elezioni del 2016.
Per il quotidiano americano, però, il significato politico del discorso va oltre le accuse sulle elezioni del 2020. Nell’analisi firmata da Peter Baker, Trump appare determinato non solo a riscrivere la propria sconfitta contro Joe Biden, ma anche a portarsi avanti in vista delle elezioni di midterm di novembre. Il messaggio che il presidente vuole lasciare agli elettori, scrive Baker, è semplice: «Non sono un perdente». E se i repubblicani dovessero uscire sconfitti dalle urne, anche quel risultato potrebbe essere presentato come non legittimo.
«Sembra un po’ il capitano Achab di Moby Dick: è completamente fissato con l’idea di non aver perso le elezioni del 2020», dice al New York Times Trevor Potter, ex presidente repubblicano della Federal Election Commission. Dello stesso avviso è Pippa Norris, politologa di Harvard ed esperta di integrità elettorale, secondo cui «è l’approccio tipico dei leader populisti autoritari: mettere in dubbio le regole del gioco quando temono di perdere consenso».
L'articolo Trump torna a gridare ai brogli per preparare la contestazione delle prossime elezioni proviene da Linkiesta.it.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)