Noleggio auto da record, ma ora pesa il nodo elettrico
Il Rapporto ANIASA fotografa un settore in crescita, tra record del lungo termine, crisi del car sharing e timori sulle quote elettriche.
Il noleggio veicoli continua a guadagnare peso dentro il mercato automotive italiano, in una fase in cui l’auto nuova fatica a ritrovare slancio e le aziende rinviano molte decisioni di acquisto. Il dato più significativo emerso dal 25° Rapporto ANIASA è questo: il settore ha raggiunto nel 2025 un giro d’affari di 17 miliardi di euro, una flotta di 1,5 milioni di veicoli e oltre un terzo delle immatricolazioni nazionali, pari al 34% del mercato. Numeri che confermano come il noleggio sia ormai uno degli snodi centrali per il rinnovo del parco circolante, per la mobilità aziendale e per l’offerta turistica nelle città e negli aeroporti.
La crescita non cancella però le tensioni che attraversano il comparto. Il quadro fiscale resta penalizzante per le imprese clienti, mentre all’orizzonte si profila il possibile recepimento di quote obbligatorie europee di auto elettriche per flotte aziendali e società di noleggio. Secondo ANIASA, un obbligo troppo rigido rischierebbe di ottenere l’effetto opposto rispetto a quello dichiarato: meno investimenti, rinnovi rinviati, flotte più vecchie e un rallentamento della transizione energetica.
Nel 2025 il settore ha immatricolato 526.500 veicoli, in aumento dell’11% rispetto all’anno precedente. In un mercato auto complessivamente stagnante, il noleggio si conferma quindi una leva industriale decisiva: sostiene le case automobilistiche, accelera il ricambio delle vetture e mette in circolazione mezzi mediamente più giovani rispetto al parco nazionale, che in Italia supera ancora i tredici anni di età media. La flotta a noleggio, invece, si rinnova in circa quattro anni, con effetti diretti su sicurezza, emissioni e qualità del servizio.
Il noleggio a breve termine ha chiuso il 2025 con segnali positivi ma non uniformi. Il fatturato è salito a 1,6 miliardi di euro, con una crescita del 6,4%, mentre i noleggi hanno sfiorato quota 5 milioni. Le immatricolazioni sono aumentate dell’8,4%, ma i giorni complessivi di utilizzo sono rimasti stabili a 38 milioni e la durata media dei contratti si è ridotta. È un segnale importante: il mercato si muove, ma il modello operativo resta sotto pressione, tra stagionalità, costi e necessità di garantire disponibilità nei picchi turistici.
A spingere il breve termine sono soprattutto gli aeroporti, che valgono ormai il 60% del business e hanno registrato una crescita dell’11%. È qui che il noleggio conferma il proprio ruolo nella filiera del turismo, in particolare per collegare scali, città d’arte, località costiere e centri minori non sempre serviti in modo efficiente dal trasporto pubblico. Crescono anche i clienti diretti, arrivati al 34% del totale, mentre i broker restano una componente rilevante per sostenere i volumi, con una quota del 31%.
Ancora più strutturale appare la crescita del noleggio a lungo termine, che ha raggiunto nuovi massimi storici. Il fatturato ha superato i 13 miliardi di euro, la flotta è arrivata a 1,3 milioni di veicoli e le immatricolazioni sono salite a 411 mila unità, con un incremento del 10%. Il lungo termine vale ormai il 24% del mercato auto nazionale, una quota che racconta il cambio di paradigma in corso: per aziende e privati, l’uso del veicolo sta diventando sempre più spesso un’alternativa alla proprietà.
Il fenomeno riguarda anche i clienti privati, cresciuti a 185 mila, con un aumento del 4%. È un dato da leggere non solo in chiave commerciale, ma culturale. Canoni certi, servizi inclusi, manutenzione programmata e minore esposizione al valore residuo rendono il noleggio una formula sempre più comprensibile anche fuori dal perimetro delle grandi flotte aziendali. Parallelamente cambiano le alimentazioni: il diesel continua a perdere terreno, scendendo al 28% delle immatricolazioni, mentre elettrico e plug-in hybrid raggiungono insieme il 20%. I contratti si allungano: il 78% supera i 36 mesi.
Il quadro è molto diverso per il car sharing, oggi il segmento più fragile dell’intero ecosistema. Dopo anni di investimenti, il modello non ha raggiunto l’equilibrio economico e paga la combinazione di costi operativi elevati, furti, usi impropri, sanzioni, fiscalità sfavorevole e scarso coordinamento con gli enti locali. I noleggi sono crollati dagli oltre 13 milioni del 2019 a meno di 4 milioni, mentre la flotta si è ridotta di oltre il 70% rispetto al periodo pre-pandemia. Senza un quadro nazionale più chiaro e una fiscalità coerente con il ruolo urbano del servizio, il car sharing rischia di uscire dalla mobilità quotidiana proprio quando le città avrebbero bisogno di alternative all’auto privata.
I primi tre mesi del 2026 confermano la crescita del lungo termine, ma segnalano anche un rallentamento. Il fatturato è aumentato del 5,6% e la flotta ha raggiunto 1.337.000 veicoli, in crescita del 3,2%, mentre le immatricolazioni sono scese del 4,3%. A pesare sono soprattutto i rinvii dei rinnovi da parte della clientela aziendale, legati alle nuove regole sul fringe benefit. Nel breve termine, invece, il fatturato è salito del 3,6% e i noleggi dell’1,5%, ma i giorni di utilizzo sono diminuiti del 3% e la flotta del 2,5%, a fronte di immatricolazioni in forte aumento.
Un altro elemento da monitorare è l’avanzata dei brand cinesi. Nel primo trimestre 2026 le vetture di marchi cinesi hanno raggiunto il 12,4% delle immatricolazioni del noleggio, con un’incidenza ancora più marcata nel breve termine, dove una vettura su cinque arriva dalla Cina. È un passaggio rilevante per la filiera: il noleggio, per volumi e rapidità di rotazione, può diventare una porta d’ingresso strategica per nuovi costruttori, soprattutto se competitivi su prezzo, dotazioni e disponibilità di prodotto.
Il nodo politico resta però la transizione elettrica. Il presidente ANIASA Italo Folonari chiede un intervento sulla fiscalità dell’auto aziendale nell’ambito dell’attuazione della Legge Delega per la riforma tributaria, oltre all’IVA agevolata al 10% per i noleggi a breve termine con finalità turistiche e per il car sharing. La preoccupazione maggiore riguarda le ipotesi europee di quote obbligatorie di elettrico: 45% delle immatricolazioni al 2030 e 80% al 2035 per flotte e noleggiatori. Secondo l’associazione, senza infrastrutture adeguate e senza sostenibilità economica, il rischio è che le aziende ritardino il rinnovo dei veicoli, con ricadute su turismo, imprese, mercato dell’usato e decarbonizzazione.
La fotografia del Rapporto ANIASA è quindi doppia. Da un lato il noleggio è ormai una colonna del mercato automotive italiano, capace di sostenere immatricolazioni, servizi e mobilità. Dall’altro, la sua crescita dipenderà dalla capacità del legislatore di non trasformare la transizione ecologica in un vincolo amministrativo scollegato dalla realtà industriale, fiscale e infrastrutturale del Paese.
In Breve
- Rapporto: 25ª edizione Rapporto ANIASA
- Giro d’affari 2025: 17 miliardi di euro
- Flotta totale: 1,5 milioni di veicoli
- Immatricolazioni 2025: 526.500, +11% sul 2024
- Quota sul mercato nazionale: 34%
- Breve termine: 1,6 miliardi di euro di fatturato, +6,4%
- Lungo termine: oltre 13 miliardi di euro di fatturato
- Flotta lungo termine: 1,3 milioni di veicoli
- Immatricolazioni lungo termine: 411 mila, +10%
- Car sharing: meno di 4 milioni di noleggi, flotta -70% sul pre-pandemia
- Primo trimestre 2026: flotta lungo termine a 1.337.000 veicoli
- Brand cinesi: 12,4% delle immatricolazioni nel noleggio
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