Non basta essere giovani per essere pronti: a Varsavia la destra europea prepara i leader di domani

12 Luglio 2026 - 18:50
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Non basta essere giovani per essere pronti: a Varsavia la destra europea prepara i leader di domani

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L’Europa non può più permettersi il lusso di restare a guardare. Mentre gli Stati Uniti ridefiniscono le proprie priorità globali e la Cina avanza su tecnologia, commercio, energia e influenza strategica, il Vecchio continente rischia di restare fermo al punto di partenza: abbastanza grande per subire le conseguenze dei mutamenti internazionali, non sempre abbastanza rapido per orientarli.

È la contraddizione europea di questi anni: produrre regole senza produrre forza, evocare l’autonomia strategica senza sciogliere il nodo della dipendenza, parlare molto di futuro mentre la formazione di chi dovrà governarlo resta troppo spesso affidata all’improvvisazione.

A Varsavia, nel giro di pochi giorni, questo nodo è tornato al centro di due appuntamenti consecutivi. Prima l’European Leader Lab del partito dei Conservatori e riformisti europei, pensato per trasformare una rete generazionale in una futura classe dirigente conservatrice. Poi l’Eu Local Dialogue promosso nell’ambito del Comitato europeo delle Regioni, dedicato al rapporto tra giovani, partecipazione democratica e leadership locale. Due formati diversi, lo stesso punto politico: non basta chiedersi cosa diranno i giovani domani, bisogna capire come prepararli all’oggi.


Perché il ricambio anagrafico, da solo, non genera leadership. La politica non passa di mano come un’eredità. Si apprende, si conquista, si vive. E l’Europa delle nazioni resta una formula incompiuta se quelle nazioni non formano uomini e donne capaci di difenderne identità, libertà, sicurezza e interesse pubblico. 

Morawiecki riparte dalla famiglia

Mateusz Morawiecki ha collocato il primo tassello dove molti, nella grigia Bruxelles, non penserebbero di cercarlo: nella famiglia. Nel messaggio inviato ai partecipanti, l’ex presidente del Consiglio polacco, oggi presidente dell’Ecr party, ha ricordato che «la famiglia è il fondamento di una società forte», il luogo in cui si imparano «responsabilità, solidarietà e rispetto», cioè i valori che hanno plasmato la civiltà europea per generazioni.


Non una formula di circostanza, ma un criterio politico. Per Morawiecki, il destino del continente non dipenderà soltanto «dalla sicurezza e dalla forza economica», ma anche da «famiglie forti, comunità resilienti» e dalla possibilità per i giovani «di guardare al futuro con fiducia».

È una gerarchia che dice molto. Prima dei regolamenti ci sono i legami. Prima dei parlamenti ci sono le comunità reali. Prima dei diritti proclamati ci sono responsabilità apprese, trasmesse, praticate. In un’Europa che spesso ragiona come se la società fosse soltanto una somma di individui amministrabili, il richiamo alla famiglia è una correzione di rotta.

Esempi che fanno storia

Antonio Giordano, deputato di Fratelli d’Italia e Segretario generale del partito dei Conservatori, ha scelto un’altra strada: ha portato esempi. Giovani che non hanno aspettato il permesso della storia per cominciare. Il primo è Mykhailo Fedorov, ministro ucraino della Trasformazione digitale a 28 anni. «Molti pensavano che fosse troppo giovane», ha ricordato Giordano. Ma Fedorov non si è fermato davanti all’età: ha costruito strumenti, connessioni, una rete tra istituzioni, competenze e innovazione.

Poi il caso italiano, con Giorgia Meloni: vicepresidente della Camera a 29 anni, ministro della Gioventù a 31, presidente del Consiglio a 45. Anche qui il dato anagrafico è solo la superficie. La sostanza è un’altra: «In politica il tempo non si misura dall’età. Si misura da quanto presto si comincia a prepararsi».

Insomma, la giovinezza non è una medaglia da esibire, né un credito automatico da riscuotere. «È un’opportunità», ha scandito Giordano. Opportunità di studiare, lavorare, sbagliare, costruire, agire. «La fortuna è ciò che accade quando la preparazione incontra l’occasione».

L’Europa riparte dai territori

A riportare il discorso sul piano territoriale ci ha pensato Jacopo Piccinetti, segretario generale del gruppo Ecr al Comitato europeo delle Regioni. «La sicurezza dei cittadini e la difesa delle comunità locali sono state al centro degli Ecr Study Days», ha sottolineato, ricordando il confronto tra leader locali e regionali riuniti nella capitale polacca. Al centro, le sfide dell’attuale contesto geopolitico: sicurezza interna, confini europei, contrasto all’immigrazione illegale, coesione sociale. In questa cornice, ha argomentato Piccinetti, le autorità locali e regionali hanno un ruolo decisivo nel garantire «stabilità, resilienza e fiducia nelle istituzioni». Dunque, «per costruire comunità più forti e sicure è essenziale offrire ai giovani opportunità concrete e una prospettiva positiva», rafforzando il senso di responsabilità civica.

Il tempo della destra europea

«La formazione politica è sempre stata una vocazione della destra italiana e del mondo conservatore europeo», ha spiegato poi Maicol Busilacchi, segretario internazionale di Gioventù Nazionale. Una vocazione che ha tenuto insieme comunità e militanza anche nei decenni della minoranza culturale, ma che a un certo punto è stata considerata quasi un automatismo.

Errore. «Per troppi anni l’abbiamo data per scontata, come se una classe dirigente si formasse da sola. Non è così». Il conto, secondo Busilacchi, è arrivato nelle amministrazioni senza quadri preparati e in una generazione costretta a «reimparare da zero cosa significhi avere un’identità politica di cui non vergognarsi». Perché una destra che vince le elezioni ma non forma quadri rischia di consumare consenso senza trasformarlo in governo. Una militanza senza metodo produce entusiasmo, non durata. Un’identità senza competenza resta testimonianza. «Non è più il tempo delle destre nazionali che si guardano da lontano. È il tempo di una generazione conservatrice europea che si riconosce, si organizza e agisce insieme», ha concluso.

Varsavia consegna questa immagine: una generazione chiamata a uscire dal recinto della partecipazione e a misurarsi con il governo delle cose. Non basta esserci. Non basta riconoscersi. Non basta avere ragione nelle diagnosi, se poi altri costruiscono strumenti, reti, linguaggi e istituzioni. La sfida conservatrice europea passa da qui: trasformare appartenenza in metodo, valori in organizzazione, entusiasmo in responsabilità. Il futuro non aspetta chi rivendica spazio. Premia chi arriva pronto a occuparlo. O, per dirla con Zbigniew Herbert: «Bądź wierny Idź». Sii fedele, vai.

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