Nucleare? Ecco quali sono le disponibilità di uranio attuali e future

L'Uranio è un elemento naturale, reperibile in concentrazioni molto basse all'interno della crosta terrestre; l'estrazione mineraria e la raffinazione dell'uranio richiedono una quantità significativa di lavoro ed energia. In natura, quasi tutto l’uranio è U-238; lo 0,72% è costituito da U-235, quello in grado di sostenere una reazione a catena di fissione nucleare; infatti tutte le centrali mondiali usano uranio arricchito al 3-5%.
L’arricchimento dell'uranio è un procedimento piuttosto complesso e costoso, in grado di aumentare la concentrazione dell'isotopo fissile U-235, utilizzato per la
fissione nucleare. La Russia, per mezzo della sua Agenzia Nucleare Rosatom, da sola dispone del 38% della capacità mondiale di arricchimento di uranio; il Paese è un esportatore principale di uranio arricchito verso gli Stati Uniti (un quarto delle sue esportazioni); seguono Canada (28,5%) e Repubblica Popolare Cinese (25,3%). Nel 2024 – come riportato dal Financial Times – l’Europa ha importato il 23 per cento del suo uranio arricchito dalla Russia; Urenco (Netherlands, UK) pesa per circa il 29% e Orano (F) per il 12%.
Le risorse globali mondiali di uranio teoricamente recuperabile assommano a tutt’oggi a circa 7,9 milioni di tonnellate di Uranio (MTU) con prezzo <USD 260/kgU; di esse le risorse recuperabili con prezzo <USD 130/kgU sono solo 5,9 MTU. Occorre precisare che di queste riserve totali, 4.74 MTU sono risorse ragionevolmente certe e 3.16 MTU risorse presunte.
Talvolta viene anche citata la mirabolante quantità di uranio presente negli oceani (4.5 miliardi di tonnellate); malgrado qualche sporadico esperimento scientifico, la sua bassa concentrazione (3 parti per miliardo) e gli eventuali improponibili costi per estrarlo rappresentano una strada di pura fantasia.
Il Kazakistan è oggi di gran lunga il più grande produttore al mondo, con il 43% della produzione globale; seguono, nell’ordine, Canada, Namibia, Australia, Uzbekistan, Russia, Niger, Cina e India; questi nove paesi rappresentano il 99% della produzione mondiale.
Attualmente nel mondo operano 438 reattori nucleari commerciali, con una capacità di generazione netta di 394 GWe, e un consumo attuale di circa 59.000 tonnellate di uranio all'anno. Le proiezioni sulla futura capacità nucleare variano considerevolmente da regione a regione. Si prevede l’aumento maggiore in Cina, Asia centrale e Medio Oriente, nei Paesi che possiedono una filiera nucleare e sono riusciti a costruire reattori più o meno entro i budget e le tempistiche previsti. Dagli attuali 111 GWe essi potrebbero arrivare dunque a 212 GWe o a 354 Gwe in funzione dello scenario di crescita, con un aumento tra il 90% e il 220%. In Europa la capacità nucleare nei paesi non membri dell'UE che possiedono già una filiera nucleare dovrebbe aumentare fino a raggiungere 104/124 Gwe, a seconda dello scenario, mentre in USA le previsioni sono più incerte, variando tra un -18% ad un +31% della capacità rispetto all’attuale.
Globalmente, si prevede che la capacità nucleare mondiale entro il 2050 aumenterà a 574 GWe nello scenario di bassa crescita ed a 900 GWe nello scenario di alta crescita, con un incremento rispetto alla capacità del 2022 rispettivamente tra il 45% e il 130%. Di conseguenza, si prevede che il fabbisogno annuo mondiale di uranio legato ai reattori aumenterà tra circa 90.000 tonnellate di uranio/anno e 142.000 tonnellate di uranio/anno entro il 2050.
Tutti questi dati non sono puri numeri di fantasia, ma derivano dai rapporti congiunti delle Agenzie governative deputate IAEA (International Atomic Energy Agency) e NEA ( e Nuclear Energy Agency).
Le attuali risorse di uranio sono sufficienti a soddisfare anche le proiezioni di domanda più elevate fino al 2050; ciò significa però consumare oltre il 35% delle risorse totali attualmente recuperabili a un costo < 260 USD/kgU.
Oltre il 2050, tuttavia, anche se la capacità nucleare non variasse più e rimanesse ai livelli del 2050, il fabbisogno cumulativo di uranio supererebbe il 100% dell'attuale totale di risorse recuperabili entro l’anno 2080 (in caso di aumento elevato della capacità nucleare) o entro l’anno 2110 (in caso di basso aumento della capacità nucleare).
In definitiva, nel migliore dei casi, c’è ancora uranio fino ad un massimo di 85 anni; i numeri non mentono. Giusto per un facile confronto, il Sole secondo gli astronomi, avrà invece una vita garantita con lo stesso irraggiamento odierno di un miliardo di anni.
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