Nuova diga di Genova, viaggio nel doppio cantiere tra Vado e al largo del porto
Lasciati alle spalle i bacini di Sampierdarena, appena fuori dal porto, lo sguardo incontra un orizzonte nuovo, di ferro e calcestruzzo. È il profilo della nuova diga foranea, che con la posa del ventitreesimo cassone ha raggiunto il suo primo chilometro. Da terra o dalle alture di Genova non si riesce a percepire la complessità di questo cantiere galleggiante in mare aperto. Avvicinandosi, invece, quella che sembra una scogliera riaffiorata dall’acqua si staglia davanti alla prua della nostra piccola imbarcazione. Una volta “all’ombra” del muro in costruzione, il rollio delle onde si fa sempre più dolce. Dall’acqua spuntano i numeri 32 e, poco più sopra, 33. Sembrano i centimetri di un righello, ma in realtà indicano i metri di altezza dell’ultimo cassone appena affondato, un grande palazzo di undici piani che giace invisibile sott’acqua, lungo 67 metri e largo 30. Immaginare la profondità sopra alla quale ci troviamo fa venire quasi le vertigini
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