Omicidio Mollicone, processo d’appello bis: “Serena forse abbandonata nel bosco ancora viva”
Serena Mollicone potrebbe essere stata ancora viva quando fu abbandonata nel boschetto dove fu trovata. E’ l’ipotesi avanzata dall’entomologa forense Paola Magni, rispondendo in video collegamento alle domande della procura generale della Corte d’assise di Roma, durante l’udienza del processo d’appello bis per l’omicidio della 18enne di Arce, in provincia di Frosinone, scomparsa il 1º giugno 2001 e ritrovata morta due giorni dopo.
“È possibile che Serena Mollicone sia stata portata nel boschetto ancora viva e che le mosche abbiano iniziato ad essere interessate al suo corpo prima della morte stessa”, ha affermato l’esperta. In merito all’ipotesi che il sacchetto usato per avvolgere la testa della vittima e la copertura con i rami possano in qualche modo aver ritardato l’accesso delle mosche, la professoressa ha spiegato che “il ritardo avrebbe un effetto importante se il sacchetto fosse molto vicino al collo, se fosse veramente chiuso in modo stretto perché la mosca dovrebbe fare fatica per entrare” e in quel caso “probabilmente avremmo trovato mosche senza ali o ali spezzate all’interno, che non sono visibili in nessuna immagine per quanto ne so”. “Ci sono altre situazioni in cui gli insetti devono mangiare la plastica per entrare all’interno del sacchetto: questo non è successo perché c’era lo spazio sufficiente per entrare. Quindi un limite fisico c’era, ma era minimo. La vegetazione era presente, ma dalle immagini non mi sembrava essere edera velenosa o piante con particolari odori. Quindi un ritardo sì, ma minimo”, ha concluso l’entomologa forense. La prossima udienza è fissata per il 1 luglio.

Medico legale: “Serena morta soffocata per asfissia favorita da trauma”
Serena è morta soffocata. È questo il punto fermo da cui è ripartito, nell’aprile scorso, il processo sull’omicidio di Serena Mollicone, la studentessa di 18 anni, originaria di Arce uccisa nel 2001 e ritrovata senza vita nel bosco di Fontecupa, nel territorio di Fontana Liri, in provincia di Frosinone. A distanza di anni, la cosiddetta superperizia del 2018 è tornata al centro del dibattito processuale in aula, segnando un passaggio fondamentale nel processo d’appello bis davanti alla terza sezione della Corte d’Assise d’Appello di Roma. A illustrarne i contenuti era stata, nell’udienza del 22 aprile, Cristina Cattaneo, medico legale e direttrice del Laboratorio di antropologia e odontologia forense dell’Università di Milano. La sua consulenza, già ritenuta decisiva dagli inquirenti, ricostruisce con rigore scientifico le ultime fasi di vita della giovane. “Sappiamo che Serena Mollicone muore per un’asfissia meccanica facilitata dal trauma cranico – ha spiegato in aula – e questo lo si può dire per i segni sul cuore e per il fatto che è stata trovata con un sacco in testa e il nastro adesivo che copriva le vie aeree”.
Le ferite e la dinamica dell’omicidio
Un quadro che, secondo l’esperta, non esclude una fase precedente di violenza. La consulenza descrive infatti una possibile colluttazione, supportata dalle numerose lesioni riscontrate sul corpo della ragazza. A questa sarebbe seguito un impatto contro una superficie ampia e piana. “Un urto di una certa importanza, si potrebbe dire moderato, che ha creato sanguinamento e rime di frattura, ma non ha sfondato il cranio”, ha aggiunto Cattaneo, sottolineando come tale dinamica sia compatibile anche con una porta, ma non esclusivamente con essa.
Proprio l’ipotesi dell’impatto contro la porta della caserma dei carabinieri di Arce resta uno degli snodi centrali dell’impianto accusatorio. “Non potremo mai dire quanto grave era questo trauma e quindi se Serena sarebbe sopravvissuta e nemmeno quanto tempo è rimasta in vita dopo il trauma”. Un altro elemento affrontato durante l’udienza riguarda la compatibilità tra l’altezza della vittima e la lesione individuata sulla porta della caserma, ritenuta dall’accusa la possibile ‘arma’ del delitto. Secondo Cattaneo, Serena potrebbe essere stata sollevata prima dell’impatto. “Di modi di far del male ne ho visti davvero molti, le variabili sono innumerevoli e non possiamo fermarci a valutare millimetri o centimetri”, ha chiarito mostrando alla Corte alcune slide esplicative.
Gli imputati
Nel corso dell’udienza sono stati esibiti il calco della porzione danneggiata della porta e la ricostruzione del cranio della giovane: due elementi che, secondo la consulenza, risultano compatibili. Un passaggio chiave, perché proprio su questa convergenza si fonda la tesi secondo cui Serena sarebbe stata sbattuta con forza contro quella superficie. Nel processo sono imputati, con l’accusa di concorso in omicidio, l’ex comandante della caserma di Arce Franco Mottola, la moglie Anna Maria e il figlio Marco. In aula era presente soltanto l’ex maresciallo, affiancato dal criminologo Carmelo Lavorino.
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