Crosetto: "Lo scontro Trump-Meloni non influirà sul summit Nato. I rapporti restano solidi"

23 Giugno 2026 - 21:40
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La prossima fermata è Ankara, ma la strada è ancora lunga. Di mezzo ci sono incognite e passaggi intermedi, Macron e probabilmente anche qualche hamburger. In Turchia, in occasione del prossimo vertice Nato del 7-8 luglio, Giorgia Meloni e Donald Trump torneranno a vedersi dopo la crisi diplomatica, la bufera. “Ma i rapporti tra Italia e Stati Uniti restano saldi”, assicura Guido Crosetto al Foglio. La Francia non potrebbe essere un’alternativa? “No, si tratta di relazioni parallele. Mai alternative”. Il ministro della Difesa getta acqua sul fuoco, prova a scacciare i fantasmi e le preoccupazioni (vere e presunte) di ritorsioni americane. Dopo lo scontro Meloni-Trump, è un rischio reale in vista del summit Nato? “Assolutamente no. Non inciderà minimamente, non vedo perché dovrebbe farlo. Si tratta di relazioni tra nazioni, mai tra persone”, risponde Crosetto, ridimensiona. Anche per questo il 2 luglio lascia intendere che – caldo permettendo – sarà a Villa Taverna per celebrare con l’ambasciatore americano Tilman J. Fertitta, l’Independence day: “Se ho tempo volentieri, gli hamburger sono sempre stati buonissimi”. E però dietro agli attacchi di Trump all’Italia, al di là delle foto, potrebbero celarsi altre questioni: l’impegno nella Nato (e in Iran) che Washington vorrebbe maggiore, e senza acrobazie contabili, le spese militari da aumentare. Questioni per cui il titolare della Difesa si spende da tempo, anche contro gli ostacoli nello stesso governo di cui fa parte. Le sue convinzioni sono note – “gli impegni si rispettano” – e soprattutto per Crosetto sono investimenti necessari. “Continuo a dire che Giorgetti sa in maniera chiarissima quali sono le esigenze. E secondo me condividiamo anche le strategie. Poi lui, fa quel che può”. 

Crosetto minimizza, nega le frizioni con il collega del Mef, secondo un copione che si ripete ormai da settimane. E ribadito anche più tardi nel corso della giornata, intervenendo al “Giorno della Verità”, la festa del quotidiano di Belpietro. Quando ha detto anche, parlando dell’aumento delle spese milita dello 0,15 rispetto al pil: “Mi aspetto che nella Finanziaria del prossimo anno l’impegno che ci siamo presi vada avanti”. La mancata uscita dalla procedura d’infrazione non l’ha permesso quest’anno, la prossima volta però bisognerà farsi trovare pronti. Del resto in questi mesi Crosetto ha già dovuto rivedere al ribasso i suoi progetti, nonostante un contesto internazionale sempre complicato ed esigenze di difesa nuove e diverse, alle quali l’Italia secondo il ministro non è preparata. Di qui passano le preoccupazioni nel rapporto con l’alleato americano e i nodi che dovranno essere affrontati in Turchia. Il titolare della Difesa era stato a Washington lo scorso 15 giugno per incontrare Pete Hegseth, il ministro della Guerra, a cui ha assicurato che l’Italia “continuerà a fare la propria parte”. Ci sono stati contatti anche dopo lo scontro Trump-Meloni. Un disimpegno americano dalle basi italiane non dovrebbe essere nei programmi ma al di là dell’oceano si aspettano di più. Il governo ha detto no al Purl, il programma di acquisto di armi dall’America per sostenere Kyiv, “in linea con molte nazioni europee”, spiegano da Palazzo Chigi. Ma è vero anche che ce ne sono altre, appartenenti alla Nato o all’Ue, che vi hanno aderito. Oltre al Canada, per citarne alcun, ci sono la Germania, la Spagna, i Paesi Bassi e la Svezia, che ha impegnato di recente 543 milioni di dollari. Il Purl inoltre è un elemento su cui Trump ha voluto distinguersi dal predecessore Joe Biden nel supporto all’Ucraina. C’è poi la questione Safe che Crosetto vorrebbe attivare, ma è in stallo. Il governo valuta, Giorgetti continua a fare i conti: sui 14,9 miliardi di prestiti agevolati si definirà nelle prossime settimane, ma l’Ue incalza: “Resta solo un mese di tempo per decidere”. Nel frattempo al ministero della Difesa si continua a lavorare, c’è ancora qualche giorno per valutare gli impatti della spesa sul bilancio ma molto di più non si può fare. Si torna sempre al Mef. Così ad Ankara, al vertice Nato, Giorgia Meloni (con Crosetto) si presenterà con un 2,8 per cento di spese militari in programma, ma con uno 0,7 per cento che fa riferimento alle spese di sicurezza interna, dalle capitanerie di porto alle infrastrutture. E non alle questioni prettamente militari e di difesa, quelle per cui continua a battersi Crosetto.

L’obiettivo fissato dal summit Nato dell’Aia di un anno fa era il 5 per cento – 3,5 in armamenti e 1,5 per il resto – entro il 2035. C’è ancora tempo, certo. Ma intanto il bottino, per chi guarda dagli Stati Uniti è magro, dove sono interessati al supporto concreto all’Alleanza atlantica. Crosetto ripete che gli screzi con Trump “non incideranno minimamente”, ma la preoccupazione è lecita. Così come lo è quella di nuove sparate del presidente americano, che in queste ore incontrerà Mark Rutte a Washington (il segretario generale della Nato dovrebbe collegarsi anche al vertice E5 a Berlino, con Meloni). Prima del decisivo appuntamento in Turchia, l’esecutivo è atteso domani da un altro passaggio importante: il primo vertice intergovernativo Italia-Francia ad Antibes. Con l’Eliseo ci sono vari dossier aperti, c’è quello aerospaziale e poi il Libano, il dopo Unifil, a cui Crosetto lavora in sinergia con la Farnesina. Un rapporto più stretto con Emmanuel Macron, secondo vari analisti, potrebbe indicare un’altra strada da perseguire ora che il ponte con Trump pare crollato. Oppure un’alternativa al presidente americano? Non secondo Crosetto: “Si tratta di relazioni parallele. Ma mai alternative”. E in attesa delle risposte di Giorgetti si lavora, con obiettivi diversi, su tutti i fronti.

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