Omicidio Villetta Di Negro: sempre più gravi le condizioni dell’assassino

Genova. Peggiorano le condizioni di salute di Cisse Camara, il cittadino senegalese di 42 anni che la mattina di sabato 30 maggio ha ucciso Pietro Alberto Paolo Signor, 48 anni, nel parco di Villetta Di Negro.
L’ospedale San Martino, dove Camara è stato portato subito dopo il delitto in piena crisi psicomotoria, ha reso noto che l’uomo è stato trasferito dalla Rianimazione del primo piano del pronto soccorso alla Rianimazione M3, diretta dal professor Nicolò Patroniti, riservata ai casi più gravi. Dal 30 maggio non ha mai ripreso conoscenza: intubato e sedato, quando è arrivato in ospedale aveva anche la polmonite.
Omicidio Villetta Di Negro: il movente resta un mistero
Che cosa sia davvero accaduto a Villetta Di Negro sabato 30 maggio resta ancora un mistero. Camara e Signor quella mattina erano insieme dall’alba, e sono arrivati insieme al parco. Le telecamere di sorveglianza li inquadrano mentre imboccano i vialetti, e hanno ripreso anche la terribile scena dell’omicidio: dopo una breve discussione, all’apparenza calma, Camara ha colpito Signor con un coccio di bottiglia all’altezza del collo, poi lo ha legato mani e piedi usando gli abiti come corde di fortuna e ha iniziato a trascinarlo verso l’uscita del parco. Venti minuti in di orrore immortalati dagli occhi elettronici. Il movente però resta sconosciuto.
I funerali di Signor si sono celebrati nella basilica dell’Annunziata, dove è arrivato il fratello Andrea Maria Pietro. In chiesa anche i volontari delle associazioni di strada che lo conoscevano, gli operatori sanitari del reparto di cardiologia dove era stato ricoverato e tanti amici. Alcuni di loro hanno parlato di un rapporto tra vittima e assassino che andava avanti da tempo: “Sono certa che non hanno litigato per la droga o per le donne – aveva spiegato un’amica – L’unica cosa che so è che non dormiva di notte. Ho tanta paura che gli sia venuto un colpo alla testa. Veramente non ha senso, si conoscevano da anni. Le treccine che che aveva in testa gliele aveva fatte lui la sera prima, non riesco a capire”.
A oggi l’unico che potrebbe fare chiarezza sull’accaduto resta incosciente in un letto d’ospedale. Mai interrogato, non è riuscito a parlare neanche con il suo legale, l’avvocato Filippo Guiglia. A fiaccarlo non è soltanto l’abuso di stupefacenti, ma una polmonite non curate di cui soffriva da diverso tempo.
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