Ortigia senz’acqua da 5 giorni, il Comitato attacca: “servono investimenti urgenti”
“Siamo al quinto giorno consecutivo di mancanza d’acqua in buona parte delle abitazioni di Ortigia. Aretusacque non riesce ancora a risolvere il problema tecnico, lasciando ancora nel più profondo disagio molte famiglie residenti e dimostrando che non è un semplice guasto ma una rottura dell’impianto molto più seria e strutturale che non sono capaci di risolvere. La mancanza d’acqua si concentra (82% dei casi segnalati) nella parte sud dell’isola, quella in cui cresce l’altezza orografica e la pressione resta insufficiente”.
Così Davide Biondini, portavoce del comitato Ortigia Cittadinanza Resistente
“È legittimo quindi chiedere: quali sono gli investimenti urgenti programmati dal nuovo gestore? Con quali risorse? In quali tempi? Il Piano Economico Finanziario 2024-2053 di Aretusacque, asseverato ai sensi dell’art. 34, comma 20, D.L. 179/2012 e pubblicato sul sito della Regione Siciliana, appare formalmente sostenibile sull’arco trentennale considerato, ma non dimostra una reale capacità di anticipare gli investimenti necessari su una rete idrica che presenta dispersioni fino al 67% in alcuni Comuni e che, già da fine marzo, sta producendo gravissimi disservizi, specialmente nel centro storico di Siracusa. – afferma Biondini – Una rete in queste condizioni richiede interventi rapidi, massicci, territorialmente individuati e coperti sin dall’avvio della nuova gestione.
Il PEF, invece, evidenzia una dinamica degli investimenti sostanzialmente lineare: circa 12,2 milioni di euro l’anno per trent’anni. I 14,3 milioni del primo anno comprendono anche 2,26 milioni per l’acquisizione dei cespiti SIAM: risorse destinate a rilevare l’esistente, non a rinnovare immediatamente la rete o le sue parti più vetuste.
Dai prospetti del PEF emerge che la copertura degli investimenti deriva in larga misura da risorse generate dal servizio stesso: FONI, tariffa, contributi pubblici, autofinanziamento e flussi futuri della gestione. In particolare, il piano espone circa 293 milioni di FONI, componente tariffaria vincolata agli investimenti e pagata dagli utenti in bolletta, e circa 68,5 milioni di contributi pubblici, già ridotti rispetto ai 103 milioni della precedente versione del piano, parallelamente alla riduzione degli investimenti complessivi da 482 a 366 milioni.
In sostanza, la quasi totalità del piano investimenti risulta coperta da tariffa e contributi pubblici. Il socio privato apporta 980 mila euro di capitale per la quota del 49% di Aretusacque e un finanziamento soci di 9 milioni, remunerato al 6% e destinato a essere restituito entro il 2045 con circa 6,7 milioni di interessi.
Questa è la questione centrale: gli investimenti li finanziano gli utenti e la collettività in un arco di tempo lunghissimo, di cui forse i nostri nipoti potranno vederne i benefici, non il partner industriale con capitale proprio proporzionato alla dimensione del fabbisogno. Il PEF non evidenzia un finanziamento bancario o di terzi destinato ad avviare immediatamente gli interventi e ad accelerare l’ammodernamento della rete idrica.
Il problema diventa ancora più rilevante se gli scenari del PEF non dovessero realizzarsi: per es. morosità che non scende dal 15% al 4%, peggioramento dello stato della rete etc. In questi casi occorre sapere chi sia obbligato a coprire il fabbisogno finanziario necessario per gli interventi urgenti. In particolare, occorre verificare se i patti parasociali effettivamente sottoscritti tra socio pubblico e socio privato confermino l’obbligo del partner industriale, previsto negli atti di gara, di anticipare le risorse necessarie per gli interventi urgenti, oppure se tale obbligo resti generico e non sufficiente a garantire un reale intervento d’urto sulla rete, al bisogno.”
Il Comitato chiede quindi che ATI Siracusa — a partire dal suo presidente Francesco Italia — e Aretusacque rendano pubblici, in modo chiaro e verificabile:
1. lo stato reale della rete idrica e il valore degli investimenti necessari per riportare l’acqua regolarmente ai rubinetti, subito;
2. gli interventi prioritari da realizzare nei primi 36 mesi, con indicazione delle parti di rete interessate;
3. l’esistenza di patti parasociali definitivi che confermino l’obbligo del socio privato di anticipare la spesa per gli interventi urgenti;
4. gli obiettivi misurabili di riduzione delle dispersioni idriche, con tempi, responsabilità operative e indicatori di verifica.
“Il tema non è se il privato debba guadagnare. In una società mista operativa, la remunerazione del socio privato è fisiologica. Il tema è un altro: se, a fronte di quella remunerazione, il territorio possa contare su risorse immediate, investimenti anticipati, riduzione drastica delle perdite e ripristino regolare dell’acqua ai rubinetti. – conclude Biondini – Allo stato, il PEF non offre risposte sufficienti. Rinvia il risanamento della rete ai flussi futuri della gestione e, quindi, alle bollette dei cittadini. Nel frattempo i residenti sono all’esasperazione”.
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