Pd-M5s-Avs temono Di Battista e la “Cosa rossa”. E rispolverano la patrimoniale
Roma. Il campo si è ristretto. E il timore, adesso, è che possa restringersi anche il bacino elettorale. La “cosa rossa”, a sinistra del blocco Pd-M5s-Avs sta prendendo forma, con una saldatura elettorale tra i contestatori di Potere al Popolo, i sindacalisti di Usb, pezzi di mondo antagonista. E poi è sempre più probabile che Alessandro Di Battista possa tornare in campo, per qualcuno è cosa certa. Sono calcoli che si sommano ai malumori interni alla coalizione, al riemergere delle divisioni sull’Ucraina, con Giuseppe Conte che ieri ha rilanciato sulla non minaccia russa, contro il “folle riarmo”. L’iniziativa programmatica di Napoli si è rivelata un boomerang, ha indebolito le certezze delle opposizioni. E quella di Padova salta. Potrebbe tenersi invece a Roma, causa legge elettorale. E’ in questo quadro che lunedì a Montecitorio, nella Sala Berlinguer, il campo largo tornerà a coprirsi a sinistra, rilanciando sulla patrimoniale.
L’appuntamento è nella sala Berlinguer, quella del gruppo Pd. E il tempismo è curioso. Se non altro perché sul palco di Napoli l’argomento è stato una sorta di tabù, mentre i contestatori di Potere al popolo, oltre agli insulti, hanno scandito slogan a favore della patrimoniale. Lunedì il campo largo proverà a rimediare, l’occasione sarà la presentazione del libro “Tassare i milionari. Prendere ai ricchi per dare ai poveri”, di Riccardo Staglianò. Un titolo, ma anche un programma politico. A promuovere l’iniziativa, in un parterre tutto al femminile, ci sarà per i dem Cecilia Guerra, economista da sempre attenta a questi temi, Elisabetta Piccolotti per Avs e Chiara Appendino del M5s, nonostante le timidezze di Conte sulla proposta siano note. Non è escluso che possa fare un saluto anche Elly Schlein (che sicuramente l’indomani sarà in Senato per chiudere un convegno sulle relazioni tra Stati Uniti, Europa e sull’intelligenza artificiale organizzato da Francesco Boccia). In ogni caso è un segnale che le tre principali forze di oppozione vogliono mandare anche alla sinistra fuori dal Parlamento, dove sono in atto tutta una serie di movimenti che rischiano di scombinare i conti del campo largo. Perché la “cosa rossa”, il multiforme Vannacci di sinistra si va pian piano organizzando. Potere al Popolo si è già presentato alle elezioni, raccogliendo percentuali di poco superiori all’un per cento, ha stretti rapporti con il sindacato di base Usb, e potrebbe rosicchiare consensi in quel voto di protesta, che al referendum ha votato No. E al quale anche il campo largo, facendo appello alla Costituzione, vorrebbe in qualche misura attingere per scalzare Giorgia Meloni da Palazzo Chigi. Ma non c’è solo questo, perché nei mesi più caldi delle manifestazioni per la Palestina, Usb e Pap hanno dimostrato una certa capacità di mobilitazione, portando in piazza migliaia di persone e intestandosi la battaglia a sostegno di Gaza ancor più dei partiti della sinistra parlamentare. Nello stesso solco si inserisce anche Agorà, il movimento lanciato dal professore Angelo d’Orsi, secondo cui il Pd “è il partito più odiato dai lavoratori”, nonché “il principale referente politico del sistema guerra”. Agorà, che ha trovato il sostegno di personalità come Franco Cardini, Luciano Canfora e Moni Ovadia, punta al Parlamento. E lo stesso potrebbe fare Alessandro Di Battista, con la sua associazione Schierarsi, che sembra sempre più propenso a fare una lista elettorale. Che inevitabilmente potrebbe pescare, oltre ai delusi della politica tradizionale, nel bacino del M5s. Giuseppe Conte, ancora ieri, dopo le polemiche suscitate dalle sue dichiarazioni a Napoli, ha ribadito il suo pensiero: “Non penso che la minaccia numero uno per gli italiani sia la volontà della Russia di invaderci”. Parole che di nuovo hanno provocato la reazione di una parte del Pd, ma anche di Riccardo Magi di +Europa, tutti convinti che il sostegno a Kyiv debba rappresentare una linea rossa invalicabile. Lo pensa anche Matteo Renzi. La sua Italia viva-Casa riformista continua intanto nel suo tour con le primarie delle idee e ieri ha fatto tappa a Genova (con Raffaella Paita c’erano anche Silvia Salis e il dem Giorgio Gori). Anche dalle parti dell’ex premier si lavora al programma, sempre convinto che solo “il centrosinistra unito” possa battere la destra. Ma le interlocuzioni con il resto della coalizione, com’è noto, arriveranno più avanti, al tavolo in programma dopo l’estate. Nel frattempo il campo largo ha deciso di stoppare la seconda iniziativa programmatica, inizialmente prevista il 15 a Padova. Troppo importante la battaglia elettorale: Conte, Schlein, Fratoianni e Bonelli vogliono essere alla Camera dove dal 14 si inizierà a fare sul serio. Per FdI “è una scusa dopo la clamorosa figuraccia. Il sospetto è che qualcuno voglia evitare un altro flop”. Ma fino a ieri sera gli staff del campo largo erano al lavoro per trovare una soluzione alternativa – il 15 o il 16 – a Roma, con piazza Santi Apostoli tra le opzioni più quotate, così da aggiungere ai temi programmatici la sfida alla destra sulla riforma elettorale. Una soluzione d’emergenza, su cui si stavano valutando gli ultimi aspetti organizzativi. D’altra parte – dopo gli annunci, le foto e le contestazioni – rinunciare del tutto all’iniziativa sarebbe un colpo troppo duro per l’immagine del campo largo. Poi forse si ripenserà anche a Padova.
Ruggiero Montenegro
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