Per essere tutti «accesi dalla missione»


«Accesi dalla missione» è il titolo dell’incontro che si terrà sabato 19 settembre, dalle 10 alle 16, presso la parrocchia Santa Maria Nascente e Beato Giovanni Mazzucconi (via Carlo Marx 450, Sesto San Giovanni). Si tratta della prima Assemblea diocesana organizzata dalla Pastorale missionaria per l’anno 2026-27, in collaborazione con le Missionarie dell’Immacolata. L’evento, aperto a tutti i gruppi missionari, le comunità parrocchiali e chiunque sia interessato alla missione, comprende momenti di animazione, preghiera, testimonianze, ma anche musica e canti.
Questa giornata nasce in occasione di due importanti anniversari: il bicentenario della nascita del beato Giovanni Mazzucconi e i 100 anni dall’istituzione della Giornata missionaria mondiale. Perché è importante celebrarla ogni anno? «Perché ricorda l’essenza della nostra fede, quella di essere tutti chiamati a essere in missione – dice suor Antonia Franzini, collaboratrice dell’Ufficio diocesano -. È una dote che riceviamo dal battesimo e che oggi, a maggior ragione in un’epoca di globalizzazione, di tante fragilità e fratture, richiama il significato di essere missionari là dove si è, oppure di partire secondo la propria vocazione. E poi è l’occasione per ricordare tanti missionari che, con una spinta non colonialista, ma evangelizzatrice, sono andati a portare la buona Notizia».
L’Assemblea di sabato sarà vissuta anche nel ricordo del beato Mazzucconi, a 200 anni dalla sua nascita. Quale eredità spirituale ha lasciato alla Chiesa di oggi?
Quando Mazzucconi è partito per Woodlark (isola della Papua Nuova Guinea, ndr) era un giovanissimo missionario, ha avuto la vocazione di formarsi come presbitero non per la terra ambrosiana di cui era originario – visto che era lecchese -, ma per il mondo intero. Questo diventa un messaggio per far scoprire a ogni cristiano, che sia consacrato, prete o laico, la propria vocazione missionaria. È bello ricordare come oggi stia crescendo, anche se un po’ in sordina, il desiderio di tanti giovani di vivere esperienze missionarie, anche limitate nel tempo, come quelle estive.
Attualmente nel mondo sono in corso oltre 100 conflitti. L’esperienza missionaria e l’animazione di tanti gruppi in Diocesi conferma il desiderio di amicizia tra i popoli e di un messaggio di pace per tutti…
Nella storia dell’evangelizzazione molti missionari ambrosiani, ma non solo, si sono fatti non soltanto paladini, ma anche mediatori, e questo accade ancora oggi in tante zone di guerra. Inoltre riescono a mantenere un collegamento con i territori di origine, dove poi nascono associazioni, gruppi missionari e altre realtà che cooperano, non solo per dare un contributo concreto, ma anche per veicolare messaggi e per far conoscere le zone di fragilità che ci sono nel mondo.
L’Arcivescovo, inaugurando il nuovo anno pastorale, ha invitato i fedeli ad «annunciare il Vangelo fuori del tempio». Questo vale anche per i missionari?
In alcune zone del mondo, ma ormai mi permetto di dire anche del nostro mondo, nelle nostre realtà locali, o comunque poco lontane da noi, l’evangelizzazione fuori dal tempio diventa sempre più un’esigenza, perché le chiese si svuotano e i preti diminuiscono. Quindi avere gruppi di persone che si fanno carico del messaggio evangelico e riescono a portarlo nei propri luoghi di lavoro, di scuola, di università, nei luoghi che frequentano è una bella consuetudine.
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