Per un turismo rispettoso e non solo consumatore


Inizia l’estate. L’occasione è propizia per riflettere, ancora una volta, sul turismo come risorsa preziosa. La quale porta con sé, però, anche interrogativi sulla sostenibilità e sulla qualità della vita delle comunità locali.
A tal riguardo, monsignor Mario Delpini, Arcivescovo di Milano, ha offerto un punto di vista che va oltre i confini della città ambrosiana, interessando molte realtà europee.
A rischio l’identità
È il caso di riprendere, allora, qualche passaggio del suo Discorso alla Città del 2024 – «Lasciate riposare la terra. Il Giubileo 2025, tempo propizio per una società amica del futuro» – nel quale ha affermato: «La città non è stanca dei turisti, perché desidera essere conosciuta, ammirata per la sua storia e le sue bellezze. La città è stanca dei turisti che l’affollano senza rispetto, che invadono le case con passaggi rapidi e la spopolano di residenti».
Le sue parole chiariscono un punto essenziale: il problema non sono i turisti, ma un modello di turismo che rischia di trasformare la città in un prodotto da consumare rapidamente. Le città vivono di incontri, scambi e relazioni; tuttavia, quando la pressione turistica altera gli equilibri sociali e abitativi, il rischio è quello di perdere l’identità stessa dei luoghi.
No alla cultura della fretta
Delpini richiama anche il valore della contemplazione e della conoscenza: «La città è stanca dei turisti frettolosi che considerano i tesori cittadini solo come oggetti da fotografare invece che come racconti di storia, testimonianza di fede, bellezze da contemplare».
È una critica alla cultura della fretta che spesso caratterizza il nostro tempo. Monumenti, chiese, piazze e quartieri non sono semplicemente attrazioni da immortalare, ma espressioni di una storia e di una comunità.
La questione riguarda Milano come molte altre città europee alle prese con l’overtourism. La sfida è trovare un equilibrio tra accoglienza, sviluppo economico e tutela della vita urbana.
La riflessione dell’Arcivescovo ambrosiano suggerisce una prospettiva chiara: il turismo dovrebbe favorire la conoscenza e il rispetto dei luoghi, non il loro consumo. Una città non è un parco tematico e il turista non è soltanto un cliente. Tra chi arriva e chi accoglie può nascere un incontro capace di generare valore culturale, sociale ed economico per entrambi.
È una riflessione. È un augurio per questo tradizionale tempo estivo che si apre.
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