Delpini ricorda San Escrivà: «Gesù trasforma ogni fallimento in un nuovo inizio»

27 Giugno 2026 - 10:26
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Delpini ricorda San Escrivà: «Gesù trasforma ogni fallimento in un nuovo inizio»
Un momento della celebrazioneUn momento della celebrazione

«In ogni storia c’è anche il fallimento, in ogni vicenda umana ci sono delle obiezioni a quelle esigenze della parola di Dio che sembrano eccessive. Tutti sperimentiamo il peccato, ma quello che Gesù fa non è di rimproverarci, di umiliarci perché non siamo all’altezza. Gesù sale sulla barca e ci accompagna a prendere il largo. Così continua una storia di santità. San José Maria ha sperimentato il fallimento, le difficoltà familiari anche nella scelta di diventare prete, i momenti della desolazione. E che cosa ne è venuto? Non la rinuncia, non lo scoraggiamento, ma un nuovo inizio».

La celebrazione

Nel giorno della festa liturgica del fondatore dell’Opus Dei, san Josemaría Escrivá de Balaguer, a 104 anni dalla sua nascita, nell’anniversario esatto della morte, avvenuta il 26 giugno 1975, e a 24 dalla canonizzazione, l’Arcivescovo, che presiede la celebrazione solenne di memoria e suffragio, ne ricorda il carisma (qui l’omelia). Con quell’invito a non scoraggiarsi, rivolto ai moltissimi fedeli legati alla Prelatura che affollano il Duomo, come ogni anno in questa occasione, che fu proprio del Santo.

A portare il ringraziamento e il saluto al vescovo Mario è don Paolo Arcara, vicario segretario dell’Opus Dei in Italia. «La sua presenza è un dono grande e un segno visibile di quella paternità e sollecitudine pastorale che non manca mai di manifestare nei nostri confronti. Ci impegniamo – sottolinea il Vicario -, come ci ha chiesto, a essere quella presenza di santità nella città di Milano che lei auspica».

Una santità espressa nella vita quotidiana, nel lavoro, nella famiglia, nelle relazioni, così come immaginò il giovane Escrivá che fondò l’Opus Dei nel 1928, a cui l’arcivescovo Delpini chiede di guardare, anche di fronte a quelle «obiezioni e resistenze, difficoltà ed esitazioni che si agitano in ciascuno di noi». 

Le obiezioni e i fallimenti

L’obiezione del realismo che fa dire – «noi non siamo all’altezza, la nostra misura è la mediocrità», l’obiezione legata alla nostra «dignità da difendere prima di ogni altra cosa» e quella della sottovalutazione di sé, confrontandosi con i «fallimenti, le buone intenzioni e buoni propositi smentiti dalla complessità delle situazioni e delle fragilità». Obiezioni che, prosegue monsignor Delpini, «convincono alla rassegnazione, al puntiglio e al risentimento, alla mediocrità».

«Le obiezioni si aggirano anche tra i discepoli di Gesù: può succedere, dunque, che negli anni della giovinezza l’incontro con un testimone affascinante, la lettura di un testo che arriva diritto al cuore, l’esperienza di un gruppo di persone cordiali ed esemplari, una esperienza particolarmente intensa di preghiera abbiano creato uno slancio emotivo. Di lì poi è venuto un discernimento che ha tradotto lo slancio di una scelta che ha segnato la vita, fino alla speciale consacrazione o alla formale decisione di appartenenza a una forma di vita cristiana come all’Opus Dei. Ma è possibile che i giorni dello slancio siano passati, il fervore si sia intiepidito, dagli altri sono venute anche delusioni e mortificazioni: si è aperto anche tra i consacrati la fessura in cui entrano le obiezioni, quelle ricordate e forse anche altre».

La fiducia nel Signore

Da qui l’invito ad andare avanti con fiducia e rinnovata speranza nel Signore, riscoprendo ciascuno la propria vocazione nel mondo, come voleva il fondatore. «Gesù visita il fallimento e rivela che si tratta di un nuovo inizio. Il pescatore fallito è chiamato a diventare pescatore di uomini. Gesù è accanto a noi nel cammino sulle strade della città».

Così anche le obiezioni «possono trasfigurare la vita», conclude l’Arcivescovo citando un famoso passo tratto da “Cammino” di san Josemaría. «E tu non ti rallegri se scopri, nel tuo percorso abituale per le vie della città, un altro tabernacolo?».  

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