Peter Thiel e l’uomo eterno

26 Giugno 2026 - 05:30
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Peter Thiel e l’uomo eterno

Ma quale “bella morte”? Il concetto è fuori discussione, se sei Peter Thiel – l’imprenditore fondatore di PayPal e Palantir, il primo investitore in Facebook e il principale sostenitore di Donald Trump tra gli oligarchi della Silicon Valley – e se hai il terrore di non avere a disposizione abbastanza tempo per cambiare faccia al mondo, secondo le linee-guida che poco alla volta hanno preso forma nella parte posteriore del tuo cervello. Per la maggior parte degli esseri umani, la morte è un dato di fatto, unica incontrovertibile certezza. Per Thiel, è un errore di programmazione. Un bug nel codice sorgente della biologia, che non solo può, ma deve essere corretto. Non c’è nulla di naturale nell’accettare il declino, secondo lui, solo una rassegnazione collettiva che chiama «ideologia della mortalità». La sua crociata contro la fine della vita non è un capriccio da miliardario annoiato, è l’applicazione coerente della sua visione del mondo: se il governo è inefficiente, bisogna fondare una nazione deregolata in mare aperto (Seasteading); se il sistema bancario è lento, crei PayPal o ti converti ai Bitcoin; se Dio ha deciso che devi morire, licenzi Dio e finanzi l’ingegneria genetica. La visione di Thiel è anti-storica. La storia è fatta di cicli e lui pensa che l’Occidente abbia smesso di progredire perché ha smesso di credere nei miracoli tecnologici. Accettare la morte significa avere fiducia in chi verrà dopo di noi. E lui non ce l’ha, questa fiducia. Vuole restare a controllare. La morte –lasciar spazio a un concorrente biologico – è la sconfitta definitiva. E Thiel non gioca per perdere. La longevità, nell’universo thieliano, è l’ultima frontiera del libertarismo: la secessione dal corpo stesso.

Per capire perché Peter Thiel stia investendo milioni per curare la morte, bisogna guardare dentro la sua libreria. La chiave di lettura non è scientifica, ma filosofica. Thiel è un discepolo di René Girard, il filosofo francese della teoria mimetica. Secondo Girard, i desideri umani non sono originali, ma imitati dagli altri, portando inevitabilmente al conflitto e alla violenza, risolti solo tramite il meccanismo del capro espiatorio. Ma c’è un altro aspetto del pensiero di Thiel, influenzato da una lettura peculiare del Cristianesimo: il rifiuto dell’accettazione passiva. In una celebre disputa intellettuale, Thiel si è scagliato contro ciò che definisce «l’approccio edonistico» o stoico alla morte. Mentre Steve Jobs, nel suo famoso discorso a Stanford, definisce la morte «la migliore invenzione della vita», perché permette il ricambio e l’avvento del nuovo, Thiel vede in questa affermazione una resa incondizionata. «La morte è il grande nemico«, ha dichiarato, echeggiando San Paolo («L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte»), spogliandolo però della trascendenza, per farne un problema ingegneristico. Per lui l’accettazione della morte è un fallimento dell’immaginazione occidentale: abbiamo smesso di sognare viaggi su Marte per concentrarci sulle app di delivery e sui social network («Volevamo macchine volanti, abbiamo avuto 140 caratteri»). La stasi tecnologica e la stasi biologica sono facce della stessa medaglia: una società che non cresce, invecchia e muore.

Non si tratta solo di teoria. Thiel ha messo i soldi dove mette la filosofia, diventando uno dei primi sostenitori della SENS Research Foundation (Strategies for Engineered Negligible Senescence). E qui entra in scena Aubrey de Grey, gerontologo britannico che somiglia a un profeta dell’Antico Testamento prestato all’informatica. De Grey sostiene che l’invecchiamento sia l’accumulo di danni a livello cellulare e molecolare che il corpo non riesce a riparare abbastanza velocemente. Tesi brutale, nella sua semplicità: se ripari i danni più velocemente di quanto si accumulino, vivi per sempre. Thiel ha donato milioni alla fondazione di de Grey quando questi veniva trattato da ciarlatano dalla medicina della longevità tradizionale: «Peter è stato il primo a dire: questa non è fantascienza, è piuttosto un problema di manutenzione», racconta de Grey.

Attraverso il Founders Fund, il veicolo d’investimento di cui è la guida, Thiel ha scommesso anche su Unity Biotechnology, un’azienda che si è specializzata nell’eliminazione delle cellule senescenti, le cosiddette cellule zombie che smettono di dividersi ma non muoiono, intossicando quelle vicine. L’obiettivo non solo è vivere fino a 120 anni, ma arrivarci dentro al corpo di un trentenne. Altri soldi Thiel li ha dati a Halcyon Molecular (fallita, ma il tentativo era audace) per sequenziare il genoma in modo ultra-rapido. E poi c’è la questione del sangue. Qualche anno fa i media si sono scatenati sulle voci, in parte alimentate da un episodio della serie “Silicon Valley”, secondo cui Thiel fosse interessato alla parabiosi, ovvero la trasfusione di plasma da giovani a anziani. In questo caso l’azienda di riferimento era Ambrosia, fondata da Jesse Karmazin, che offriva trasfusioni di sangue di teenager a ottomila dollari l’una. Sebbene Thiel abbia smentito di averlo fatto personalmente («Non sono un vampiro», ha specificato in un’intervista), il suo interesse per la procedura era noto. Gawker, il sito di gossip che Thiel ha successivamente provveduto a distruggere. finanziando la causa legale di Hulk Hogan, l’aveva dipinto come un mostro elitario che s’inoculava la vita rubata ai giovani. L’episodio rivela la percezione pubblica del progetto di Thiel: in ballo non c’è una cura per l’umanità, ma un elisir riservato all’uno per mille della popolazione – o meno. E se la biotecnologia non dovesse offrirgli i risultati auspicati, Thiel ha il suo piano-b: il congelatore. È di pubblico dominio che in Arizona sia iscritto alla Alcor Life Extension Foundation, leader mondiale nella crionica. Per 200mila dollari versati in anticipo, al momento della sua morte legale la testa del cliente (o l’intero corpo, a seconda del pacchetto acquistato) viene vetrificata in azoto liquido, in attesa che la futura tecnologia sia in grado di rianimarla. È la tecno-versione della scommessa di Pascal: se la crionica non funziona, sei comunque morto e i soldi non ti servono; se funziona, hai appena comprato l’eternità. Per un venture capitalist abituato a scommettere su startup rischiose dove una sola riuscita ripaga di cento fallimenti, è una logica condivisibile. Per quanto possa sembrare un investimento asimmetrico, Thiel vede la crionica come il biglietto della lotteria che vale comunque la pena comprare. Ma ciò che rende la sua iniziativa politicamente scorretta è il rifiuto dell’uguaglianza biologica. La morte dovrebbe essere “la livella”, no? Re e accattoni accomunati dallo stesso ultimo respiro. Thiel rompe il patto non scritto. Lavoro, guadagno, pago, pretendo, per restare su toni popolari. E lui può.

Figure, oggi meno lucenti che in passato, come Bill Gates hanno criticato la sua posizione, giudicandola egoistica: «È inaccettabile l’egocentrismo secondo il quale noi ricchi finanziamo ricerche che ci permettano di vivere più a lungo, mentre nel pianeta abbiamo ancora malaria e tubercolosi», ha detto Gates. La replica di Thiel è controintuitiva e tagliente: per lui, risolvere l’invecchiamento risolverebbe a cascata la maggior parte dei costi sanitari globali. Alzheimer, cancro, malattie cardiache, sono tutte manifestazioni del declino cellulare. Curare le singole malattie è come tappare i buchi su una nave che affonda; curando l’invecchiamento si rende lo scafo inaffondabile. Nel saggio “Il Momento Straussiano, Thiel delinea una visione cupa del futuro occidentale, compresso tra il fondamentalismo religioso e un nichilismo laico che non crede più in nulla. La ricerca dell’immortalità diventa l’unico progetto capace di ridare slancio a una civiltà esausta. È il “Nuovo Progetto Manhattan” che, invece di progettare la bomba, costruisce l’uomo eterno. Se Thiel e soci avranno successo, creeranno una casta separata non solo per censo, ma per biologia. Immaginiamo uno scenario in cui l’élite della Silicon Valley si compri 50 o 100 anni di vita extra produttiva. L’accumulo di capitale, esperienza e potere diventerebbe esponenziale. La morte, che oggi è la tassa di successione naturale e il motore del ricambio della classe dirigente, verrebbe abolita.

Ma forse, nonostante i suoi miliardi, c’è qualcosa di umano e di terrorizzato al centro del progetto di Thiel. Dietro la retorica della “soluzione ingegneristica”, s’intravede la paura ancestrale del nulla. Thiel non vuole morire perché crede che il suo lavoro non sia finito, o perché, come molti nella Valley, confonde l’universo con un server: se si spegne, i dati sono persi per sempre. Allora sta cercando di distruggere l’aspetto più stabile della condizione umana: la finitezza. La sua guerra alla morte è l’estremizzazione del capitalismo: la privatizzazione del destino biologico. Se avrà ragione, i libri di storia ne parleranno come del primo uomo che ha potuto decidere di non essere più un uomo. Se avrà torto, sarà solo il ghiacciolo più costoso dell’Arizona.

Questo è un articolo del numero di Linkiesta Magazine 01/26 – “Super Mario per l’Europa”, ordinabile qui.

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